Gelo dentro

Lascia un commento // Scritto il 25 feb 2005 // Personal

Il freddo che c’è fuori non aiuta. Il sole è timido, non basta a riscaldarti le ossa e continui a congelarti. Un anno fa, stessa situazione: gli esami, il freddo, la sensazione di disagio. Poi una notte ti cambia la vita: passata insonne a rigirarsi sul cuscino, con un pensiero che ritorna ogni minuto e che ogni minuto ricacci via, perchè ti lasci dormire. Perchè speri di non pensarci dormendo.
E’ inutile chiedersi perchè succeda, è così e basta. Prima o poi chiunque affronta una situazione così e si pone le stesse domande. Nessuno che scenda mai a dare una risposta: se un Dio c’è, uno qualunque, mai che si sia sprecato per farcelo sapere. Ama lasciarci nel dubbio.
Come il dubbio di quella notte: le coperte ti trasmettono solo altro gelo, ne aggiungi qualcun’altra e ti congeli ancora di più. Non è da fuori che viene il freddo. Ti senti impotente, steso nel letto a tentare di dormire e invece potresti essere in piedi, attivo, pronto a fare qualcosa. Ma puoi fare qualcosa? Forse è per sedare il senso di colpa, forse è perchè se sai di doverci passare la notte con certi pensieri immagini che sia più facile. E di nuovo tornano pensieri che non vorresti. Un altro minuto è passato, non è cambiato altro. Ti copri la testa col cuscino, vorresti essere protetto da ciò che succede e non puoi. I pensieri tornano lo stesso. Le lacrime, quelle sono appena arrivate, ma non bruciano come al solito: ti lasciano solo ancora più gelo sulle guance.
A che scopo alzarsi domani se la fine è sempre la stessa? Non voglio più saperne, lasciatemi in pace. I minuti passano, il gelo aumenta. Poi sorge il sole e quel maledetto pensiero diventa consapevolezza. Ti accorgi che non era una semplice paura, avevi capito ciò che succedeva, nonostante venissi ancora protetto, per lasciare spazio alla speranza fino all’ultimo.
Un anno fa, in queste ore, tutto quello che ti ha portato a lasciarci iniziava. Senza che io ancora capissi bene. Ora mi rimane il rimpianto di non aver goduto completamente quei momenti che ci vedevano insieme, fin da quando ero bambino. Vorrei che potessi tornare, anche solo per un giorno, ma tremo solo a pensare a quanto soffrirei a doverti vedere andare via ancora una volta. Mi manchi e ti voglio bene. Spero che tu lo sappia. Ovunque tu sia.

Metafore e sollevamento pesi

Lascia un commento // Scritto il 24 feb 2005 // Personal

La mia mente e lo studio non sono d’accordo. La prima vorrebbe dedicarsi al ragionamento su piccoli quesiti esistenziali, tipo l’omertà, il secondo vorrebbe che il mio povero cervello si concentri su libri scritti così male che ti verrebbe voglia di farne un cartoccio e farlo ingoiare all’autore, tanto per fargli capire cosa si prova a dover masticare un malloppo di cazzate.

Intanto oggi, mentre camminavo sotto la pioggia maledicendo quella vocina che mi ha sussurrato "cosa prendi l’ombrello, ha smesso di piovere!", ho pensato che il bel tempo è un po’ come l’amore: non solo dura sempre troppo poco (per le tue intenzioni) ma quando ce n’è troppo ti stufi e vorresti un po’ di nuovoloni che portino neve.
Quando i nuovoloni arrivano, ma portano pioggia, ti incazzi solamente ripromettendoti che quando il bel tempo tornerà non te ne perderai un minuto. Tanto sai che non è vero.

Per fortuna che c’è gente che ascolta: delirii, confidenze, incazzature. Fa anche dei sacrifici per farlo. Spero che passi di qui per sapere che la ringrazio. Non solo per la compagnia o per l’aiuto, ma perchè ha fatto qualcosa di speciale: mi ha fatto pensare. Vedere le cose sotto prospettive diverse. Non è da tutti, non è per tutti. Grazie ancora. Ho ricambiato mostrando palazzi sul punto di crollare.

La cosa che ho capito è che il sollevamento pesi non fa per me, ma certe volte è necessario abbattere la pigrizia. Non sempre i pesi li può sollevare qualcun’altro. Evviva le metafore.

Non solo la neve se ne frega

Lascia un commento // Scritto il 23 feb 2005 // Personal

Palestrina non è poi così lontana. Chi sta lì, tra un panino e l’altro, si ritrova non solo sommerso di neve, ma ti convince pure che tra poco a Roma subiremo lo stesso trattamento, portando foto del pupazzo di neve ad alimentare le mie speranze.
Ti piacerebbe, eccome, fare un bel pupazzo di neve, ma l’unico punto dove reperire materiale è il freezer da dove stai tirando fuori il "pranzo del single" per eccellenza, roba da mettere nel microonde senza neanche tirarla fuori dalla scatola. Tempo di cottura cinque minuti, tanto per non aggiungere difficoltà.

Mentre ti affacci alla finestra, sperando che la nevicata arrivi anche da te, non puoi evitare di accorgerti non solo che fa 11 gradi, ma anche che il cielo oggi è più azzurro della nuova maglietta che hai comprato, di cui, tra l’altro, sei molto orgoglioso. Saresti uscito più felice dal negozio se la commessa ti avesse dato il suo numero di telefono, ma intanto ti accontenti di essere salutato quando passi davanti alle vetrine. Sono soddisfazioni anche queste. La neve mi sarebbe piaciuta di più.
Visto che ai vestiti hai ampiamente provveduto, prendi dispense e appunti e vai a studiare dal barbiere pretendendo di farlo mentre attendi il tuo turno: ovviamente lo trovi non solo senza alcun cliente, ma che sta anche leggendo Topolino. Così non solo è contento di fare qualcosa, ma ti lasci pure trascinare (con un certo divertimento) in una discussione sulla F1 moderna, passata, futura e ipotetica. Con buona pace del Francese, che le chiedano a Todt le differenze tra la sua lingua e la nostra.
E’ arrivata sera e le condizioni metereologiche sono stabili, così le speranze di costruire un pupazzo di neve scompaiono.
Lo sapevo io, la neve se ne frega di me. E non solo lei.

Grazie Giorgia

3 Commenti // Scritto il 22 feb 2005 // Personal

E un’altra giornata di studio passa, nella sua quasi interezza. Eppure non è solo lo studio a prendersi il mio tempo: è strano il mio destino, quando decido di mettermi sotto, qualcosa interviene e distoglie la mente da qualsiasi sforzo mnemonico. E ogni parola che leggi diventa una trappola che, paradossalmente, libera i pensieri. E poi ritornare alla realtà diventa ogni volta più difficile, nonostante caffè, snack e sguardi incrociati.

Mi faccio coraggio pensando che Marzo è vicino, ma allo stesso tempo tremo perchè il tempo per prepararsi agli ultimi esami è sempre meno: ho voglia di ricominciare, ma se ne avessi la facoltà riuscirei a essere migliore? Come si suol dire, Tradir[e]Fare… c’è di mezzo il mare, sconosciuto in questo periodo, dove il cielo non splende di sole e d’azzurro e il girasole non sa da che parte rivolgere la faccia.
Chi si sente come me, invece, sembra che sbagli qualsiasi punto del mondo osservi: preferirei stare sveglio un’ora sola, ti vorrei a interrogarmi in soli sessanta minuti caro il mio prof di Francese.
E c’è ancora mare in mezzo ai miei buoni propositi e a ciò che realmente faccio: vedo gente intorno a me essere più attenta, più produttiva, meno sovrappensiero… li vorrei fermare per chidergli "ma tu vivi davvero o vivi di senso del dovere?". Non lo faccio perchè capirebbero che li invidio. Intanto mi immagino come saprei essere più attento, più produttivo e meno sovrappensiero se solo mi interessasse davvero ciò che devo studiare.
Meno male che c’è la musica. Tutta, senza distinzioni. Grazie Giorgia.

A pranzo dallo Tsotsone senza quesiti esistenziali

1 Commento // Scritto il 21 feb 2005 // Personal

Ci sono giornate che iniziano a metà. Con gli occhi semichiusi sbatti su ogni spigolo che malauguratamente incrocia la tua traiettoria e sopporti il male che ti fai solo perchè non hai la forza di sollevare le palpebre completamente.
Ma anche quando ti svegli completamente, o almeno pensi di esserci riuscito, sei abbastanza lucido da capire le persone che ti girano intorno? Attraverso questi quesiti esistenziali, mentre sei a pranzo l’unica idea sensata appare quella di mollare tutto e aprire un bel chiosco su una sperduta spiaggia esotica che, un po’ non far sbagliare pronuncia agli indigeni, un po’ per non rinnegare le tue origini, chiamerai "dallo Tsotsone…". Sotto consiglio di qualcuno che di cibo ne capisce, sopratutto quando c’è da ingerirlo.
Intanto arrivano persone che dovrebbero essere nemiche e non lo dimostrano, persone che sono amiche e non lo dimostrano, persone che, più semplicemente, sono sempre sè stesse ma dotate di un’interessante molteplicità di comportamenti e non dimostrano mai la stessa cosa.

Per fortuna che c’è chi mi regala un cioccolatino ogni tanto. Un bacio! Cosa vuoi dirmi? Azz, un altro quesito esistenziale che mi allontana dal mio chioschetto esotico. Ma per fortuna questo si fa per ridere…

A fine giornata non hai risolto un granchè. Ti ritrovi con un cellulare incadescente per l’utilizzo involontario e frenetico che ne hai fatto, consapevole di aver lasciato scontento chiunque fosse dall’altra parte "del filo". Compresa la spina della corrente che userai per ricaricarlo per un’altra giornata: ma lo spinotto per me dov’è?

Toh, eccone un altro… mi sa che al chioschetto esotico devo proprio rinunciare…

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