Tu bevi

2 Commenti // Scritto il 12 apr 2005 // Personal

Se ogni volta che devi entrare nel tuo blog ci vuole una vita perchè non si carica la pagina, tu bevi. Se ogni canzone che senti ti da la nausea dopo cinque minuti, tu bevi. Se ti senti solo ma non sopporti la compagnia che hai intorno, tu bevi. Se hai i sensi di colpa per aver buttato fuori pista il pilota virtuale di GT4, tu bevi. Se senti per strada il suo profumo e ti incazzi ancora di più, tu bevi e comprati la cioccolata.
Se ti sei rotto le scatole di parecchie cose, bevi due volte. Se lei ti chiama con la voce singhiozzante, finisci la bottiglia. Se pensano che sei astemio, apri pure la seconda.
Se l’unica cosa che ti da l’ispirazione per scrivere è una semi-citazione di un libro che è l’unico rifugio dalla nausea, bevi di nuovo. Se tra sabato e domenica hai speso tutte le energie che ti servivano per la settimana nuova, bevi ancora una volta. Se il cellulare squilla troppe volte per motivi troppo stupidi, tu bevi. Se bevendo ti gira un po’ la testa, tu bevi ancora.
Se la prossima volta che devi uscire di casa piove, bevi. Se piove e devi fare una cosa che non ti va di fare, bevi ancora.
Smetti solo se lei ti chiama di nuovo per venirsi a nascondere da te. Tra tanti, in pochi meritano: lei è tra questi. E poi ha il mio numero speciale.

Delirio… ?

Lascia un commento // Scritto il 09 apr 2005 // Personal

I rapporti personali sono complicati, enigmatici, il più delle volte incomprensibili. Quante volte non riusciamo a spiegarci il significato di un gesto, di una parola, di un comportamento… forse troppe. Forse parlare di più e ricamare di meno potrebbe essere una soluzione: vorrei più rapporti chiari, cristallini. Gente che non prova a immaginare cosa ti passa per la testa ma te lo chiede, se gli interessa.
E quest’ultima cosa non è certo di poca rilevanza: quante volte ci fanno domande alle quali non possiamo, non sappiamo, o più semplicemente non vogliamo dare una risposta? A me capita spesso, ma sono acido.
Domande di cortesia, pensate voi. Io non ne sono così sicuro, credo che sia ammirevole avere attenzioni per qualcuno solo quando hai veramente voglia di avercele. Altrimenti è solo fare fiction, ma è veramente cortese nei confronti del prossimo? Alla fine del discorso, ancora non so il perchè, ma anche se non me ne fregerà niente chiederò "come stai" a tutti quelli che incontrerò.
Tanto già lo so che alle persone a cui tengo davvero non ho bisogno di chiederlo, perchè lo so già.
Se questo blog lo legge qualcuno che mi conosce, e questo qualcuno si sentirà chiedere da me "come stai" la prossima volta che lo vedrò, beh questo qualcuno o mi prenderà a sberle o inizierà a fare dei ricami sul perchè glielo abbia chiesto. E torniamo al punto di partenza.
No, così non si trova la soluzione. Semplifichiamo: come faceva una mia amica (approposito, so che tu vieni a leggere ma non ci vediamo da un po’: come stai?) che elencava le 27 cose da sapere di lei per una convivenza anche limitata ai soli festeggiamenti per l’anno nuovo, anche io ho qualcosa che la gente non sa di me e che, forse, dovrebbe sapere. Ma per prima cosa non riuscirò a fermarmi a 27, poi non risulterò ironico come lei e verrò preso per acido. Ma anche per questo punto siamo già passati.
Meglio far finta di niente e ricominciare: allora, dov’è il problema? Che i rapporti interpersonali sono complicati, e fin qui ci siamo. Ma cosa li rende tali? La mancanza di comunicazione. Timidezza o imbarazzo, forse. O, forse, il fatto che ci riesce più facile fare una domanda di cui non ci interessa la risposta piuttosto che chiedere qualcosa che vorremmo sapere davvero, come se domandando mettessimo in imbarazzo il nostro interlocutore e, facendo domande -per noi- poco interessanti, possiamo in qualche modo metterlo a suo agio. Ma, se ci riconosciamo in quest’ultima frase, perchè domandare? Se pensiamo che porre un interrogativo a una persona cara gli porti imbarazzo, tanto vale non farne, di nessun tipo.
Un vero rompicapo acido, non ve lo aspettavate, eh?

La verità è che nessuno di noi può vivere una vita sola, ma ne vive tante: e in ognuna di queste è una persona diversa, che gli piaccia o no. Il caro vecchio Pirandello. La differenza vera è che ci sono persone che riescono ad avere maschere sempre giuste e persone che di maschera buona ne hanno una sola e se la giocano dove gli pare più giusto. Ecco perchè è difficile amare davvero una persona fino in fondo: è voler bene a tutte le sue maschere, le sue situazioni e il suo modo di affrontarle. Se non riesci a voler bene a qualcuno in maniera, diciamola così, globale, forse non gli vuoi bene davvero, ma vuoi bene solo a una parte, a una maschera. E prima di dirli che gli vuoi bene, dovresti specificare a quale parte ti riferisci. Rapporti cristallini.

Se qualcuno vi dice che "resta così per sempre" vi sta mentendo: la perfezione di un momento non porta la perfezione assoluta. Le cose belle non darebbero così godimento se le avessimo tutti i giorni: la prima volta che siamo usciti da soli di casa, forse per andare a prendere il latte nel bar in fondo alla strada, abbiamo provato una sensazione di indipendenza, libertà, ci siamo sentiti un po’ più grandi. Oggi che da soli ci uscite tutti i giorni, non vi sembra così bello come la prima volta. Ha ragione il Liga, "voglio tornare vergine ogni volta che io ce n’ho voglia". Al di là che non l’avrei messa giù proprio così, a livello grammaticale, però condivido, quando per verginità non intendi solamente quella strettamente sessuale.
Dato per certo che le cose belle, quelle davvero belle, non le apprezziamo fino in fondo se non abbiamo contrapposizioni, è anche vero che per certe cose belle ci vuole tempo.
Alla fine di tutto questo delirio, la certezza è una: non ci sono certezze. Ma c’è sempre un secondo modo di vedere le cose.

Il Nurburgring della verità

2 Commenti // Scritto il 06 apr 2005 // Personal

Uno strano senso di insofferenza, come tante volte. Come tante volte, non ne capisco il motivo e mi arrabbio con me stesso, trasmettendolo all’esterno alle persone che mi circondano.
Mi isolo, lascio che la vita degli altri proceda senza incrociare la mia, solo qualche temporaneo e brevissimo incontro tanto per ricordarsi di essere ancora vivo.
In questi giorni preferisco casa mia, la mia stanza, le mie cose. I contatti col mondo esterno che si limitano a cose che, volendo, potresti ignorare. Mi lascio vincere dalla voglia di staccare completamente il cervello e mi metto a giocare.
Da una stupidaggine così parte la soluzione. Il capire cosa mi rende insofferente col resto del mondo.
Giro e rigiro sul circuito virtuale del vecchio Nurburgring, copia fedelissima, 20 km di asfalto e 170 curve per una sola tornata, un brivido lungo sei minuti. Pure se sei a casa davanti alla TV, quello che fai ti sembra comunque da leggenda, pure se c’è gente che lo fa davvero. Non mi sono mai imparato le piste con facilità, manco quelle di due o tre chilometri. Figurarsi quando sono 20. Giro e rigiro e mando a memoria marcie, velocità, curve e traiettorie. Buche e cordoli, gomme e intermedi.
Capisco cosa mi manca davvero: avere qualcosa di stimolante da conoscere. Mi manca la voglia di alzarmi la mattina per imparare qualcosa che mi piace, devo trovarmi una nuova passione, un foglio bianco da scrivere.
Mi manca la sensazione di quest’estate quando al tramonto mi sono messo a  imparare (si fa per dire) lo skimboard. La soddisfazione ogni volta che ci riuscivo e le cadute ogni volta che sbagliavo. Più le seconde che le prime. Ma sentire fisicamente di apprendere un nuovo gesto, quello faceva bene.
Forse basterebbe anche una nuova conoscenza, una persona con mille particolarità da conoscere, una che ti stimoli a vederla per il fatto di voler sapere di lei quello che non sai. Imparare di nuovo qualcosa. Lasciarsi guidare dall’istinto e riuscire. Sbagliare contento di farlo.
Più vai avanti e più le cose si complicano. Quando conosci qualcosa nella sua quasi interezza, è facile stufarsi ed essere insofferenti. Ho capito tutto.
Da domani mi imparo il Nurburgring. In attesa di qualcosa di meglio.

Intanto il filone "articolo del cavolo con pretesa di risultare simpatico" continua. Visto che è piaciuto, ma che non può andare in veste ufficiale perchè è un po’ troppo spregiudicato, vi lascio il link… sperando che, anche se non conoscete affatto la F1, vi divertiate a leggerlo. Almeno quanto io mi sono divertito a scriverlo.

http://www.racingworld.it/forum/viewtopic.php?t=1564

Complimenti per nulla

Lascia un commento // Scritto il 05 apr 2005 // Personal

Ho tante cose da dire e poco cervello per metterle in fila e dargli un senso. Sono stanco, anche se ho avuto modo di recuperare e ricaricarmi. Non so perchè, è una stanchezza interiore, radicata nel profondo e non viene via tanto facilmente. Nonostante tutto quello che mi circonda.
L’unica cosa che mi tira in piedi sono le mie piccole soddisfazioni quotidiane: come i complimenti per l’ennesimo, coglionissimo, articolo. Un vero capolavoro di cazzeggio, come al solito. Finchè piace. Grazie a tutti coloro che lo hanno letto e mi hanno comunicato pareri. Sopratutto perchè erano buoni, nonostante fossero immeritati.

Oggi il pensiero ricorrente è la radice della sensualità. Continuiamo a discuterne, di cosa ci spinga a considerare qualcosa sexy e qualcos’altro no.
Io di te trovo sexy tutto. Ogni cosa, anche le più stupide. Sopratutto quelle.
Se è vero che fai di tutto per compiacermi, la natura ti dà una mano. La solita fortunella.
Certo che è strano averla così vicina così a lungo. Non sono per niente abituato, è sempre stata questione di ore. Un temporale che ti chiude dentro casa e spazza via tutto con la violenza della sua pioggia. Dove l’unica cosa che fa luce è il suo sorriso e la sua risata. Seppure soffocata in tutti i modi, per non voler rovinare il silenzio e il buio tutto intorno.
Stavolta è diverso, per tanti motivi. Chissenefrega di elencarli tutti. E’ una specie di prima volta, girare per la città con te, uscire di casa, parlare fuori dai soliti posti. Il telefonino non squilla più, nessuno mi cerca per questi giorni. Il caso gioca con me.
Domani parti di nuovo, come al solito. Molto più duro lasciarti andare via stavolta, chissà se iniziavo a crederci. Anche se devo togliermelo dalla testa, perchè so come sei fatta tu e com’è fatta lei. E non posso far altro che ammirare la vostra perfezione. Ancora una volta.

Sacro, profano e FIAT

4 Commenti // Scritto il 03 apr 2005 // Personal

Vorrei poter rilassare la mente senza sentire la parola "Papa". Che mi è dispiaciuto veder morire, ma che mi dispiace ancora di più vedere violentato dalla tv mangiatutto, che è in lutto ma non si oscura, ma lo ostenta con telecronache in diretta dalla camera ardente. Dove chi soffre cerca la prima fila per soffrire meglio.
Il dolore vero è quello che tace. I piccoli dolori urlano per farsi notare, quelli grandi tacciono stupefatti dalla loro stessa gravità.
Non vi spaventate, non è una frase mia. Non tutta, almeno. Però è tutto quello che mi viene in mente. Una giornata di TV monotematica, di oscuramento mediatico del resto del mondo. Le torri gemelle che crollano, i treni spagnoli che scoppiano e lo tsunami che sventra terre già in difficoltà non valgono quanto un Papa anziano e malato che, purtroppo, si spegne. Credo proprio che lui non ne sarebbe contento: un Papa così comunicativo non accetterebbe di sapere che la sera di stragi come quelle americane o spagnole la RAI ha mandato in onda una partita di calcio. Il massimo che siamo riusciti a tirare fuori in quelle occasioni è un lutto nero sulla maglia dei giocatori. Forse il Papa fa più audience, pensano in RAI. Magari hanno pure ragione. Ma, secondo me, a lui non sarebbe piaciuto per niente.

Detto questo, c’è poco altro da dire. Il lavoro fatto "al buio" oggi è stato comunque divertente, un momento di vera frenesia giornalistica. Chissà se a qualcuno ha fatto piacere il nostro sforzo. Io, di mio, mi sono divertito, anche se poi la stanchezza ha avuto il sopravvento.
Mi sono addormentato pensando a lei e ai suoi discorsi. Parla piano e dice cose pesantissime. Uno come me, rimane fermo ad ascoltare. Se mi conoscete un po’, anche più di un po’, sapete di non avermi mai visto così. Se è per questo, non sperate che vi succeda. Non siete abbastanza biondi.
Finalmente si è andati a votare: non ne potevo più della campagna elettorale, del manifesto a tutti i costi, delle cazzate dette per prendere cinque voti in più. E’ brutto sapere che la Politica, con la P maiuscola, sia finita nel cesso un’altra volta. Chissà se vedremo mai un moderno Rattazzi e un moderno Cavour stringersi la mano. Se succede, corro nudo allo stadio.
Magari mi prendono a fare la pubblicità della FIAT.

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