Google consiglia… cancellate questo space

2 Commenti // Scritto il 17 mag 2005 // Personal

Ho scoperto che se cercate Come cancellare il tuo Msn space su Google, la prima pagina che esce è questo blog. Qualche utente aveva deciso di chiudere il suo blog cercando il modo su internet e internet lo ha mandato qui.
Il messaggio, forse, era "se lo tiene aperto lui, puoi farlo anche tu". Potrei anche arrabbiarmi se per SMS non mi fosse arrivata la notizia che, cercando bufale online, sempre su Google, il primo sito che trovate è quello di Forza Italia. Una cosa così bella, quasi quanto la ricerca delle immagini legate alla parola coglione e il primo, straordinario, risultato, non può che farmi perdonare Google.

Tra il serio e il faceto, la giornata dell’improduttività è andata in porto. Picchi giornalieri: la conclusione delle missioni di guida di GT4 e la produzione dell’ennesimo articolo di attualità sulla F1 che nessuno leggerà fino in fondo.
Visto che so come fanno quelli che leggono, ho messo una sola volta la parola Ferrari per complicargli la ricerca della parte che gli interessa. E che, probabilmente, li avrà lasciati delusi.
Ma, tutto sommato, non c’è stato solo questo: ho offerto passaggi in macchina che mi sono costati il posto trovato sotto casa (e chi sa dove abito apprezzerà lo sforzo) e, sopratutto, ho riscoperto il piacere di scoprire musica. Ovvero, ascoltare canzoni mai ascoltate prima. Volontariamente.
Non si tratta di ascoltare la radio, si tratta di andarsele a cercare e sperare di aver visto bene. Sperare che chi le abbia scritte abbia deciso di mettere le note nell’ordine giusto. Questa volta ci sono riusciti i Keane.
Gruppo che non è affatto sconosciuto, che sta passando tantissimo in radio con "This is the last time", forse il motivo principale che mi spinge a mettermi le cuffie e a lasciare che il loro album faccia da colonna sonora ai ricordi che mi va di far passare dalla finestra. La cura migliore contro la monotonia delle giornate dell’improduttività.

Se, dopo questo post, volete cancellare il vostro MSN Space, fatelo. Google consiglia.

JRL

Lascia un commento // Scritto il 16 mag 2005 // Oggi ti consiglio...

La mia limitata capacità di concedere la tanto agognata seconda possibilità è rimasta inalterata. Così arriviamo all’ultima puntata del cambiamento più grosso degli ultimi mesi.
Nei rapporti interpersonali è necessario che sia buona la prima. Ora, visto che la prima non è stata affatto buona ma di far finta di niente non c’ho più voglia, concediamo la seconda o passiamo per il tranquillo giochetto del “facciamo finta che tu sia una qualunque” ?. Da qualche settimana è in auge il giochetto, le cose funzionano così e non c’ho voglia di cambiarle. Anche se la conosco da quasi otto anni.
Però sento fortissimo il rischio, ogni volta che alza lo sguardo o mi dice qualcosa, che si prenda improvvisamente la seconda possibilità. Lo dico pubblicamente, se succede voglio essere legato ad una sedia e costretto a vedere per ventiquattr’ore film francesi. Senza offesa per la mia amicona ona ona di Nantes.
Di contro, l’influenza ha eliminato un po’ di lavoro che mi sarei proprio sorbettato volentieri. E’ risaputo che io non metto mai buona volontà in nulla. Quando ce la metto, il mio organismo ne risente e mi viene la febbre. D’ora in avanti, se mi vedete fare qualcosa con entusiasmo, sarò prossimo all’ennesima stupidissima influenza.
Con grande soddisfazione della donna saggia che aveva pronosticato anche la malattia.

Vi lascio con un capitolo dell’ultimo libro che ho letto. Colui che scrive è, almeno per me, un genio. La storia che narra, con toni nettamente meno drammatici, è qualcosa che mi sembra di aver vissuto un po’ di mesi fa. I ruoli sono sempre quelli: lui e lei. E, almeno nella mia parte di storia, le solite seconde possibilità.

“Ore 19.58
Jane si calò dalla finestra e raggiunse la spiaggia a piedi. O meglio, tentò di farlo. In realtà doveva fermarsi e spingersi verso la spiaggia. Il vento era così forte da farla quasi finire a gambe all’aria. Frustò la sua lunga camicia da notte come un lenzuolo messo a stendere su un filo. I suoi piedi nudi erano caldi. Si sentiva come in trance.
Jared l’aveva abbandonata. L’aveva convinta a fare quel che voleva lui, e ora che aveva assaggiato il frutto se n’era andato, e lei era una donna disonorata.
Mentre lottava per raggiungere la spiaggia, vide un grosso ramo di un albero scivolare lungo la strada, e altri frammenti indistinti andargli appresso.
Udì un fischio sulla sua testa, e alzò lo sguardo per vedere uno strano spettacolo. Una raccolta di giornali, cappelli da uomo e un ombrellone roteavano proprio sopra di lei. Era l’ombrello, immaginò, a fare quel suono fischiante.
Tutta quella spazzatura sembrò raccogliersi in un mulinello sulla sua testa, poi venne spazzata via.
Si guardò alle spalle giusto in tempo per vedere quelle cianfrusaglie cadere sulla strada, ma l’ombrellone fu ripreso dal vento e scagliato al di sopra di una recinzione e dentro un cortile, dove si infilò tra i rami di un albero per restare lì, immobile.
Jane pensò: Questa tempesta sarà una di quelle buone. Bene. Mi pare proprio giusto farlo durante una tempesta. Gli starà proprio bene. Quando mia madre troverà il messaggio, quando lui lo verrà a sapere, sarà distrutto.
Naturalmente prima di annegarmi devo arrivare fino alla spiaggia.
E quello era il difficile. Era come se il vento cercasse di trattenerla.
Spingi quanto ti pare, pensò lei. Spingi con tutta la forza, ma io ce la farò, perchè ho deciso di farcela.
Ci volle del tempo, ma finalmente arrivò vicino alla spiaggia e vide con stupore che le onde erano veramente grosse. Non aveva mai visto niente del genere, prima di allora. Si schiantavano e scagliavano in alto, un biancore color latte.
Quando raggiunse l’avvallamento dove lei e Jared s’erano sdraiati tante volte, lo trovò pieno d’acqua e l’acqua aveva un odore orribile, come qualcosa di troppo maturo. Il vento le afferrava la camicia da notte, spingendola indietro in un modo da farla sembrare uno spettro.
Jane prese la camicia da notte e se la strappò di dosso, restando nuda sul bordo dell’avvallamento.
Le onde si levarono ancora più in alto mentre se ne stava lì, e si abbatterono sull’avvallamento con violenza, rovesciandole addosso tanta di quell’acqua da farla quasi cadere.
Arretrò senza rendersene conto.
Pensò di nuovo: Ben gli sta.
Mi troveranno nuda, annegata, una splendida visione sprecata dal suo gesto. La sua colpa se la porterà appresso fino alla tomba.
Fece un passo avanti, dentro l’avvallamento, e andò giù, ma proprio in quel momento una grande ondata le piombò addosso e la gettò fuori dall’avvallamento, sulla spiaggia.
Sbalordita, alzò lo sguardo. Le onde erano già tornate e si apprestavano ad abbattersi su di lei, e in quelle grandi onde le parve di vedere il profilo di un volto d’acqua, la faccia di un grande dio infuriato. Poi venne travolta e risucchiata in mare.
Sott’acqua lottò per respirare e pensò: devo solo aprire la bocca, nient’altro, e sarà tutto finito. Nel modo più rapido.
Ci provò. La quantità minima d’acqua salmastra che le filtrò tra le labbra aveva un gusto orribile, immondo.
Apri di più. Inghiotti, si disse.
Ma non ci riusciva.
Sono un’indiota, pensò.
Ho solo diciott’anni.
Non voglio morire.
Chi potrà mai sapere che mi sono concessa?
Forse sono incinta e forse no. Mi è venuto dentro.
Se sono incinta mi ammazzo. Ma non così. Non per lui.
Jared mi dimenticherà. Forse non saprà mai che sono morta. Che scema che sono.
E pure se sono incinta, non voglio morire.
Nei libri non morivano mai in questo modo. Era così bello. Non faceva male. L’acqua non aveva un sapore schifoso.
Lottò con forza, risalì, cavalcando l’onda, spinta avanti da essa. E l’onda la portò davanti a sé come se fosse una portabandiera, poi la lasciò cadere sulla sabbia bagnata e le piombò addosso, strappandole la pelle dalla faccia, dai seni e dalle gambe.
Poi la riportò indietro e la cacciò sotto la tenebra dei marosi, e la tenne lì.”

L’anno dell’uragano – JRL

Un’altra estate

Lascia un commento // Scritto il 13 mag 2005 // Personal

Vorrei un’altra estate. Un’estate da lasciare senza rimpianti.
Il profumo della bella stagione è inconfondibile.
Quando lo senti entrare dalla finestra senti accendersi speranze, idee.
Rinizi ad immaginare le facce e le voci dei tuoi compagni d’avventura. Quelli dei tremesipiùintensichecisono.
Vorrei un’altra estate. Una che si chiude con le solite promesse di una donna che non le manterrà mai.
Le promesse a cui fai finta di credere. Che fai finta di fare, ma che non puoi fare a meno di credere sincere.
Vorrei un’altra estate, con l’odore della cucina del ristorante sul mare mentre vai in motorino al falò sulla spiaggia. Il caldo del fuoco e il gelo dell’acqua. La brace che ti cuoce la cena.
Vorrei un’altra estate profumata di miscela, rumorosa di motore e gomme. Risate sotto al casco. Telefonate dell’ultimo minuto per organizzarci. Carovana fino alla pista. E ritorno.
Vorrei un’altra estate con l’aria salmastra e la sabbia bollente. Il sollievo dell’acqua salata dopo l’ennesima partita di beach. Il pallone che non c’è mai.
Intese perfette da scatenare gelosie. Di quelle che finiscono bene.
Vorrei un’altra estate dove ogni momento è una promessa per quello dopo. Una serie di grandi momenti da ricordare nei mesi dopo e ancora più in là. Tavolate in pizzeria che non vedi l’altro capo del tavolo.
Vorrei un’altra estate di risvegli piacevoli. Di quelli che se hai sonno ti basta chiudere gli occhi.
Vorrei un’altra estate, che il paradiso non esiste, ma si crea.
Chissà se l’avrò un’altra estate.

Don(n)a saggia

Lascia un commento // Scritto il 10 mag 2005 // Personal

E’ tutto un problema di attenzioni. Quelle che dai e che non dai.
Forse è vero che ho bisogno di un cambiamento nella mia vita, ma sinceramente non so da cosa potrebbe arrivare. Certe volte ho l’impressione di stare sprecando tempo, non mi sento produttivo e la cosa mi pesa.
Come al solito hai ragione a dirmi che faccio una marea di cose che tanta gente vorrebbe fare.
E’ risaputo quanto è difficile apprezzare quello che hai. Solo le persone veramente intelligenti ci riescono.
Non lo so se vale la pena continuare a pensarci. Forse la svolta arriverà e allora capirò cos’è meglio. Come succede quasi sempre, penserò "meglio prima" e tornerò indietro. Ma con molto più entusiasmo.
Una piccola svolta ho provato a darla in questi giorni. Non so con quale motivazione nè con quale forza, visto che mi mancano entrambi.
Ho provato una strana sensazione a leggere sul cellulare un messaggio di una persona che, qualche anno fa, me ne mandava molti più. Poi è cambiato tutto. Ora cambia di nuovo, anche se spero non troppo.
Cambia per colpa mia, o per merito mio, così come sempre io sono stato a decidere come dovesse andare tanti anni fa. Nel bene e nel male, forse.
Il solito immaturo.
Mi sono sentito dire molte volte in questo periodo di avere un caratteraccio. Mi rendo conto che c’è un sacco di gente che questo caratteraccio, non dico lo ama perchè sarebbe definirli implicitamente masochisti, ma tutto sommato lo sopporta egregiamente.
"Perchè perdere tempo a cambiare per persone che non ti amano, quando puoi essere te stesso per chi ti ama?" ha suggerito oggi la donna più saggia della terra. Che, come al solito, ha tirato fuori una perla di saggezza grossa così.

"Lascia perdere chi ama definire se stesso, perchè è sempre l’opposto di ciò che dice di essere." Inizia così il messaggio della donna saggia per darmi la buonanotte. Una che non usa mai il cellulare se non per dirti cose pesanti.
Che, come chi legge quasi sicuramente penserà, sono quelle che mi voglio sentir dire. Ma che mi frega di spiegargli che è il contrario. Stavolta do retta alla donna saggia.

A capo

1 Commento // Scritto il 07 mag 2005 // Personal

Altro venerdì, altra puntata.
Anche questa, forse sopratutto questa, goduta particolarmente. Sarà perchè mi sento meno fuori luogo, rispetto ai primi appuntamenti. Probabilmente è anche perchè i meccanismi iniziano ad ingranare e tutto viene meglio, più divertente, più rilassato.
Sarà paradossale, ma stare tutto il giorno chiuso dentro uno studio che visto in TV sembra 4 volte tanto, e che ogni volta che ci entri ha un clima diverso, comunque sgradevole o per il troppo caldo o per il troppo freddo, per me è liberatorio.
Così come scrivere frasi molto lunghe che bisogna leggere due volte per capire bene.
Ad ogni modo, non so dirvi perchè sia liberatorio. Forse mi piace perchè per una volta nessuno concorre al mio malumore. Anzi.

Sensazione stupenda.

Così come dire una cazzata, un’emerita cazzata, e sentirsi dire dagli autori del programma che "purtroppo per te (riferito al sottoscritto) è una bellissima idea". Che, se vedrà la luce, riderò per giorni.
Vabbè, sperarci è pure troppo. Accontentiamoci del complimento.

Intanto sento che i muscoli si rilassano. Finalmente tranquillità. Caotica, sana, tranquillità mia durante lavoro altrui.
Divertente lavoro altrui. Mi siedo in disparte.
"Ma perchè qui è sempre vuoto?"
"Perchè non lo inquadrano mai"
"E perchè non lo inquadrano mai?"
"Perchè è sempre vuoto."
Segue purtroppo per me bella idea.

"Credo che fosse giusto scrivere un vademecum sull’arte della capocciata in bocca…"
Questa secondo me è una bella idea…
"Ce l’ho io l’idea giusta…"
Anche questa è una bella idea…
"C’è una sfilata di modelle in langerie che ci disturba… magari facciamo dopo?"
Bellissima idea…
Brindiamo con Brandy.
Di marca.

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