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Anno 23, giorno 1

1 Commento // Scritto il 12 gen 2007 // Personal

Che palle. A me i giorni uno non piacciono. Un po’ come tutti i giorni uno, sono un po’ etichettati come speciali. Ma speciali di cosa? E’ un giorno uno che capita in mezzo al nulla, e che non sa di nulla. Solo che per come me lo hanno etichettato, ora mi viene da pensare che è una tristezza che non sappia di nulla sto giorno uno. Ma che, in fondo, io non lo voglio insaporire con niente perchè di festeggiare un nuovo enorme paginone non mi va. Perchè più aumentano i giorni uno, e più i cambiamenti della tua vita diminuiscono, più i traguardi diventano esigui, e più ti viene da rimpiangere tutto ciò che ti sei perso o conquistato. Semplicemente perchè non c’è più. E avoglia a cercare qualcos’altro.
Non che ci sia, voglio dire, ce ne sono sempre di nuovi ma anche di sempre meno interessanti.
Che poi ci sono anche le eccezioni, e di quelle chi si potrebbe mai lamentare?
Come provare a vedere se ci sei e scoprire che è così. E che non servono giorni 1.

Almeno l’ultima, 2006, almeno l’ultima…

Lascia un commento // Scritto il 31 dic 2006 // Personal

Sono passati altri trecentosessantacinque giorni. Dall’ultima volta che, bene o male, sei costretto a fare un bilancio. Adesso è il momento in cui ti chiedi se è andata meglio o peggio, se è stato come speravi o no. Ci pensi ora per non pensarci quando ti svegli domani, per tuffarti nella festa e, per un giorno intero, pensare solo a fare quello che ti va. Il capodanno, almeno per i più fortunati, è così. Io sono tra quelli, faccio quello che mi va: sto tra amici, gente che il capodanno lo vuole passare come me, senza distruggersi in discoteca o senza prosciugarsi in locali sempre troppo allegri per non risultare tristi.

E il bilancio? Il bilancio è che non sempre un anno intero basta a cambiare una vita intera. Forse, anzi, un anno intero non cambia nulla, semplicemente scivola via silenzioso, senza far rumore, un giorno dopo l’altro, per poi farti capire che, in fondo, poteva andare peggio. Di colpo, quando passano i titoli di cosa, leggi l’ultima riga e pensi che, no, non l’avevo messo in preventivo, che finisse così poi. Forse non gli è andato bene, essere uno dei tanti, uno dei meno memorabili, a quest’anno qui, e ha voluto chiudere in bellezza. Chi lo sa cosa mi porto da domani a dopodomani. Dal zerosei al zerosette. Non lo so quanto segnerà il futuro quest’ultima riga del 2006. So che, però, è stata comunque memorabile. Almeno l’ultima.

Buio

Lascia un commento // Scritto il 19 dic 2006 // Personal

Non ci vedo. Buio.
Chi vive in città non ha idea di cosa sia davvero il buio. C’è sempre da qualche parte una luce, una specie di elettronica stella polare che ti fa orientare e capire dove andrai a sbattere la testa. Qui in campagna, però, non è così. Nessuno illumina i campi pieni di cocomeri. Nessun sindaco si sbatterà mai per far mettere dei lampioni fino alla fine della strada, visto che alla fine della strada ci sto solo io. Stasera, poi, non c’è neanche la luna. E’ una di quelle sere in cui il cielo sembra più vicino, perchè puoi distinguerne le stelle in maniera così limpida che nel cervello ti gira quella strana sensazione di quando guardi qualcosa che vedi tutti i giorni notando una sfumatura che non ti era mai finita sotto agli occhi.
Buio. Non si può barare, non è la luce che filtra da sotto la benda, non sono le palpebre illuminate ne il riflesso nella retina di una luce vista prima. Dopo un po’, anche per i miei occhi è buio vero.
Il mio mondo ora è solo tatto e udito. Il tuo respiro così vicino al mio. E’ l’unico modo che ho per sapere se ci sei o no. Fidarmi delle mie mani per sapere che sei proprio tu e nessun’altra.
E anche ora, che sei solo due labbra sfiorate sulla guancia, sei bellissima. Buio.

Natale sta arrivando (ma solo per i ritardatari)

1 Commento // Scritto il 06 dic 2006 // Personal

Ho pensato che tra un po’ arriva il periodo natalizio. Cosa che io adoro, voglio dire, è una delle feste più sbrilluccicose dell’anno, e quando una cosa sbrilluccica va da sè che è bella. Non è utile, ma è bella. Ad ogni modo, a Natale siamo tutti più buoni, me compreso se mi va, quindi tutte le cose brutte vanno sbrigate adesso, consumate e dette subito perchè poi stonano con l’atmosfera e, cazzo, io non voglio stonare con l’atmosfera.
In realtà, mi sento già un po’ natalizio: voglio dire, qui fuori c’è già un albero di Natale illuminato. E’ che nel mio quartiere non è che ci rendiamo conto che è festa quando vediamo gli addobbi, ci rendiamo conto di dover andare a lavoro quando non li vediamo, perchè le operazioni di addobbo qui partono con un anticipo spropositato. Babbo Natale lo avvertiamo noi che è ora di mettersi al lavoro.

O forse è solo voglia di festeggiare qualcosa. Sorridiamo sempre meno e allora speriamo che le feste ci aiutino a tornare un po’ su. E anche se manca un mese alla festa vera e propria, iniziare a contare i giorni, a mangiare un cioccolatino ogni mattina un po’ più grande, forse qualcosa la cambia. Io per l’albero aspetto almeno l’otto, com’è tradizione. Per il presepe come al solito ci vuole di più, ma io mica sono uno di quelli che compra le scatole con dentro il presepe già fatto. Lo tiri fuori, ci soffi via la polvere, lo poggi sul tavolino e hai fatto il presepe. Ma che vita è? Fosse per voi, il Natale sarebbe una tristezza imbarazzante. Per voi e per quelli che hanno l’albero a fibre ottiche. Cosa ne capisce di festività, uno con l’albero a fibre ottiche?
Che entrambe le categorie si sentano libere di offendersi, ma l’albero e il presepe portano via un sacco di tempo per essere fatti e non vengono mai bene come si vede nei film perchè li fa gente che di mestiere fa altro. Il bello di farli è proprio quello: tanto lavoro per qualcosa di frivolo. Un movimento collettivo (presepe già fatto e albero a fibre ottiche esclusi) che durante l’anno non si ripete mai più. Magia.

Voglia di trovare un senso

Lascia un commento // Scritto il 16 nov 2006 // Personal
La prima cosa che ho pensato, è che non conta mai un cazzo. E’ sempre la stessa frase, in queste situazioni qui. Non conta mai un cazzo di quello che fai, di chi sei o di cosa hai combinato in tutta la tua vita. Arriva un momento, in cui non conta più un cazzo.
Te lo vogliono far credere che conti, te lo dicono che peserà, che deciderà dove vai a finire dopo. Ti dicono pure che è peggio per noi, che raccogliamo i cocci, piuttosto che per chi i cocci li lascia. Ma che ne sappiamo noi se è così. Sappiamo solo pensare tutte le volte la stessa cosa, non troviamo il senso e ci chiediamo perchè. E ci rispondiamo che non conta mai un cazzo.
 
Scusami se non ho versato neanche una lacrima. Forse mi sono convinto che farlo è sbagliato. Aspetto sempre di essere da solo, e quando sto da solo non è mai il momento giusto. Forse oramai con queste cose ci riesco a fare i conti. E mi faccio un po’ schifo per questo, davvero. Voglio dire, fino a dieci anni fa il mondo era un posto divertente, inesplorato e sopratutto facile.
Poi passano gli anni e ti fa sempre più orrore, lo conosci sempre meglio e sai che non è per nulla facile. Più acquisisci quei vantaggi che sognavi da bambino e più cerchi il modo per riprenderti quei vantaggi che da bambino non sapevi di avere. Forse, da bambino, sarebbe stato più facile perchè non mi sarei detto che non conta mai un cazzo. Avrei trovato qualche scopo che adesso so che è finto.
La cosa che mi opprime è che ce lo siamo chiesto tutti oggi, che senso hanno tutti i nostri sbattimenti quotidiani, se poi finisce sempre così. Ce lo stiamo chiedendo ancora forse. Da domani, però, rinizieremo a sbatterci. Aiuta a non pensare che un senso davvero non c’è.
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