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Tinte Forti

Lascia un commento // Scritto il 21 mar 2005 // Personal

Certi giorni ho la sensazione di sbagliare, consapevlomente. Mi arrabbio con me stesso, mi chiedo se sia per un qualche, perverso, desiderio di stare male che le cose vadano così. Poi mi rendo conto che, forse, non sono sempre io a essere nel torto. Non sarò una persona facile da affiancare, non lo sono mai stato e con buona probabilità non lo sarò nel futuro. Non c’è verso, non ve lo aspettate.
Quello che di me crea problemi è la troppa presenza: quando sei costretto ad esserci, che tu lo voglia o no. Io mi stufo, gli altri si stufano di me, e ogni frase, se non è detta con la solita faccia o col solito tono di voce, risulta offensiva, scorbutica, cattiva. Sopratutto acida. Se poi ti trattano di merda e tu ci rimani male non hai via di scampo: è colpa tua. Se poi se ne approfittano non glielo faccio notare, per eleganza. La modestia in questo momento è nel cestino.
Ha ragione chi mi dice che vivo in mondi paralleli: rende l’idea di essere il protagonista della mia vita, dove gli altri sono comparse, belle o brutte, e influisono solo in parte.
Un sabato notte massacrante mi fa pensare che forse il giorno dopo annullerò tutti gli impegni e rimarrò a dormire. Sono stanco e infelice.
Non so cosa mi fa cambiare idea, ma il giorno dopo sono in piedi. Bel vestito, profumo, sorriso in faccia. Le facce sono quelle di sempre mischiate a quelle nuove. Il pranzo in un ristorante che sembra su un pianeta diverso dal tuo, dove l’unico rumore sono le risate e il canto degli uccellini, il tetto è un cielo azzurro puro, le case hanno i muri rossi e la cucina è quella migliore. Il profumo di fiori e carne alla brace. La tavolata che ride, scherza, tutti prendono in giro tutti, gli occhi si riempiono di lacrime per le troppe risate e i cuori si gonfiano di piacere. Fisico e mentale. Piacere dei sensi. Il tramonto saluta il rientro a Roma, con ancora voglia di scherzare e stare insieme. Certe volte le medicine migliori ce le hai a portata di mano, sono loro stesse a trovarti. Le tinte forti della giornata rimangono negli occhi fino a sera. Le noie ci sono sempre, non sempre si risolvono: il segreto della felicità è trovare il modo di dimenticarle.

A fine serata, tra le mail spazzatura, ce n’è una che sa di tinte forti, viste in lontananza. Un posto dove andare che si avvicina mentre lo raggiungi. Pure se ci starai per poco. Lei sa poco di me. Eppure sa sempre cosa dirmi. Il bianco e nero passa di moda.
"In amore non vince chi fugge, ma chi ama, incondizionatamente. Chi non si lascia mai prendere dallo sconforto. Chi ti ama per come sei, e non per come vorrebbe vederti. Amare i pregi di una persona non comporta difficoltà. Amare senza difficoltà non è amare davvero: ama chi apprezza i tuoi difetti, senza cambiarti. Ama chi fa qualcosa per te, chi ti mette in primo piano, chi ti pensa ogni giorno. Sii presuntuoso, ama te stesso e ama chi ti ama. Regala un sorriso a chi ami, perchè è il modo più semplice per farti amare."

Tutto quello che devo dire

Lascia un commento // Scritto il 15 mar 2005 // Personal

Certe volte basta una canzone. Per molti è così, toglie d’impaccio e rinnova il blog fermo indietro da un sacco di tempo. Anche stavolta bastava una canzone. Ma io che sono megalomane di canzoni ne ho prese un bel po’ e ho fatto il mio testo personalizzato. Che non sta in metrica, che non fa rima, che magari fa anche un po’ senso visto l’accostamento di generi musicali. Ma che sotto sotto un senso ce l’ha. Almeno per chi scrive. Per chi legge, in premio la menzione d’onore a chi le riconosce tutte.
Non vale se siete stati concorrenti di Sarabanda.

I’d just allow a fragment
of your life to wander free
Like a river flows surely to the sea
Darling so it goes
Some things are meant to be
Without a soul my spirit’s sleeping somewhere cold, until
you find it there and lead it back home.
I know it’s late, I know you’re weary
I know your plans don’t include me.
Still here we are, both of us lonely
Tell me why
I can’t find satisfaction somewhere else
Not good enough
Or am I way too bad
So no one told you life was gonna be this way
Your job’s a joke, you’re broke, your love life’s DOA
It’s like you’re always stuck in second gear,
When it hasn’t been your day, your week, your month,
or even your year, but I’ll be there for you
Couldn’t feel much better
Than the way
I feel tonight
Feel like I
Could live forever
Feel like I
Could fly
When I thought
I’d get it wrong, yeah
You somehow
Make things right

Thanks to

1 Commento // Scritto il 13 mar 2005 // Personal

Il caffè la mattina è sempre motivo di riflessioni. Salutata con un "grazie" la barista, mi illumino: ma quanti grazie dico a gente che non vedo mai e quanti me ne perdo per la gente che c’è davvero? Urge rimedio.

Grazie a…

Daniele & Giulia, perchè sono una coppia per davvero
Alessandra, perchè sono sette anni che mi sopporta incondizionatamente
Claudio, per essere sempre dalla parte giusta
Chiara, perchè è il mio angelo custode
Katia, perchè non sopporta le mie teorie ma le ascolta sempre
Federica, perchè prima o poi si sdebiterà con una paella
Bob & Stefano, perchè prima o poi suoneremo insieme
Simone, Dario e Giorgio, perchè conoscere una persona pazza come te va bene, conoscerne tre è una botta di culo
Bizio, perchè c’è, c’è sempre stato, e continuera ad esserci
Angela, perchè sa farsi volere bene un po’ di più ogni giorno che passa
Marinella, perchè ti mette di buon umore, e scusate se è poco
Manu, perchè prima o poi pranzeremo insieme
Alessia & Tamara, perchè sono
Agnese, perchè è grande, soprattutto dentro
Marika, perchè la capa è sempre la capa
Jenny, perchè è stata una fan sempre e comunque
Francesca, perchè mi da dello "splendido" ventenne ogni volta
Noemi, perchè non saranno state sempre rose e fiori, ma non è mai troppo tardi
Janette, perchè una cugina così non capita sempre
Alfredo, perchè mi regala la pizza da un sacco di tempo
Silio, perchè "Keep Out" è storia della musica
Eitel, perchè il calcetto di sabato pomeriggio andrebbe istituzionalizzato
Marcello, perchè a calcetto non sarà capace, ma con il kart inizia a filare
Marco, perchè quest’estate ce la tireremo con maglietta e cappellino, uno a Roma l’altro a Palermo
Marica, perchè offre pranzo e torta di mele nelle giornate vuote
Simonetta, perchè ha l’accento più bello del mondo

…e a tutti quelli che dimentico, perchè spero che non si offendano!

Dosi… di caffè

Lascia un commento // Scritto il 10 mar 2005 // Personal

La notte è passata, il dormiveglia ancora no. Sento che non sei vicina. Sento i passi in qualche altra stanza, ma non so dove. Il profumo del caffè mi sveglia quasi del tutto. La sua bellezza fa il resto.
Tra un po’ ripartirà e ognuno tornerà alla sua vita. Io sento già male. Sperare di avere tutto è inutile, presuntuoso, e me ne devo fare una ragione. Va così. Per essere malinconico hai tempo dopo.
Le braccia e la schiena dopo il concerto sono a pezzi, vorrei non alzarmi. La colazione arriva direttamente a letto. Per fortuna che stiamo insieme così poco: questa è la palestra della mia pigrizia. Non che ne avessi bisogno.
La vita torna normale: le persone intorno tornano quelle di sempre, affettuose e divertenti come al solito. Non è male, anchè così, c’è solo un’ombra che toglie la luce piena.
Meno male che ci sono i compleanni. Almeno, quelli degli altri. Occasioni per stare insieme, per vederci tutti fuori dai soliti posti. Con grande sollievo.
La festeggiata ha un compleanno che dura più giorni di quello degli altri (e quando leggerà… capirà), ovviamente per non ammettere la cruda verità mistifica che sia per festeggiare con tutti i suoi "amici di vite parallele."
Un’altra con vite parallele. Molto, ma molto più incasinate delle mie.
Ha ragione lei, dovrei saper dosare le mie attenzioni ma… a chi spetta la dose ridotta?

Mimosevrywhere

Lascia un commento // Scritto il 08 mar 2005 // Personal

Inizia tutto due settimane fa: il cellulare dimenticato acceso squilla e ti sveglia. Non rispondi, niente è più importante del sonno. Del mio sonno.
Smette di squillare e appena chiudi gli occhi il nuovo squillare ti riporta di nuovo alla realtà. Qualcuno ha fretta di parlarmi. Io avrei voglia di dormire, ma vabbè, hai vinto.
Rispondo senza guardare, un "pronto?" che lascia intendere lo stato d’animo assonnato e incazzato. Dall’altra parte c’è Tamara. Parla in fretta perchè sa che nella prima pausa la invierò simpaticamente a cagare.
"Ci sarebbe una serata il sette sera. Per l’otto marzo. Una festa. Ci sei?". Si è risparmiata il va a cagare. Ma sono ancora troppo rincoglionito. Farfuglio "sì" e attacco. Cosa ho accettato lo realizzerò dopo.
I desideri a volte si avverano. Sembra impossibile fino alla fine, eppure il vestito è quello giusto: da blues brothers, tutti uguali. Io come al solito senza giacca perchè sto troppo scomodo. E poi mi devo far riconoscere. Occhiali scuri, anche se le luci non sono tanto forti. Cappello nero che dona a lei più che a tutti noi messi insieme. E’ il gioco. Non sembra possibile ancora che si faccia di nuovo dopo tanto tempo, eppure ci sono tutti. Con le solite battute, un po’ per riscaldare l’ambiente un po’ per tirar via la tensione. Non abbiamo provato niente… andiamo a memoria. Panico: mancano i tab di "She Caught The Katie". Rapido giro su internet e stampati in dieci minuti. Se questo è l’inizio… cosa devo aspettarmi se vi scordate pure gli spartiti?
Fa niente… è quasi tutto pronto. Vaghi nella folla di persone, per lo più sconosciute e noti la bassa percentuale di presenze maschili. Molto bassa. Ti spiegano che a mezzanotte festeggiano l’otto marzo. Afterhour. Loro sì che hanno capito tutto, le donne.
Il gruppo beve gratis, tutti ne approfittiamo. La tensione sale, man mano che si avvicinano le dieci, tocca a noi. Nessuno dimostra paura per non aver provato, solo io sono tesissimo. Ricontrollo tutto: peluche, bacchette, sgabello piatti e tamburi. C’è tutto. Chi canterà scalda la voce. Io tengo le bacchette tra le mani da un’ora. Attirano l’attenzione.
Le dieci arrivano. Le luci, puntate in faccia, tolgono la visuale del dopopalco. A malapena vedi cosa c’è dopo la batteria, nonostante gli occhiali scuri. Non abbiamo provato e suoneremo alla cieca: ma che concerto può venì fuori?
Tensione a mille… tutto è pronto. Quasi non senti più la gente che continua a parlare. Vai Max, vai iniziamo. Respiro profondo. One, two, one two three four scandito dalle bacchette e dalla voce, che non tradisce la tensione.
Inizia il ritmo, batteria e basso. Decisi, sinuosi, convinciamo a girare la testa verso di noi. Attaccano i fiati e tutto cambia: la melodia è nota a tutti, alcune già ballano. Attaccano chitarre e pianoforte. Io sento a malapena me stesso, l’acustica non è un grachè per chi sta dalla parte nostra. Concentrazione. Ci vuole concentrazione.
Appena iniziata la intro è già finita. Quante volte l’ho detto che deve durare di più, è coinvolgente, conviene. Vabbè. Buonasera a tutti. Sguardi compiaciuti tra la band… però, ancora ci prendiamo a stare nei quarti.
Via col secondo pezzo. La voce di Tamara sulle note di "Think" lascia gli amplificatori e si sente in tutto il quartiere, fino a Roma. L’intesa è quella vecchia, le capacità ci sono. Realizzi che andrà tutto bene.
A chiudere l’ultima canzone dispiace quasi. E’ tardi e la gente intorno vorrà dormire. Strano che non sia arrivata già la polizia.
Mimose sui tavoli, tra le mani, sui tamburi, sul pianoforte, per terra, nei bicchieri. Un’invasione. Meno male che non sono allergico.
Niente rientro a casa stanotte. Ognuna festeggia l’otto marzo come vuole, io sono solo complice. Al mondo ci penso quando mi sveglio. Fino ad allora rimango a sognare che la vita sia sempre così. Magari con meno mimose.

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