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Call Me Irresponsible

Lascia un commento // Scritto il 07 mag 2007 // Oggi ti consiglio...

Ci vuole una sera da solo, senza TV, senza PC, senza niente che faccia rumore. Ci vuole che tutti dormano, o siano lontani, che nessuno mi pensi e che nessuno mi voglia. Ci vogliono un paio di cuffie come si deve e un album tutto da ascoltare.
Quando hai bisogno di qualcosa di nuovo, anche di piccolo ma di nuovo, non c’è niente di meglio di qualcosa fatta da qualcuno capace di farla. Un libro, ma quello dura parecchio, un film, ma per quello devi essere pronto a spararti negli occhi un sacco di cose, oppure un bel disco che ti incuriosisce da morire. Per quello puoi spegnere tutte le luci e chiudere gli occhi, alla faccia di libro e film, e puoi metterti nella posizione che ti pare, anche a faccia in giù contro il cuscino, o come ti metteresti a dormire. E ascolti. Non senti più, ascolti e basta.

Hai quattordici canzoni nuove davanti, e non pensi più a niente. Ascolti solo la musica, la voce. Call Me Irresponsible. Michael Bublè. Tanto perchè, sia molto chiaro a chiunque legga per volontà o per caso, io sono uno di quelli che ascoltano le cose che vanno in radio, su MTV, a fare promozione dappertutto. Perchè mi piacciono.
The Best is yet to come, un bel modo di cominciare senza stare a fare troppo casino. La musica scivola via, elegantissima, di quella che ti fa vergognare di essere in tuta e maglietta ad ascoltarla sdraiato sul letto di casa. Dovresti essere non dico in smoking, ma magari con una bella giacca nera e le scarpe lucide. Me and Mrs Jones, che poi mi ricorda un pezzo di Scrubs e mi fa sorridere ma che è talmente bella che inizio a pensare a cosa darei per poterla cantare con quella voce lì pure io.

Sto aspettando i duetti che mi piace sempre quando due bravi cantano insieme, c’è qualcosa di speciale. Sai già che da soli ti piacciono, in due di solito piacciono almeno il doppio. Comin’home baby, che poi Bublè ce l’ha un po’ con sta cosa di starsene a casa. Te la canta così bene che quasi ci credi per un attimo e dici “poverino starà sempre in giro chissà che noia”, poi penso, come diceva una serie di spot inglesi di un po’ di tempo fa, “Give Me That Job!”, datemelo a me quel lavoro e quelle rotture di palle lì. Facciamo cambio Michael? No? E vabbè. Tutti a casa propria.

E poi via via, alcune bellissime, altre solo belle, e puoi andare a dormire con la sensazione che hai scoperto qualcosa di nuovo. Che un sacco di gente ha sentito prima di te, ha apprezzato o detestato prima di te, ma che adesso puoi apprezzare e detestare anche te. Almeno fino alla prossima voglia di nuovo.

Scrubs

3 Commenti // Scritto il 20 nov 2006 // Oggi ti consiglio...
“I rapporti non funzionano come li vediamo il televisione o al cinema: lo faranno? Non lo faranno? Poi lo fanno e sono felici per sempre… ma figurati! Nove su dieci si mollano perché non sono ben assortiti fin dall’inizio, e la metà di chi si sposa divorzia comunque.
Glielo dico subito: nonostante tutto non voglio passare per cinico, perché non lo sono. Sì, è vero: io credo che l’amore serva soprattutto a vendere molte scatole di cioccolatini e, sa, in certe culture, una gallina. Mi dia dell’ingenuo non fa niente. Perché, in fondo, continuo a crederci. In buona sostanza, le coppie veramente giuste sguazzano in mezzo alla stessa merda di tutti gli altri, la grossa differenza è che non si lasciano sommergere. Uno dei due si farà forza e ogni volta che occorre lotterà per quel rapporto: se è giusto, e se sono molto fortunati, uno dei due dirà qualcosa.”

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1 Commento // Scritto il 21 set 2006 // Oggi ti consiglio...
http://108minutes.splinder.com/

Sono cose che capitano.

World Tour

3 Commenti // Scritto il 17 gen 2006 // Oggi ti consiglio...
Sto diventando un patito delle webcam, ma non di quelle che servono a spiare qualche studentessa lolita che si masturba solo per te e altri duecento arrapati. Con un po’ di buona volontà e una buona dose di Google, puoi fare il giro del mondo in webcam. Che non è come farlo davvero, ma almeno è già qualcosa.
Montreal, Oslo, ma anche il lungomare di Rimini o la piazza di uno sperduto paesino della Toscana. A guardarci così, tutti pezzi dello stesso pianeta, ognuno con le sue storie, mi viene da chiedermi come possa esserci ancora in giro qualche coglione che prova a spiegarti che esistono razze diverse dalla tua.
A Tokyo è una splendida giornata di sole. Il traffico sotto l’NTT Media Lab è scorrevole. Alle sette e zero nove, orario della costa est, la Statua della Libertà è un lumicino sopra al porto che diventa buio. Se guardate bene, si vedono i fari delle macchine di gente che torna a casa. Pezzi dello stesso mondo, storie diverse.
A Budapest è già notte. La città è solo un immensa distesa di palline bianche e un ponte in lontananza. E chissà quante vite ci passano sopra ora, a cosa pensano, se sanno che ci sono io a guardarle. A Tahiti c’è una vista da mozzare il fiato. Il cielo ha così tanti colori che fa impressione. C’è vento forte, l’aria è pulita e si vede la costa fino in fondo.
Waikiki Beach, Honolulu, Hawaii: 27° gradi, umidità 54%. Vento da nord-ovest, quindici miglia orarie. In mare ci sono i surfisti e in spiaggia un sacco di gente a guardarli. E io a guardare loro, da Roma, quattro gradi e pioggia imminente.
A Glasgow è mezzanotte e mezza e ci sono così tante luci che sembra giorno. Viene voglia di camminare e godersi l’aria della via principale. La webcam di Melbourne è rotta, un tecnico arriverà presto, datato Martedì, 17 Gennaio. Aspetto anche io quel tecnico, ripasso tra qualche giorno. Una persona in più da conoscere.
Zanzibar, il vostro passaporto per il paradiso. Il sole tramonta, le palme sono quasi sulla spiaggia e il mare tranquillo splende di rosa acceso. Ma la webcam si aggiorna fino alle 18.30 ora locale, e quindi tutto ciò succedeva solo qualche ora fa. E’ già vecchio, appuntamento a domani. A Tenerife, Canarie, la cam è ancora accesa, ma è buio. A Fureteventura, un po’ più in là, è ancora più nero. Di giorno si vede il mare, fino all’orizzonte. Ma potete scegliere di osservare le spaventose navi da crocera che si fermano nel porto alla vostra sinistra. Non fa male sognare di prenderne una, prima o poi. Per il mare di Fuerteventura vale la pena. Il bagno nell’oceano.
A Gersualemme in giro non c’è nessuno. Due e trentacinque della mattina, sono il visitatore numero 20.373.278. Tanti altri passati prima di me a guardare lo stesso pezzo di mondo. Qualcosa in comune con tutti loro. A Kuala Lumpur, se sei abbastanza furbo, puoi controllare le vie del centro e guardare dove c’è meno traffico. Ma oggi è tranquillo, nessun ingorgo, si può partire sereni. Almeno così mi dice il sito, visitatore numero 4.295.923.
Ritorno alla LibertyCam. La camera della Statua della Libertà. Se potete, dice il sito, aiutate le famiglie dei pompieri che hanno perso la vita l’undici settembre.
La WebCam che puntava sul WTC è fissa da quel giorno. Fumo nero che esce dalle torri. A volte il mondo ci fa paura, ma non vuol dire che non valga la pena svegliarsi domani.
Davanti alle webcam di tutto il mondo, la vita continuerà. Non solo per essere spiata da lontano, da qualcuno che vuole sentirsi parte del proprio pianeta, ma anche perchè ognuno di noi deve avere la possibilità di essere il cambiamento che vuole vedere nel mondo.
“Be the changes you want to see in the world”, lo diceva un tale, veniva dall’India. In questo momento, a Bombay, una Dj dai capelli scuri è sola nello studio di una radio e parla al microfono a migliaia di persone, frequenza 90.5…

Birkenau e il freddo

1 Commento // Scritto il 02 dic 2005 // Oggi ti consiglio...
Lunedì, Cracovia. Viaggio insieme a 200 studenti romani. Parto con l’autobus alle 7:45. A Birkenau passo vicino alle case costruite nel campo. Ci sono le aiuole con i fiori. E’ possibile vivere tranquilli davanti a un campo di sterminio? Quanto bisogna allontanarsi per dimenticarlo? Accanto alle camere a gas Piero Terracina si ricorda di un camion che scarivcava i corpi da bruciare nelle fosse. Parlo con un ragazzo che va a scuola alla Rustica, nella zona est di Roma. Non è possibile capire una storia così terribile perchè non rassomiglia a niente di quello che ci è capitato. Bisogna fare collegamementi, pescare nell’esperienza. Lui mi parla di suo nonno che da trent’anni fa i conti col tumore.
Ore 12.00, c’è il sole. Difficile parlare di sterminio in una bella giornata. Nessuno dei deportati se lo ricorda così Birkenau. Sami Modiano è tornato per la prima volta oggi. Si commuove e fa commuovere tutti, chiede “come abbiamo fatto a sopravviere?” Non morì perchè c’era da uccidere gli ebrei di Ungheria, lui fu prelevato per scaricare patate e si salvò. In questo autunno polacco che sembra una primavera romana riusciamo a capiscri qualcosa del nazismo solo perchè qualcuno ce lo racconta. Senza la memoria anche Auschwitz diventa un villaggio per vacanze. Kinderblock, baracca per i bambini. Nel ’44 Tatiana e Andrea Bucci avevano 5 e 7 anni. Josef Mengele le aveva scambiate per gemelle e voleva studiarle. Anche la madre era con loro a Bikenau. Le andava a trovare di nascosto. Gli ricordava il nome. Cercava di vaccinarle. Perchè il nazismo non è solo il campo di sterminio, ma soprattutto il pensiero che l’ha istituito.
Per convincere le persone a compiere un genocidio non si usa la violenza. Un pazzo può entrare in un supermercato e sparere a una decina di clienti, ma non si uccidono milioni di persone con la pazzia. Ci vogliono leggi e burocrati, una classe dirigente con le sue industrie e i suoi capitali. Ci vuone un pensiero che porti a pensare gli altri come esseri inferiori, a dimenticare le somiglianze. Anche gli Hutu in Ruanda chiamavano i Tutsi scarafaggi e ne massacrarono un milione in tre mesi. Ma il nazismo e le istituzioni che gli somigliano cercano di convincere anche la vittima che non è più umana. Gli si toglie tutto fino a renderla un “uomo vuoto” scrive Primo Levi “pochè accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere se stesso.”
Quello nazista è un contro-battesimo che toglie l’identità. Terracina racconta del suo contronome, il 5506. Il numero è semplice, ma è difficile riconoscerlo quando ti chiama un tedesco. Può essere 5506, 55-0-6, 5-50-6… e chi non rispondeva era punito con venticinque bastonate. una ragazza di Bergamo che studia a Roma mi dice che si è praparata leggendo, poi ha riempito la valigia di maglioni. Pensava al freddo che i deportati raccontano più della fame. Non è paragonabile a quello che sentiamo in queste ore mentre se ne va il sole su Birkenau, ma le storie che abbiamo ascoltato insieme a questa sensazione sgradevole che scompare appena rimontiamo sugli autobus ci racconta qualcosa. Il nazismo finisce, ma il freddo rimane.
A.C.
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