Luttazzi, la Andrò, e i fan di nuova generazione
Scritto il 16 giu 2010 // Personal.Mi capita sott’occhio l’articolo del Fatto Quotidiano di Romana Andrò, professore aggregato e ricercatrice all’università della Sapienza. Se mai capiterà qui, mi odierà. Quindi premetto, e non per puro stile, che sono convinto delle sue innumerevoli capacità nel campo comunicativo/conoscitivo e quant’altro. Ne metto solo in dubbio il contenuto di quest’unico scritto che ho letto da lei, che uso ad esempio al termine di una lunghissima fila di scritti analoghi altrui.
La Dottoressa Andrò entra nel merito del caso Luttazzi, della rivolta in rete sulle centinaia di battute che il comico romagnolo ha “preso in prestito” da suoi illustri colleghi d’oltremanica, avvantaggiandosi della loro semi-anonimia in Italia per farle sue e costruirci sopra una carriera. Tra accusa e difesa, ex-fan costituiti parti civili, il processo mediatico probabilmente non finirà mai. Ognuno con la sua opinione.
Rimane la notizia, stupefacente per molti, che i “fans” (volutamente virgolettati) siano usciti, e cito, “dallo stereotipo e dalla stigmatizzazione culturale, [diventando] soggetti degni di attenzione presso l’opinione publica”.
E come mai? Perchè, scrive la Andrò (e molti prima di lei, lo dico ancora) i fan “non si limitano alla ricezione dei testi, ma li leggono, li interpretano, emettono giudizi”. L’opinione pubblica ha ora scoperto che il pubblico ha un opinione. Shock!
Il pubblico non si è mai limitato alla pura ricezione: ha sempre giudicato attivamente, ha sempre rimodellato nella sua mente ciò che vedeva sul palco. E’ in base a quello che poi decide di battere le mani o tirare i pomodori. Il pubblico, dal teatro medievale alle puntate di Lost, ha sempre avuto un’opinione, e l’ha sempre espressa. Il pubblico non è cambiato di una virgola. Continua a cercare contenuti simili a ciò che ama (prima nelle pagine degli spettacoli, ora su Google), continua a emozionarsi o sdegnarsi, a pensar bene o male, continua anche a cogliere i plagi.
I “fan attivi” che descrive la Andrò non sono la novità. I fan, per loro definizione, sono attivi. Oggi fanno video su Youtube rimontando gli spezzoni della TV, ieri componevano fotomontaggi con le forbici e la colla. Oggi remixano una canzone, ieri registravano una musicassetta creando compilation, cambiando l’ordine delle canzoni.
E’ lo stesso discorso del “telespettautore” descritto dagli studiosi del caso Lost: sono i fan talmente attenti, e talmente esigenti, che oramai la loro volontà viene assecondata più specificatamente del solito, cambiando le pagine degli sceneggiatori? Forse. O forse, gli sceneggiatori si sono sempre lasciati infulenzare da un pubblico che scriveva lettere, si presentava in massa ai margini del set, o semplicemente cambiava canale.
Non è l’espressività dei fan, che è sempre esistita, ma è come gli autori stessi la recepiscono. Internet s’è solo messo in mezzo, non ha lanciato forme particolari di espressione dal basso (fatta eccezione per i fan sub, ovvio!), ma ha fornito ai piani alti un modo per sentire dalla viva voce del loro pubblico cosa stava bisbigliando in platea.
Internet, dal lato spettatore, ha solo allargato parecchio il club del libro, o la camera degli adolescenti. Dal lato autore, invece, ha stravolto ogni prospettiva: ha permesso ad ognuno di loro di farsi recapitare nel computer ogni singola smorfia, e opinione, del pubblico. E’ questo che cambia le carte in tavola, è questo che confonde chi pensa ancora che avere il microfono sia comunque una forma d’espressione più forte. E’ questo che ha sorpreso anche Luttazzi, forse. Perchè se io dico a cento persone che Luttazzi copia, a Luttazzi non interessa. E’ se lo chiedo allo stesso Luttazzi, davanti alla platea del teatro, che diventa tutto più incandescente.
Il pubblico, in fondo, non è cambiato molto. Ha solo usato un nuovo mezzo per essere sè stesso. Toccherà agli autori recuperare, e in fretta.
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