Lo sciopero dei bloggers

Scritto il 14 lug 2009 // Computer e Internet, Personal.

keyboardOggi, 14 Luglio, molti Blog hanno scioperato contro il disegno di legge che vorrebbe equiparare le responsabilità di chi fa dell’informazione una professione e chi, invece, ha un blog personale, prevedendo multe salatissime per chi non concede rettifica in 48 ore.

Se l’informazione non può circolare incontrollata quando viene da fonti professionali, è altrettanto vero secondo me che chi ha un suo sito personale deve essere libero di scriverci ciò che crede. Da più parti si afferma che la legge sia solo dettata da un tentativo di controllare quel pezzetto di informazione che sfugge ad ogni controllo politico (di destra e sinistra), dove non ci sono “amici” che possano tener buona una notizia. Volere che ogni singola persona si comporti come la più autorevole delle testate è volergli semplicemente impedire di scrivere, perchè è già in partenza una pretesa impossibile. Sono d’accordo, d’accordissimo, col fatto che questa sia un’idea idiota, così come dev’esserlo chi l’ha avuta.

Ma io, oggi, non sciopero. La blogosfera non è diventata libera, indipendente e temuta da chi non la conosce per i suoi silenzi. Lo è diventata per le sue parole, per la sua memoria storica incensurabile, per il suo continuo scambio d’informazioni. Anche per l’intelligenza di chi ci naviga, che sa ben distinguere le opinioni di un blogger dall’editoriale della grande testata.
Ciò che ha reso i blog lo strumento d’informazione che racconta quello che succede in Iran, quello che ci permette di conoscere un mondo che ci rimarrebbe parzialmente oscurato (e pure a nostra insaputa!) è proprio la parola. Invece di scioperare, io dico parlate più forte. Continuate a scuotere le coscenze sporche combattendole con l’arma che tentano di togliervi. La possibilità di ridicolizzarli davanti alle loro imbecillità con la vostra scrittura.
Chi vi teme non perde occasione per aprire bocca e coprire il vostro rumore. Sarà solo più facile, se rimanete zitti.

Il silenzio non fa parte del gioco.

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