Una stupida bugia
Scritto il 06 feb 2007 // Personal.Era uno di quei giorni in cui Roma ce la metteva tutta per essere il più bella possibile. Mentre lui attraversava il centro per tornare a casa, guardava il paesaggio che scorreva intorno al motorino e si perdeva ad ammirare i colori. Il cielo senza nuvole, gli alberi spogli, le case che sfogliavano tutte le tonalità di rosso. Per un momento, solo per un battito di ciglia, lui provò a immaginare che, tornando a casa, avrebbe trovato lei ad aspettarlo.
Sentì qualcosa prenderlo allo stomaco, come una forte emozione improvvisa, che durò fino a quando riuscì a convincersi che non sarebbe stato così. Da quando era uscito di casa, non aveva smesso di pensare a lei neanche per un istante. Avrebbe voluto chiamarla e dirglielo, o ancora meglio averla lì e uscire in silenzio di casa mentre lei ancora dormiva.
Non poteva far altro che pensarle, invece, e chiedersi se lei facesse altrettanto o se invece in quel momento fosse presa da qualcos’altro.
Roma ce la metteva tutta ad apparire la città più bella del mondo, e ci riusciva. Lui avrebbe solo voluto non accorgersene: ci sarebbe riuscito solo se in quel momento avesse potuto scegliere di ammirare lei. Gli sarebbe bastato anche sentire la sua presenza, seduta dietro di lui sul motorino, poter allungare la mano e sfiorare le sue, ma sapeva che per quel giorno non avrebbe avuto niente di tutto questo. Gli tornò in mente l’idea che lei fosse a casa ad aspettarlo, e tornò a sentirsi stupidamente felice anche se sapeva che era una bugia.
Sperava solo di non doversi mentire a lungo, di averla presto tutta per sè. Roma era la città più bella del mondo, ma per la prima volta lui non era contento di essere solo ad ammirarla.
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