Almeno l’ultima, 2006, almeno l’ultima…

Scritto il 31 dic 2006 // Personal.

Sono passati altri trecentosessantacinque giorni. Dall’ultima volta che, bene o male, sei costretto a fare un bilancio. Adesso è il momento in cui ti chiedi se è andata meglio o peggio, se è stato come speravi o no. Ci pensi ora per non pensarci quando ti svegli domani, per tuffarti nella festa e, per un giorno intero, pensare solo a fare quello che ti va. Il capodanno, almeno per i più fortunati, è così. Io sono tra quelli, faccio quello che mi va: sto tra amici, gente che il capodanno lo vuole passare come me, senza distruggersi in discoteca o senza prosciugarsi in locali sempre troppo allegri per non risultare tristi.

E il bilancio? Il bilancio è che non sempre un anno intero basta a cambiare una vita intera. Forse, anzi, un anno intero non cambia nulla, semplicemente scivola via silenzioso, senza far rumore, un giorno dopo l’altro, per poi farti capire che, in fondo, poteva andare peggio. Di colpo, quando passano i titoli di cosa, leggi l’ultima riga e pensi che, no, non l’avevo messo in preventivo, che finisse così poi. Forse non gli è andato bene, essere uno dei tanti, uno dei meno memorabili, a quest’anno qui, e ha voluto chiudere in bellezza. Chi lo sa cosa mi porto da domani a dopodomani. Dal zerosei al zerosette. Non lo so quanto segnerà il futuro quest’ultima riga del 2006. So che, però, è stata comunque memorabile. Almeno l’ultima.

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