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Scritto il 21 apr 2006 // Personal
La procedura ed il metodo di esecuzione assomigliano alla tecnica per realizzare un’anestesia generale: al condannato viene inflitta un’iniezione per via endovenosa contenente una dose letale di pentothal (un barbiturico molto potente) misto ad un agente chimico paralizzante. Al termine della procedura, il cuore può continuare a battere per un periodo che può variare dai 6 ai quindici minuti, dato che il condannato viene dapprima messo in uno stato di incoscienza e poi viene ucciso lentamente per paralisi respiratoria e successivamente per paralisi cardiaca.
Nel Texas viene invece usato un mix formato da tre componenti diversi: un barbiturico che rende il prigioniero incosciente, una sostanza che rilassa i muscoli (derivato del curaro) e paralizza il diaframma (in modo tale da impedire ai polmoni ogni movimento) e un’altra che provoca l’arresto cardiaco (cloruro di potassio).
Alcuni esperti sostengono che l’iniezione letale è "la più umana tra le condanne a morte", considerando che il periodo di sofferenza del condannato viene ridotto al minimo. Spesso però non tutto va per il meglio: l’introduzione prolungata di droga per via endovenosa nei confronti del prigioniero può comportare la necessità di andare alla ricerca di una vena più profonda per via chirurgica; inoltre se il prigioniero entra in stato di shock e tende ad agitarsi il veleno può toccare un’arteria o una parte di tessuto muscolare e provocare dolore.
Altre complicazioni possono sorgere se le componenti letali non sono ben dosate o non si combinano tra loro in anticipo nel tempo previsto: in questo caso la miscela si può inspessire, ed in tal caso ostruisce le vene e rallenta il processo, causando un dolore immane al condannato. Anche l’anestetico deve compiere il proprio "lavoro" in fretta, altrimenti il prigioniero corre il rischio di essere cosciente mentre soffoca o mentre i suoi polmoni si paralizzano.
E’ interessante ricordare coloro che devono eseguire l’iniezione letale. Chi potrebbe sopportare il peso di aver ucciso qualcuno nonostante gli sia conferita questa competenza dall’ordinamento giuridico? Gli Stati Uniti d’America hanno risolto in modo molto pratico la questione. Durante il procedimento di esecuzione della pena vengono scelte tre persone competenti alla materia che sceglieranno una delle tre siringhe tra le quali ve ne sarà una con il contenuto letale. L’esecutore non potrà quindi sapere se la sua iniezione è stata quella letale, risolvendo così in maniera pratica un problema che riguarda la più intima parte della coscienza umana.
Fonte: Wikipedia
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Scritto il 15 apr 2006 // Personal
Giro l’angolo che quasi ci sbattiamo. Ero assorto nella mia musica, nei miei mp3, anche se era notte. Il volume al minimo ha nascosto i tuoi passi. Il bello è che siamo rimasti una di fronte all’altro immobili, come se entrambi volessimo passare proprio nello stesso punto allo stesso momento, e ci girasse storto dover cedere la traiettoria. Io sto facendo uno sforzo pazzesco per fissarti negli occhi, perchè accidenti se sei bella, ma non hai neanche un cazzo di vestito addosso. Solo la parte di sotto del costume, tanto per farti capire che in realtà non sono riuscito proprio a guardarti negli occhi per tutto il tempo, un microsecondo ho perso il controllo.
I tuoi di occhi fanno su e giù dal mio collo ai miei piedi e ritorno, come se quello strano, quello con un motivo per essere guardato dal collo in giù, fossi io. Poi finalmente mi giri intorno e mi superi, ti infili in una macchina e ve ne andate, tu e le tue amiche alle quali dovevi pagare una scommessa persa, o forse la stavi vincendo proprio in quel momento. Un bel giro dell’isolato in topless, con dieci gradi. Potrei innamorarmi di una così.
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Scritto il 11 apr 2006 // Personal
Non voglio morire senza cicatrici. Colpiscimi.
In realtà la frase sarebbe da prendere proprio alla lettera, o così vorrebbe Tyler Durden. Solo che, come al solito, Tyler Durden non c’è, e la frase la deve recitare qualcun’altro, per parlare di cose diverse. Di quelle cicatrici che c’è chi le definisce invisibili anche se non può, perchè sono quelle che ci portiamo nel più interno pezzo di noi. Si vedono eccome, che buttino ancora sangue o che siano solo un segno più chiaro sulla pelle abbronzata, ogni volta che ci si passa vicino si vedono bene. Finisce sempre che proviamo a morire senza cicatrici, dentro e fuori. Non è il male nè la botta, ma purtroppo è il livido: l’ho cantato a voce persa davanti a chili di legna che bruciava, su decine di spiagge e sotto secchiate di stelle. Solo che, certe volte, è bello poter accarezzare i propri lividi e ricordare, ricordarti. Ci sono sere che potevano finire senza un "colpiscimi" e notti che non passano senza cicatrici. Ma ci sono cicatrici splendide.
Tyler Durden ha quasi sempre ragione: non voglio morire senza cicatrici. Colpiscimi.
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Scritto il 01 apr 2006 // Personal
Tanto poi arriverà lei e penserò ad altro. Me lo ha promesso, anche se ho fatto finta di non crederci. Non lo sa quante volte chiudo gli occhi e penso a lei, a cosa sta facendo, a quanta strada c’è in mezzo. Potesse rendersene conto, ogni volta che provo solo ad immaginare la sua presenza per stare un po’ meglio.
I giorni passano e le vite si allontanano, ogni giorno un po’ di più, prima di tornare a sbattersi contro così violentemente da non dar tempo di capire che sta succedendo, ed è già tornare a contare i passi che ci separano. Intravedo dallo specchietto retrovisore lui e lei, nella macchina dietro, che si guardano dritti negli occhi per tutto il tempo che siamo fermi al semaforo. Lei sorride. La solitudine a volte pesa, non l’ho mai nascosto, però è importante non provare a risolvere il problema tanto per farlo, forzarsi di star bene con una qualunque, la prima che c’è. Ora come ora ti limiti a desiderare lei, lì seduta a fianco a te, mentre canticchia le canzoni della radio, mentre guarda con gli occhi distratti le cose che passano fuori dal finestrino, o che pretende di guardare le stelle dalle strade della città.
Niente nasce per non funzionare, hai detto. Al massimo può funzionare in una maniera diversa da quella che ti aspetteresti. Secondo me no, non funzionava, quando sentivo le tue lacrime su di me e non sapevo trovare il modo di consolarti. Forse per te stava funzionando, non volevi essere fermata ma solo trovare la pace per lasciar andare tutto via.
Forse.
Rimane che arriverai, prima o poi, e penserò ad altro. Per un po’, almeno.