Archivio di marzo 2006

Macchie indelebili

Lascia un commento // Scritto il 13 mar 2006 // Diavoletti
Oggi mi hanno detto che il concetto di macchia indelebile è del tutto soggettivo.
Rossetto sul collo della camicia, caffè sui pantaloni, bianchetto sulle mani durante i giorni di scuola. Di macchie indelebili è pieno il mondo. Per farne di questo tipo basta un attimo, per altre servono almeno venti minuti.
Per altre ancora, serve un parlamento europeo pieno.
E’ proprio vero: il concetto di macchia indelebile è del tutto soggettivo.

(Grazie al blog di Claudio Sabelli Fioretti per avermi fatto trovare il video.)

Parlo anch’io di Sanremo [ma ne parlo bene]

3 Commenti // Scritto il 06 mar 2006 // Diavoletti

Tutti a parlare di San Remo. Per lo più parlarne male, senza bisogno di
guardarlo. Malattia diffusa tra gli spettatori, che amano giudicare
senza guardare e pretendono di avere tutto il diritto di farlo visto che
non sono pagati per scrivere recensioni.
Con buona pace di chi, intelligentemente, sa snobbare il Festival senza
criticarlo.
Per chi lo ha visto, invece, giudicare è un po’ più semplice. Ma
sopratutto divertente: come non notare che la scenografia firmata da
Dante Ferretti risulta meno elaborata e ancor meno attraente anche di
quella del gioco “Il Mercante in Fiera” di Italia 1? Il buon Dante, che
intervistato durante la scorsa settimana aveva l’aria di non sapere
neanche che ci fosse Sanremo, s’è poi inimicato la popolazione
escludendo i canonici fiori e la tradizionale scalinata. Così il ledwall
è impegnato per la maggior parte del tempo a mostrarne di immortalati e
ogni donna sul palco viene omaggiata con mazzi di fiori così verdi da
sembrare erbacce. Per la pace dei sanremesi non proprio contenti ma
almeno tenuti a bada.
Già questo di persè basterebbe a giustificare il calo degli ascolti
rispetto al festival del gruppo Ventura (il paragone con Bonolis è
proprio da evitare). I giornalisti, però, con le loro menti fervide, se
la prendono in primis col buon Panariello: lungi dall’essere perfetto,
regala qualche gaffe di troppo ma tutto sommato tiene in piedi lo show
e, a modestissimo parer mio, ne esce a testa alta. Unico, imperdonabile,
errore, quello di essersi defilato in bagno di corsa dopo aver
introdotto l’esibizione di Alex Britti nella penultima serata,
costringendo la povera Blasi da sola a gestire il “buco” lasciato da un
effetto di chitarra che non ne voleva sapere di funzionare e del quale,
alla fine, s’è fatto a meno.

A proposito di Blasi, in molti hanno deciso che la piaga di San Remo era
lei. Giudizio per partito preso, sono sicuro: il confronto con le
vallette precedenti come Falchi, Marini o la più recente e bellissima
Federica Felini, imbarazzate o monoespressive come poche, non è neanche
fattibile. Ben venga la Blasi, che regge gli sfottò Gialappiani nel
backstage sul seno semi scoperto della prima sera (“in realtà la gag
prevedeva che tirassi fuori tutto, ma ho sbagliato e ora non si può più
rifare”), prende in giro sul palco l’autore Cassini e il suo
auto-definirsi “autore bravo” con un post-it attaccato alla giacca, e
che piano piano prende gusto a spalleggiare la Cabello.
A proposito di quest’ultima, sicuramente la migliore per quelli che il
festival non lo amano ma lo guardano, voglio farvi notare come dopo
essere stata palpata da uno spettatore durante la gag “devo sfogarmi con
qualcuno” si sia sempre rivolta al maestro Serio (autore, tra l’altro,
dell’Inno di Forza Italia) per le restanti serate evitando gli
sconosciuti in platea.
Platea che ospitava anche il suo fidanzato e artista contemporaneo
Cattelan, che molti di voi ricorderanno intento ad appendere manichini
di fanciulli sugli alberi a Milano. Spettacolare la sua faccia nel
momento in cui Victoria s’è attaccata alle labbra di Orlando Bloom
durante l’ultima serata. Con poco gradimento anche da parte dell’attore
americano.

Questo, però, sarà sicuramente il festival ricordato per le critiche
agli autori: fino all’anno scorso i giornali si scagliavano su canzoni,
presentatori, vallette, cantanti. Quest’anno, ad ogni modo, sono stati
tirati dentro anche gli autori, con cognizioni di causa pressochè nulle.
La macina di articoli deliranti si può riassumere con l’invito, da parte
di uno sventurato, a valutare come gli autori del monologo di
Pieraccioni abbiano fatto scuola di comicità a quelli di Panariello.
Nessuno ha avvertito il giornalista che il gruppo di menti pensanti
fosse il medesimo e che prendere lezioni da sè stessi è pressochè
impossibile.

Così come ora, il fiume di parole finisce con lo spostare l’attenzione
dalle canzoni. Cosa si salva? assolutamente i Nomadi, Dolcenera, Mario
Venuti (quest’anno gruppo con gli Arancia Sonora), Simona Bencini e
L’Aura. A proposito di quest’ultima, la promozione festivaliera ha
funzionato e ho ascoltato il suo album precedente ai passaggi televisivi
su Rai 1 (senza capire se fosse o meno il suo esordio). Musicalmente
eccellente, anche se in molte canzoni potrebbe essere confusa con Elisa
(e anche il modo di fare, secondo il fantastico Rudi Zerbi suo
discografico, non è da meno). Unica pecca, ogni inizio delle sue canzoni
fa venire voglia di spegnere lo stereo: se poi resisti, vai incontro ad
una canzone bellissima. Praticamente come scrivere tutti libri splendidi
e farsi fare le prefazioni da Platinette: il buon lavoro rimane, ma
l’amaro in bocca pure.

Comune opinione conclusiva, il festival va rivoluzionato. Per questo è
già stato opzionato Pippo Baudo per la conduzione del prossimo. Che le
porte dell’Ariston siano pronte alle ventate di novità.

Chiudiamo con la prima idea degna di nota per l’edizione 2007: già
sabato sera e poi stamattina ai microfoni di Radio 2, Fiorello si è
proposto per la conduzione del prossimo festival di Sanremo. “A patto
che,” ha spiegato, “le prime tre serate si facciano in Radio, a reti
unificate su tutte quelle della RAI. Solo l’ultima la mandiamo in
televisione, un bello spettacolone da sabato sera. Vedrete che le
canzoni le ascolteranno molto di più, perchè non si vede niente, che
altro vuoi fà? In TV per non fare controprogrammazione mandiamo il
monoscopio.”

Sante parole. Sulle possibilità di responso positivo alla richiesta si
sono già espressi quelli della Gialappa’s: “9 su 10 ti rispondono con
una parola che finisce per -ulo”.
Le idee migliori non funzionano in TV, questo è certo.

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