Lettera a M.
Scritto il 09 feb 2006 // Personal.E’ andata che ieri notte, prima di addormentarmi, mi sei tornata in mente. Non saprei spiegare come, sai come succede quando stai per addormentarti e pensi un po’ a tutto, senza soluzione di continuità. Così sei comparsa tu.
Non ti vedo da tanto tempo, e gli squilli da cellulare da "mi manchi" non contano. Adesso niente è come prima, eravamo più soli e più insicuri. Credo che ora tu sia più contenta di prima -chissà se sei riuscita anche ad essere felice, nel frattempo-, sicuramente più indipendente e ancora più bella.
Ieri notte, però, non pensavo ai cambiamenti. Pensavo a cos’era prima che cambiasse tutto. Eri una grande amica. Lo sei ancora, anche se ti vedo poco poco. Quando potevamo vederci tutti i giorni, e non pensare a nient’altro che le nostre vite, la tua amicizia era qualcosa per cui svegliarsi la mattina. Cambiavano le persone, eppure io e te c’eravamo sempre. Passavamo i nostri pomeriggi al mare, fino all’ultimo. Fino al tramonto. Perchè non si poteva sprecare tempo senza goderselo. C’era la tua radio blu, che prendeva tutte le stazioni così così e mai una per bene. Ma era l’estate dei tormentoni e le canzoni erano sempre quelle cinque. L’estate delle goccie di giove, e di chi cantava che serve un po’ di pazzia per rimanere sani. C’era il beach volley da prendersi in giro. C’era quando ti lasciavo dormire sotto il sole del tardo pomeriggio mentre giocavo con i tuo capelli. Eppure non ho mai voluto niente di più che la tua amicizia, era quella che avevo ed ero felice -sì, felice- di quei giorni lì.
L’ultima sera, quando ci siamo abbraciati, ho trattenuto le lacrime. Tu no, e mi ha fatto piacere. Il tuo sorriso luminoso sotto quegli occhi lucidi non me lo scorderò mai.
La mattina dopo sei tornata a trovarmi, e io stavo per partire. Mi hai lasciato una cartolina, ed è la cosa che conservo con più gelosia. Dicevi che "è strano pensare ai propri amici sapendo che il domani già vi divide, e nella mente solo ricordi".
E poi il ritornello di una canzone. E’ così che ho provato a vivere, come hai scritto tu. Ancora oggi, quando sento quelle note, chiudo gli occhi e penso a quell’estate di tanti anni fa. A te, alla tua voglia di vivere e a quanto sono contento di conoscerti. Non la leggerai mai, questa lettera, e un po’ mi dispiace. Te la porterò, un giorno o l’altro, forse.
Se ti capiterà tra le mani, non posso non dirti che ti voglio bene e che spero tu sia felice tanto quanto io sono stato fortunato a incontrarti.
Non ti vedo da tanto tempo, e gli squilli da cellulare da "mi manchi" non contano. Adesso niente è come prima, eravamo più soli e più insicuri. Credo che ora tu sia più contenta di prima -chissà se sei riuscita anche ad essere felice, nel frattempo-, sicuramente più indipendente e ancora più bella.
Ieri notte, però, non pensavo ai cambiamenti. Pensavo a cos’era prima che cambiasse tutto. Eri una grande amica. Lo sei ancora, anche se ti vedo poco poco. Quando potevamo vederci tutti i giorni, e non pensare a nient’altro che le nostre vite, la tua amicizia era qualcosa per cui svegliarsi la mattina. Cambiavano le persone, eppure io e te c’eravamo sempre. Passavamo i nostri pomeriggi al mare, fino all’ultimo. Fino al tramonto. Perchè non si poteva sprecare tempo senza goderselo. C’era la tua radio blu, che prendeva tutte le stazioni così così e mai una per bene. Ma era l’estate dei tormentoni e le canzoni erano sempre quelle cinque. L’estate delle goccie di giove, e di chi cantava che serve un po’ di pazzia per rimanere sani. C’era il beach volley da prendersi in giro. C’era quando ti lasciavo dormire sotto il sole del tardo pomeriggio mentre giocavo con i tuo capelli. Eppure non ho mai voluto niente di più che la tua amicizia, era quella che avevo ed ero felice -sì, felice- di quei giorni lì.
L’ultima sera, quando ci siamo abbraciati, ho trattenuto le lacrime. Tu no, e mi ha fatto piacere. Il tuo sorriso luminoso sotto quegli occhi lucidi non me lo scorderò mai.
La mattina dopo sei tornata a trovarmi, e io stavo per partire. Mi hai lasciato una cartolina, ed è la cosa che conservo con più gelosia. Dicevi che "è strano pensare ai propri amici sapendo che il domani già vi divide, e nella mente solo ricordi".
E poi il ritornello di una canzone. E’ così che ho provato a vivere, come hai scritto tu. Ancora oggi, quando sento quelle note, chiudo gli occhi e penso a quell’estate di tanti anni fa. A te, alla tua voglia di vivere e a quanto sono contento di conoscerti. Non la leggerai mai, questa lettera, e un po’ mi dispiace. Te la porterò, un giorno o l’altro, forse.
Se ti capiterà tra le mani, non posso non dirti che ti voglio bene e che spero tu sia felice tanto quanto io sono stato fortunato a incontrarti.
Buona vita.
"Leggero, nel vestito migliore
senza andata nè ritorno
senza destinazione.
Leggero, nel vestito migliore
nella testa un po’ di sole
ed in bocca un canzone…"
senza andata nè ritorno
senza destinazione.
Leggero, nel vestito migliore
nella testa un po’ di sole
ed in bocca un canzone…"
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