Archivio di gennaio 2006

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12 Commenti // Scritto il 24 gen 2006 // Personal
Per la tua camminata
i tuoi sorrisi
perchè sai essere solare quando c’è bisogno
per le tue mani
le tue scarpe colorate
per quello che pensi
per come sai dirlo
e ascoltare ciò che dicono
e capire ciò che pensano
quelli intorno a te
Per le tue emozioni
per quelle che regali
con la grandezza dei tuoi occhi
i tuoi vestiti per far festa
e quelli per dormire
Perchè non pretendi mai
ma invogli chiunque ad essere migliore
solo per avere le tue attenzioni
perchè non vuoi mai niente indietro
e ti senti in colpa se non dai abbastanza
perchè non speri di essere cercata
ma cerchi
perchè se il tuo mondo non fa ridere
sai ridere di te
Per quello di cui profuma la tua pelle
Perchè ti togli le voglie
di torta e coca cola
cheeseburger da leccarsi le dita
che si muore una volta sola
e prima devi provare tutto
Per i tuoi difetti
che ti fanno ancora più bella
Per il tuo cuore che non ha mai smesso di cercare
un posto dove mandare il suo affetto
e per aver pensato a me
in una notte
come questa.
Grazie.

World Tour

3 Commenti // Scritto il 17 gen 2006 // Oggi ti consiglio...
Sto diventando un patito delle webcam, ma non di quelle che servono a spiare qualche studentessa lolita che si masturba solo per te e altri duecento arrapati. Con un po’ di buona volontà e una buona dose di Google, puoi fare il giro del mondo in webcam. Che non è come farlo davvero, ma almeno è già qualcosa.
Montreal, Oslo, ma anche il lungomare di Rimini o la piazza di uno sperduto paesino della Toscana. A guardarci così, tutti pezzi dello stesso pianeta, ognuno con le sue storie, mi viene da chiedermi come possa esserci ancora in giro qualche coglione che prova a spiegarti che esistono razze diverse dalla tua.
A Tokyo è una splendida giornata di sole. Il traffico sotto l’NTT Media Lab è scorrevole. Alle sette e zero nove, orario della costa est, la Statua della Libertà è un lumicino sopra al porto che diventa buio. Se guardate bene, si vedono i fari delle macchine di gente che torna a casa. Pezzi dello stesso mondo, storie diverse.
A Budapest è già notte. La città è solo un immensa distesa di palline bianche e un ponte in lontananza. E chissà quante vite ci passano sopra ora, a cosa pensano, se sanno che ci sono io a guardarle. A Tahiti c’è una vista da mozzare il fiato. Il cielo ha così tanti colori che fa impressione. C’è vento forte, l’aria è pulita e si vede la costa fino in fondo.
Waikiki Beach, Honolulu, Hawaii: 27° gradi, umidità 54%. Vento da nord-ovest, quindici miglia orarie. In mare ci sono i surfisti e in spiaggia un sacco di gente a guardarli. E io a guardare loro, da Roma, quattro gradi e pioggia imminente.
A Glasgow è mezzanotte e mezza e ci sono così tante luci che sembra giorno. Viene voglia di camminare e godersi l’aria della via principale. La webcam di Melbourne è rotta, un tecnico arriverà presto, datato Martedì, 17 Gennaio. Aspetto anche io quel tecnico, ripasso tra qualche giorno. Una persona in più da conoscere.
Zanzibar, il vostro passaporto per il paradiso. Il sole tramonta, le palme sono quasi sulla spiaggia e il mare tranquillo splende di rosa acceso. Ma la webcam si aggiorna fino alle 18.30 ora locale, e quindi tutto ciò succedeva solo qualche ora fa. E’ già vecchio, appuntamento a domani. A Tenerife, Canarie, la cam è ancora accesa, ma è buio. A Fureteventura, un po’ più in là, è ancora più nero. Di giorno si vede il mare, fino all’orizzonte. Ma potete scegliere di osservare le spaventose navi da crocera che si fermano nel porto alla vostra sinistra. Non fa male sognare di prenderne una, prima o poi. Per il mare di Fuerteventura vale la pena. Il bagno nell’oceano.
A Gersualemme in giro non c’è nessuno. Due e trentacinque della mattina, sono il visitatore numero 20.373.278. Tanti altri passati prima di me a guardare lo stesso pezzo di mondo. Qualcosa in comune con tutti loro. A Kuala Lumpur, se sei abbastanza furbo, puoi controllare le vie del centro e guardare dove c’è meno traffico. Ma oggi è tranquillo, nessun ingorgo, si può partire sereni. Almeno così mi dice il sito, visitatore numero 4.295.923.
Ritorno alla LibertyCam. La camera della Statua della Libertà. Se potete, dice il sito, aiutate le famiglie dei pompieri che hanno perso la vita l’undici settembre.
La WebCam che puntava sul WTC è fissa da quel giorno. Fumo nero che esce dalle torri. A volte il mondo ci fa paura, ma non vuol dire che non valga la pena svegliarsi domani.
Davanti alle webcam di tutto il mondo, la vita continuerà. Non solo per essere spiata da lontano, da qualcuno che vuole sentirsi parte del proprio pianeta, ma anche perchè ognuno di noi deve avere la possibilità di essere il cambiamento che vuole vedere nel mondo.
“Be the changes you want to see in the world”, lo diceva un tale, veniva dall’India. In questo momento, a Bombay, una Dj dai capelli scuri è sola nello studio di una radio e parla al microfono a migliaia di persone, frequenza 90.5…

XXI

4 Commenti // Scritto il 12 gen 2006 // Personal
Per la ventunesima volta è di nuovo quel giorno lì.
Quello che ventun’anni fa succedeva di iniziare a esserci pure a lui. Che per la verità non è proprio esatto, visto che è mezzanotte e mezza e quel giorno lì, mentre copre Roma di neve, deve far arrivare le sedici perchè qualcuno possa iniziare ad accorgersi che sta per succedere qualcosa.
Sarebbe il più bel ricordo di ognuno di noi, cosa abbiamo visto la prima volta. Anche se quasi sicuramente è un’immagine poco degna di nota, forse pure un po’ schifosa, ma è pur sempre la prima e sarebbe bello tenerla a mente. Volti, mani, ansie per un neonato troppo grosso per essere vero, che tocca tirarlo via con la ventosa.

Ha tirato fuori solo la testa, e già gli hanno fatto una cicatrice. Nasce già con l’aspetto del vero duro, cicatrice sul cranio pelato e un sacco di dottori solo per lui.
Per non tenervi troppo in ansia, alla fine la cicatrice se la tiene ma lo mettono al mondo sano e salvo. Nella scena non si sente lui che piange perchè lui sta zitto immobile col labbro di sotto in fuori e si guarda intorno. Un bimbino tranquillo, pare alle infermiere.
Poi capita che è l’unico di quel Gennaio lì a essere maschio in quell’ospedale. Dorme in una stanza con altre cinquanta femminucce.

Visto che le sveglia quando piange, è l’unico che viene portato in braccio fino alla mamma e dorme in reparto con lei. Le infermiere ritirano "tranquillo" e sostituiscono con un più adeguato "fortunato".
Se uno inizia così, non può non montarsi la testa. Poi capita che la vita va diversa, ma insomma se deve pensare ora al periodo migliore della sua vita è sicuramente quello lì.
Il resto è sempre meno chiaro. Arriva un giorno che poi rinizi a ricordare tutto, ma poche cose valgono la pena davvero.
Eppure lui ora non sa cosa darebbe per ricordare quel giorno. Per saperlo di suo, perchè c’era, e non perchè se lo fa raccontare da chi l’ha vissuto intensamente vicino a lui.
Avrebbe voluto vedere lei diventare mamma per la prima volta. Provare a vedere cosa passava negli occhi di quello che s’era preso la metà del merito, o della colpa, di tutto quel viavai di medici. Di quelli che in quel momento diventavano nonni, e chissà, forse si chiedeva perchè erano solo tre. No, lui sa di non esserselo mai chiesto, l’ha sempre saputo. Quello che mancava forse lo aveva anche incontrato, ma prima, quando ancora non aveva la cicatrice sulla testa e tante facce intorno. Chi lo sa cosa c’è prima. Un’altra cosa che gli piacerebbe ricordarsi.
Chissà che odore aveva casa la prima volta che c’è entrato. Cosa ha sognato la prima volta che ha dormito lì, tra le coperte sue, sopratutto quella bianca con le mele blu. Chissà cosa ha pensato lei quando lo ha visto dormire la prima volta dentro la copertina con le mele blu che aveva fatto apposta.
E lui? Ha pensato della sua vita, in quei giorni sempre più nevosi? Magari era già in grado di sperare in qualcosa di buono, qualunque cosa, proprio come fa stanotte per farsi coraggio e pensare che ancora una volta è quel giorno lì.