Doppiosenso
Scritto il 05 dic 2005 // Personal.Ora anche le luci sono palline colorate, sospese sulla strada. Meno ci vedi e più ascolti, e più ascolti più annusi l’aria intorno. Provi a cogliere ogni discorso che ti sfiora, o a capire cosa succederà solo dal profumo che ti circonda. In ogni periodo dell’anno ci sono odori e suoni così forti che non possono essere persi. Ora nell’aria c’è quello della pioggia, dominante, insieme a quello delle foglie bagnate. Sembra una pazzia, ma sono due odori diversi e tutti e due legati all’autunno. E’ come vedere il cielo scuro, gli ombrelli aperti e i fari delle macchine accesi. Solo che non lo vedi, te lo immagini.
Mi manca l’aria di castagne bruciate sul fuoco, un odore caldo come quello che c’era tanti anni fa. Vorrei sentirlo ancora mischiato a terra e legna bagnata, a quello inconfondibile della brace, a quello dei guanti per aprire i ricci caduti dagli alberi. Il rumore era quello del fuoco che prende i legnetti da ardere, dei passi sull’erba con gli scarponi, delle voci familiari in lontananza.
La cosa peggiore della memoria è che non c’entra niente col ricordo. La memoria cambia le forme e i colori, pur di non deluderci. Ricompone i nostri vecchi ricordi frammentati con pezzi verosimili, e tutto ciò che è contorno, come l’odore e il rumore di quei giorni oramai in bianco e nero, non esiste più.
Più penso a quei giorni, più la mia memoria prova ad aggiungere qualcosa che non c’era davvero. Come l’amore, per esempio. C’è un età in cui può sembrarti tale e poi basta un anno per capire che tutti quei suoni e quegli odori sarebbero stati comunque splendidi anche senza tutte quelle bugie dette a me stesso. Capisci che la prima volta che ti emozioni un po’ più del solito non sei innamorato, sei solo più coinvolto. Non solo senza si sopravvive: si vive meglio.
Dicembre non era sempre e solo certi odori. Natale era anche odore di cioccolato e agrumi. Di cera bruciata, che è eccitante di suo perchè per me le candele sono sempre state qualcosa di speciale. Molto vicino all’albero si respirava odore di plastica, perchè era finto. E ogni anno lo montavo e lo osservavo spoglio pensando che era una visione triste. Passavo due giorni a metterci su tutto quello che serve perchè fosse almeno bello come quelli veri, che è meglio che stiano dove devono stare, almeno loro. Amavo troppo l’odore e i suoni dei boschi veri per pretendere di portarmene a casa un pezzo e usarlo per abbellire il mio Natale.
Negli ultimi anni c’è sempre stato anche il suo profumo. Mischiato con quello dello champagne. Poi dicembre finiva con l’odore acre della polvere da sparo, di qualche bevanda meno costosa e, chissà, anche della neve. Che, è risaputo, se ne frega (a proposito: grazie a chi di dovere per il semplice fatto di aver scelto il mestiere che fa).
Dicembre di nuovo, anche stavolta. Voglio farmi bastare il profumo dell’aria e di ciò che circonda, il rumore della pioggia che copre tutti gli altri e sperare che quando riaprirò gli occhi sia tutto un po’ diverso. Solo un po’.
La cosa peggiore della memoria è che non c’entra niente col ricordo. La memoria cambia le forme e i colori, pur di non deluderci. Ricompone i nostri vecchi ricordi frammentati con pezzi verosimili, e tutto ciò che è contorno, come l’odore e il rumore di quei giorni oramai in bianco e nero, non esiste più.
Più penso a quei giorni, più la mia memoria prova ad aggiungere qualcosa che non c’era davvero. Come l’amore, per esempio. C’è un età in cui può sembrarti tale e poi basta un anno per capire che tutti quei suoni e quegli odori sarebbero stati comunque splendidi anche senza tutte quelle bugie dette a me stesso. Capisci che la prima volta che ti emozioni un po’ più del solito non sei innamorato, sei solo più coinvolto. Non solo senza si sopravvive: si vive meglio.
Dicembre non era sempre e solo certi odori. Natale era anche odore di cioccolato e agrumi. Di cera bruciata, che è eccitante di suo perchè per me le candele sono sempre state qualcosa di speciale. Molto vicino all’albero si respirava odore di plastica, perchè era finto. E ogni anno lo montavo e lo osservavo spoglio pensando che era una visione triste. Passavo due giorni a metterci su tutto quello che serve perchè fosse almeno bello come quelli veri, che è meglio che stiano dove devono stare, almeno loro. Amavo troppo l’odore e i suoni dei boschi veri per pretendere di portarmene a casa un pezzo e usarlo per abbellire il mio Natale.
Negli ultimi anni c’è sempre stato anche il suo profumo. Mischiato con quello dello champagne. Poi dicembre finiva con l’odore acre della polvere da sparo, di qualche bevanda meno costosa e, chissà, anche della neve. Che, è risaputo, se ne frega (a proposito: grazie a chi di dovere per il semplice fatto di aver scelto il mestiere che fa).
Dicembre di nuovo, anche stavolta. Voglio farmi bastare il profumo dell’aria e di ciò che circonda, il rumore della pioggia che copre tutti gli altri e sperare che quando riaprirò gli occhi sia tutto un po’ diverso. Solo un po’.
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