Oltre il gelo
Scritto il 22 nov 2005 // Personal.Pensavano di andare via. Se lo dicevano tra il vapore acqueo che disegnava le loro parole nell’aria gelida che li circondava. Lo pensavano da tanto e alla fine stavano sempre lì, però ogni volta era un po’ più serio. Prima o poi sarebbe successo, e non vedevano l’ora. Roma sembrava vuota, già malinconicamente rivolta al giorno successivo, quando le sveglie avrebbero ripreso a suonare la mattina presto. Nel freddo che faceva, i suoni non esistevano più. Si ghiacciavano appena nati e rimanevano lì, ad aspettare di essere portati lontani dal vento. Con un freddo così, mentre passavano tra i monumenti illuminati solo per loro, non riuscivano a non sentirsi soli. Nulla poteva avvicinarli, se non la stessa consapevolezza di essere due anime sole e a volte felici di esserlo.
Quello, e sembrava strano dirlo, era uno di quei momenti in cui gli piaceva essere soli. Se ci fosse stato davvero qualcuno nella loro vita, una persona a cui dedicare le loro attenzioni, non avrebbero mai goduto della città tutta per loro. Era la loro piccola unione di due anime destinate a vivere di momenti buoni, per addolcire quelli cattivi.
Quello, e sembrava strano dirlo, era uno di quei momenti in cui gli piaceva essere soli. Se ci fosse stato davvero qualcuno nella loro vita, una persona a cui dedicare le loro attenzioni, non avrebbero mai goduto della città tutta per loro. Era la loro piccola unione di due anime destinate a vivere di momenti buoni, per addolcire quelli cattivi.
Roma è troppo grande per girarla tutta in una notte, ma le cose che vale la pena vedere sono tutte lì, basta aver voglia di camminare e non farsi spaventare dal freddo. Loro lo sapevano, ma non avevano mai provato a farlo davvero. Camminavano nella luce fioca dei lampioni, lì dove miliardi di persone erano passate prima di loro, con chissà quali stati d’animo, speranze, sofferenze e gioie. Sospesi nel cielo scuro sopra di loro, c’erano tutti i sentimenti delle persone passate di lì, e trovavano divertente provare a immaginare cosa succedeva cent’anni prima, in quello stesso posto. Era un modo per sentirsi partecipi di un mondo che girava sotto i loro piedi senza che loro riuscissero a trovare il senso giusto. Quei pochi che li incrociavano, scappavano via verso la loro casa, sognando il latte caldo e le coperte. Anche loro ci pensavano, a dir la verità. Parlavano di colazioni calde e torte appena uscite dal forno, tutte cose che gli ricordavano più il passato che il presente. Desideravano le loro coperte calde e le loro case, ma più di ogni altra cosa si desideravano fra loro e tutto il ghiaccio del mondo ad un certo punto non bastò più.
E mentre Roma si colorava solo per loro e il freddo congelava tutto, iniziarono a sentirsi meno soli.
E mentre Roma si colorava solo per loro e il freddo congelava tutto, iniziarono a sentirsi meno soli.
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___Cacciatore983____ wrote:
22 nov 2005, alle 00:08Max mi stai diventando troppo malinconico!!!
Nur wrote:
22 nov 2005, alle 00:08io sto piangendo
isbenz wrote:
22 nov 2005, alle 00:08se lo avete trovato così malinconico mi sa che non lo avete capito tanto…