La metro di Chicago è meglio
Scritto il 24 ott 2005 // Personal.Non si può mentirsi per sempre, far finta che tutto passerà. Devo ancora fare qualche chilometro in metropolitana. Gelido il vento che arriva da fuori, la pioggia che cade da sopra e il ferro sotto le mani. Mentre il mondo diventa scuro, le luci si accendono e l’umanità che condivide il mio pezzo di mondo viaggia verso le proprie vite, sei solo dove non vorresti essere. Ti confronti con pensieri più grandi di te. La tua prima casa che non avrai mai, inizierai direttamente dalla seconda. I soldi che finiranno tutti per uno stupido capriccio. Vite che cambieranno perchè non tutti nascono con la voglia di adattarsi.
Il cuore del motorino che smette di battere dopo la curva e tu, infreddolito e solo nel buio, vestito di nero, col cuore in gola mentre guardi i fari delle macchine arrivare verso di te, che puoi solo sperare che qualcuno decida che devi soffrire ancora nel pieno delle tue facoltà. Nessuno ti pulirà dal suo vetro con un colpo di tergicristallo, almeno stavolta. La macchina ci metterà qualche giorno, ma ti appiederà anche quella.
E’ così che il biglietto della metro ora ti brucia tra le mani, tra le dita tenute fuori da un vestito troppo leggero. Il rumore del treno sui binari è lo stesso, il freddo e i volti segnati pure, mancano gli sbuffi di fumo bianco e manca una sceneggiatura già scritta. E’ per quello che la metro di Chicago è meglio.
Passa un’altra domenica, passerà un’altra notte. Smaltisco i postumi di una lunga separazione, arrivata alla fine con neanche più la voglia di far finta di volersi ancora.
Come ogni volta, è un fallimento, per il semplice fatto di essere stata e non essere ancora. Nella sera in cui la lei di prima si fa risentire, matura l’idea mentre cuoci sulla tua sedia bollente di un sabato sera mesto. Nella sera mentre una lei di sempre viene da te per movimentare un po’ la vita di entrambi, stabilisci le tue priorità. Anche perchè lei è l’unica che non si perde dietro un fiume di parole scritte e parlate e ti asciuga direttamente le lacrime.
Tante volte ho detto di non voler perdere tempo e tante volte sono caduto in contraddizione. Troppe.
Semmai finirà, se in questi giorni tirerò fuori un sorriso, ma di quelli che ti partono da dentro, allora non lo so che farò. Non so se la destinazione cambierà. Da come la vedo da qui, è fredda, buia, puzza di marcio e muffa e da qui sembra solo un lungo cadere verso il nulla.
La sveglia suonerà ancora.
Il cuore del motorino che smette di battere dopo la curva e tu, infreddolito e solo nel buio, vestito di nero, col cuore in gola mentre guardi i fari delle macchine arrivare verso di te, che puoi solo sperare che qualcuno decida che devi soffrire ancora nel pieno delle tue facoltà. Nessuno ti pulirà dal suo vetro con un colpo di tergicristallo, almeno stavolta. La macchina ci metterà qualche giorno, ma ti appiederà anche quella.
E’ così che il biglietto della metro ora ti brucia tra le mani, tra le dita tenute fuori da un vestito troppo leggero. Il rumore del treno sui binari è lo stesso, il freddo e i volti segnati pure, mancano gli sbuffi di fumo bianco e manca una sceneggiatura già scritta. E’ per quello che la metro di Chicago è meglio.
Passa un’altra domenica, passerà un’altra notte. Smaltisco i postumi di una lunga separazione, arrivata alla fine con neanche più la voglia di far finta di volersi ancora.
Come ogni volta, è un fallimento, per il semplice fatto di essere stata e non essere ancora. Nella sera in cui la lei di prima si fa risentire, matura l’idea mentre cuoci sulla tua sedia bollente di un sabato sera mesto. Nella sera mentre una lei di sempre viene da te per movimentare un po’ la vita di entrambi, stabilisci le tue priorità. Anche perchè lei è l’unica che non si perde dietro un fiume di parole scritte e parlate e ti asciuga direttamente le lacrime.
Tante volte ho detto di non voler perdere tempo e tante volte sono caduto in contraddizione. Troppe.
Semmai finirà, se in questi giorni tirerò fuori un sorriso, ma di quelli che ti partono da dentro, allora non lo so che farò. Non so se la destinazione cambierà. Da come la vedo da qui, è fredda, buia, puzza di marcio e muffa e da qui sembra solo un lungo cadere verso il nulla.
La sveglia suonerà ancora.
P.S.: Grazie a tutti, veramente, perchè 2000 è un bel numero. 2014 ancora di più.
Tutto ciò che si trova in queste pagine è pubblicato secondo licenza
Laraxx83 wrote:
24 ott 2005, alle 00:57Ciao!
Vorresti aiutarmi
a diffondere un messaggio importante?
leggi il mio intervento sul blog
e diffondi anke tu l’indirizzo di quel sito
ke ho scritto in azzurro..
L’UNIONE FA LA FORZA!!!
Uniamoci contro la crudeltà verso gli animali!!!!
Fammi sapere come la pensi..
a presto
kisssss
^^Giusy^^
isbenz wrote:
24 ott 2005, alle 00:57Che tanto valeva postare direttamente il link (che è http://www.strasbourgcurieux.com/fourrure/). Ad ogni modo, lo sappiamo tutti come vengono fatte le pellicce naturali, chi le indossa è consapevole e non smetterà guardando questo video. Chi non le indossa è consapevole comunque, ma quanto meno è responsabile.
Daniele wrote:
24 ott 2005, alle 00:57Giusy, sto porello parla di separazione, lacrime, il motorino che gli si ferma, e tutto quello che hai da dire e’ di andare sul tuo blog per salvare gli animali?
Causa nobile, sia chiaro… pero’ almeno due paroline per max! Eccheccaz
Ciao
Daniele wrote:
24 ott 2005, alle 00:57Giusy, sto porello parla di separazione, lacrime, il motorino che gli si ferma, e tutto quello che hai da dire e’ di andare sul tuo blog per salvare gli animali?
Causa nobile, sia chiaro… pero’ almeno due paroline per max! Eccheccaz
Ciao