A mano
Scritto il 18 ott 2005 // Personal.Vorrei poter dire di essere contento. Per la verità la mia unica motivazione, l’unica ragione per andare avanti, è la busta paga e la misera cifra che riporta in basso a destra. Che almeno profuma un po’ di quelle piccole libertà che volevo prendermi. Sfizi da togliere, regali da farmi da solo, perchè la prima gratificazione deve arrivare da se stessi. Per il mondo c’è tempo.
Ci penso mentre sto in metro, a cosa comprarmi. Ci sto pensando mentre passiamo su quartieri popolari freddi e vuoti, con la gente rintanata in casa, mentre io e una signora con tanto di valigia riempiamo il vagone più sfondato che c’è. Penso anche alle nostre due vite diverse, la mia e della signora, vite unite dal semplice fatto di essere nello stesso momento impegnati a viaggare verso la stessa direzione. Penso a come nonostante tutto continuiamo ad ignorarci, presi dai nostri problemi, dalla voglia di arrivare o semplicemente di scendere dal treno per respirare un po’ d’aria. Sogno la cena, il mio letto, la mia TV e sogno un po’ di affetto.
Lei mi manca. Non avrei creduto che fosse possibile, qualche settimana fa, e invece devo ancora farci i conti. Nel momento peggiore, c’era solo voglia di andare via, perchè rimanere e dire tutto quello che avevo dentro sarebbe stato troppo cattivo e violento. E anche perchè volevo soffrire solo il necessario e necessariamente in solitudine. Ho rifiutato di parlarne, per non infilare il dito nella ferita. Anche perchè non è il modo per rimarginarla.
Invece, alla fine, ho dovuto fare i conti con le tenaglie di una collega, conosciuta per caso e decisa a raddrizzarmi la giornata. Trovando la forza di far ridere lei, trovo la forza di voler ridere anche io. Poi sono arrivate quelle amiche irrinunciabili, quelle che ci sono sempre state anche quando non c’erano, e tutto è venuto allo scoperto. Inutile fingere di voler andare via, perchè tanto lei ti viene a trovare nei sogni e ti fa capire quanto ti manca. Non è facile fare i conti con i propri sentimenti, sopratutto quando provi a reprimerli.
Finisce un’altra giornata. Mi sono incantato a parlare con una splendida quarantenne che lavora con me e mi sono divertito a scherzare con quella gente che vedo tutti i giorni ai piani di sotto e manco saluto mai, e che piano piano inizio a conoscere. Inizio ad ambientarmi, a sentirmi un po’ a casa anche quando sto a lavoro, e inizio a dispiacermi del fatto che tra un po’ sarà finito. Anche se a volte è dura, quando il cielo è azzurrissimo e fa caldo, e tu vedi tutto dal vetro scuro della finestra. Quando tutti quelli che hanno iniziato con te sono andati via, quando va via anche chi ti ha insegnato a cavartela e a far passare il tempo e pensavi di rimanere da solo.
Mancherà anche quello, perchè in fondo ne valeva la pena.
Non è solo la busta paga a dare una motivazione. E’ anche la voglia di entrare in vite nuove, per cercare di lasciare un bel ricordo di me. Mi accontento di poco.
Ci penso mentre sto in metro, a cosa comprarmi. Ci sto pensando mentre passiamo su quartieri popolari freddi e vuoti, con la gente rintanata in casa, mentre io e una signora con tanto di valigia riempiamo il vagone più sfondato che c’è. Penso anche alle nostre due vite diverse, la mia e della signora, vite unite dal semplice fatto di essere nello stesso momento impegnati a viaggare verso la stessa direzione. Penso a come nonostante tutto continuiamo ad ignorarci, presi dai nostri problemi, dalla voglia di arrivare o semplicemente di scendere dal treno per respirare un po’ d’aria. Sogno la cena, il mio letto, la mia TV e sogno un po’ di affetto.
Lei mi manca. Non avrei creduto che fosse possibile, qualche settimana fa, e invece devo ancora farci i conti. Nel momento peggiore, c’era solo voglia di andare via, perchè rimanere e dire tutto quello che avevo dentro sarebbe stato troppo cattivo e violento. E anche perchè volevo soffrire solo il necessario e necessariamente in solitudine. Ho rifiutato di parlarne, per non infilare il dito nella ferita. Anche perchè non è il modo per rimarginarla.
Invece, alla fine, ho dovuto fare i conti con le tenaglie di una collega, conosciuta per caso e decisa a raddrizzarmi la giornata. Trovando la forza di far ridere lei, trovo la forza di voler ridere anche io. Poi sono arrivate quelle amiche irrinunciabili, quelle che ci sono sempre state anche quando non c’erano, e tutto è venuto allo scoperto. Inutile fingere di voler andare via, perchè tanto lei ti viene a trovare nei sogni e ti fa capire quanto ti manca. Non è facile fare i conti con i propri sentimenti, sopratutto quando provi a reprimerli.
Finisce un’altra giornata. Mi sono incantato a parlare con una splendida quarantenne che lavora con me e mi sono divertito a scherzare con quella gente che vedo tutti i giorni ai piani di sotto e manco saluto mai, e che piano piano inizio a conoscere. Inizio ad ambientarmi, a sentirmi un po’ a casa anche quando sto a lavoro, e inizio a dispiacermi del fatto che tra un po’ sarà finito. Anche se a volte è dura, quando il cielo è azzurrissimo e fa caldo, e tu vedi tutto dal vetro scuro della finestra. Quando tutti quelli che hanno iniziato con te sono andati via, quando va via anche chi ti ha insegnato a cavartela e a far passare il tempo e pensavi di rimanere da solo.
Mancherà anche quello, perchè in fondo ne valeva la pena.
Non è solo la busta paga a dare una motivazione. E’ anche la voglia di entrare in vite nuove, per cercare di lasciare un bel ricordo di me. Mi accontento di poco.
Tutto ciò che si trova in queste pagine è pubblicato secondo licenza
___Cacciatore983____ wrote:
18 ott 2005, alle 22:50Pensa, ho letto oggi il tuo commento!! cmq non penso avrò mai la pazienza di rispondere a quelle mille domande( mille…sn cifre che fanno girare la testa!).
Cambiando discorso…se stai male per il motivo che m’hai detto quella mattina mentre tornavamo da cinecittà 2, allora mi viene da consigliarti( non mi permetterei di fare altro) di parlarle, xkè alla fin fine non è così enormemente grave da buttare via tutto!! c puoi essere rimasto male(giustamente), ma vale la pena rovinare tutto?? pensaci su!!!
Elw00d-Blues wrote:
18 ott 2005, alle 22:50Io penso, e dico penso, di aver capito di chi si parla. Intendiamoci, non voglio avere la presunzione di sapere tutto. Non sono onnisciente. Però, se vuoi il mio modestissimo parere, penso che dovresti parlarle, farle capire quanto ci tieni a lei. Lo so che non sono fatti miei, che io e te ci conosciamo da troppo poco per poter fare certi discorsi e che me ne devo stare al mio posto, ma certe cose non posso restare a guardarle così inerte. Sarebbe come guardare dei vandali che imbrattano un’opera d’arte. Voglio dire che questa storia potrebbe avere dei risvolti bellissimi e non è giusto che finisca per un brutto equivoco. Lei, se è di lei che si parla, mi aveva fatto giurare di non dirti nulla, di far finta di non sapere, ma non ce la faccio a vedere una storia così andare alle ortiche. So più o meno come è andata, sappi che è tutto un equivoco, un malinteso, una cosa detta da una persona che non mi sarei mai aspettato avrebbe fatto una cosa del genere! Eppure l’ha fatta. Non credere a ciò che ti ha detto, non è vero, non può essere vero, è assurdo, inconcepibile! Sappi che lei, sempre se stiamo parlando della stessa lei, ci tiene a te, e pure tanto. Fidati, da uomo a uomo.
Se poi nonn ho fatto altro che non farmi gli affari miei, perdonami, non era mia intenzione.
Alvise
isbenz wrote:
18 ott 2005, alle 22:50Un equivoco mica tanto. Ma c’ha ragione il cacciatore, nonchè duca di Plexiglass: vale la pena rovinare tutto? Mah.
Un’ora e quindici per tornare a casa è troppo anche per l’album di Ligabue, non c’ho testa per pensare.