“E Perchè?”
Scritto il 15 set 2005 // Personal."Ma allora perchè?"
Un macigno che ti ha tirato sulla testa. Se ne sta lì con il bicchiere di rosso in mano, sposta il dondolo con la punta dei tacchi e con la vocina innocente di pianta pulci nell’orecchio così grosse che ti aprono il cranio dall’interno quando si stiracchiano la mattina.
Non lo so il perchè, e me la guardo in silenzio. Di là dal muro, c’è il casino della gente che si diverte. Della famiglia che si riunisce, che beve, che balla, che si abbraccia e si bacia.
Un tempo le riunioni di famiglia mi annoiavano. Comparivano parenti ovunque, gente che era sangue del tuo sangue e che tu non avevi mai visto in vita tua. Nonostante questi continuassero ad affermare che ti avevano visto, alto così, e che è incredibile come sei cresciuto. "O come sei invecchiato tu" avrei voluto rispondere. Questa ironia spicciola e ridicola è quella cosa che mi fa sorridere quando guardo negli occhi qualcuno che non ho voglia di guardare negli occhi. Lo distruggo di cattiverie, me lo immagino alle prese con una tartaruga gigante che gli occupa l’uscita del garage.
Ad oggi, la famiglia che si riunisce mi piace sempre più. Forse perchè non sto più al tavolo con i ragazzini, ho un ruolo diverso, a volte mi trovo pure al centro dell’attenzione per qualcosa di divertente. Sono situazioni in cui mi sento in colpa con i miei genitori: quel pezzo di famiglia che mi vede tutti i giorni e che così non mi vede mai. Più brillante, spigliato, anche più disposto a parlare di me, della mia vita privata. Non so se mia mamma vorrebbe sapere più di me o se ha paura di invadere troppo. Non lo so.
Penso tutto questo mentre fisso la cugina seduta vicino a me. Ci siamo allontanati per prendere un po’ di respiro. Ha la mia stessa età, e abbiamo gli stessi problemi, dubbi, confidenze. Da un certo punto in poi siamo cresciuti insieme. Da quando lei è diventata della nostra famiglia, entrando dalla porta di servizio. Ancora mi ricordo quando lei e suo fratello sono arrivati per la prima volta. "Nuovi cuginetti" che avevano la mia età, ma che non avevo mai visto piccoli. C’ho messo un po’ a capire come era andata la questione.
Se ne viene incontro con la bottiglia di vino e i bicchieri, si siede a fianco a me e iniziamo a parlare di tutto. Mette a nudo certe contraddizioni, col suo perchè, che non so più neanche come risponderle. Così mentre la fisso per cercare una risposta penso all’altra parte del muro, alla festa, ai sentimenti che si intrecciano. Ai problemi di tanti di loro che non conosco, a quelli che conosco e che certe volte nascondo. A quanto sono belle le mie cugine, a come ho fatto a non prendere niente da loro. A come gli voglio bene, pure. A come mi mancano quando non li vedo. La cugina che sta parlando con me aspetta ancora la risposta, ma ha già capito che non è qualcosa che posso liquidare con una frase. E’ qualcosa che devo ancora pensare e ripensare anche io, perchè non so proprio da che parte iniziare. Quante volte abbiamo parlato dei nostri rispettivi partner, quante cose ci siamo raccontati che certe volte non diciamo neanche agli amici più intimi. Quanto lo capisce bene che, quando non le rispondo, non è perchè voglio mascherare qualcosa. E’ perchè proprio non la so la risposta alla sua domanda.
Riempie di nuovo il bicchiere, si allunga sul dondolo e poggia la testa contro di me.
"Prima o poi la troverai la risposta. Io aspetto."
Se c’è qualcuno in grado di non farvi sentire isolati, tenetevelo stretto. Se anche solo si sforza di far finta di capirvi, vi fa il miglior regalo che possiate ricevere.
Voi occupatevi solo di una cosa: ricambiate.
Un macigno che ti ha tirato sulla testa. Se ne sta lì con il bicchiere di rosso in mano, sposta il dondolo con la punta dei tacchi e con la vocina innocente di pianta pulci nell’orecchio così grosse che ti aprono il cranio dall’interno quando si stiracchiano la mattina.
Non lo so il perchè, e me la guardo in silenzio. Di là dal muro, c’è il casino della gente che si diverte. Della famiglia che si riunisce, che beve, che balla, che si abbraccia e si bacia.
Un tempo le riunioni di famiglia mi annoiavano. Comparivano parenti ovunque, gente che era sangue del tuo sangue e che tu non avevi mai visto in vita tua. Nonostante questi continuassero ad affermare che ti avevano visto, alto così, e che è incredibile come sei cresciuto. "O come sei invecchiato tu" avrei voluto rispondere. Questa ironia spicciola e ridicola è quella cosa che mi fa sorridere quando guardo negli occhi qualcuno che non ho voglia di guardare negli occhi. Lo distruggo di cattiverie, me lo immagino alle prese con una tartaruga gigante che gli occupa l’uscita del garage.
Ad oggi, la famiglia che si riunisce mi piace sempre più. Forse perchè non sto più al tavolo con i ragazzini, ho un ruolo diverso, a volte mi trovo pure al centro dell’attenzione per qualcosa di divertente. Sono situazioni in cui mi sento in colpa con i miei genitori: quel pezzo di famiglia che mi vede tutti i giorni e che così non mi vede mai. Più brillante, spigliato, anche più disposto a parlare di me, della mia vita privata. Non so se mia mamma vorrebbe sapere più di me o se ha paura di invadere troppo. Non lo so.
Penso tutto questo mentre fisso la cugina seduta vicino a me. Ci siamo allontanati per prendere un po’ di respiro. Ha la mia stessa età, e abbiamo gli stessi problemi, dubbi, confidenze. Da un certo punto in poi siamo cresciuti insieme. Da quando lei è diventata della nostra famiglia, entrando dalla porta di servizio. Ancora mi ricordo quando lei e suo fratello sono arrivati per la prima volta. "Nuovi cuginetti" che avevano la mia età, ma che non avevo mai visto piccoli. C’ho messo un po’ a capire come era andata la questione.
Se ne viene incontro con la bottiglia di vino e i bicchieri, si siede a fianco a me e iniziamo a parlare di tutto. Mette a nudo certe contraddizioni, col suo perchè, che non so più neanche come risponderle. Così mentre la fisso per cercare una risposta penso all’altra parte del muro, alla festa, ai sentimenti che si intrecciano. Ai problemi di tanti di loro che non conosco, a quelli che conosco e che certe volte nascondo. A quanto sono belle le mie cugine, a come ho fatto a non prendere niente da loro. A come gli voglio bene, pure. A come mi mancano quando non li vedo. La cugina che sta parlando con me aspetta ancora la risposta, ma ha già capito che non è qualcosa che posso liquidare con una frase. E’ qualcosa che devo ancora pensare e ripensare anche io, perchè non so proprio da che parte iniziare. Quante volte abbiamo parlato dei nostri rispettivi partner, quante cose ci siamo raccontati che certe volte non diciamo neanche agli amici più intimi. Quanto lo capisce bene che, quando non le rispondo, non è perchè voglio mascherare qualcosa. E’ perchè proprio non la so la risposta alla sua domanda.
Riempie di nuovo il bicchiere, si allunga sul dondolo e poggia la testa contro di me.
"Prima o poi la troverai la risposta. Io aspetto."
Se c’è qualcuno in grado di non farvi sentire isolati, tenetevelo stretto. Se anche solo si sforza di far finta di capirvi, vi fa il miglior regalo che possiate ricevere.
Voi occupatevi solo di una cosa: ricambiate.
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