15 cubetti
Lascia un commento // Scritto il 28 set 2005 // PersonalMi immagino la casa vuota, buia, e mi immagino che rimarrà così fino alla fine dell’inverno. Che, a onor del vero, non è ancora iniziato e già mi destabilizza l’umore.
La collega se n’è accorta subito, pure se mi conosce da qualche giorno. Ha provato un paio di battutine ma non ci ho ricamato su come al solito e mi sa che si è pentita di essere stata troppo audace.
Col battito secco di un telefono che squilla a vuoto nell’orecchio sinistro, penso che in fondo non c’entra niente lei con quello che mi passa per la testa e mi dispiace un po’ non essere riuscito a tenercela fuori. Mi sveglia dai pensieri e ce ne andiamo in pausa insieme come al solito, solo io un po’ più silenzioso.
C’è qualcosa di strano nel parlare con qualcuno che conosci poco. Io non mi apro mai neanche con gente che conosco da una vita. Mai completamente almeno.
Credo che parlare dei fatti propri il più delle volte serva a chiarirseli autonomamente in testa. Un tempo lo facevo pure io, poi mi sono stufato di pensare che c’è gente che di me sa tutto. Anche se sono persone di cui mi fido.
Passo da un eccesso all’altro e parlo solo del minimo indispensabile. Tutto il resto lo tengo chiuso dentro perchè mi piace di più e perchè, magari sembrerà strano, ma ci soffro di meno. Meno la gente sa di te, meno giudica con cognizione di causa (dato per scontato che è impossibile conoscere gente che non giudica) e meno te ne puoi preoccupare. Bingo.
Alla mia collega racconto questo: il non voler raccontare niente di più di quello che mi chiedono. Sembra quasi intrigata dal gioco di dover cercare in un quarto d’ora domande abbastanza complete per farmi sfogare un po’.
Che non c’è possibile vittoria se ne accorge quasi subito, ma è troppo impegnata a prendere il cubetto di ghiaccio nel bicchiere della Sprite senza farlo cascare per terra per rendersene conto. Quando ci riesce, ho già cambiato argomento.
Sembra strano, ma da quel momento la giornata cambia. Forse non era di uno sfogo che avevo bisogno, forse mi premeva solo accorgermi che c’era qualcuno che voleva rendersi utile anche solo per provare a riparare un po’ l’umore.
Mentre risaliamo in ufficio, vorrei ringraziarla ma sinceramente non so di cosa. In fondo è stata solo lì a cercare senza tanta insistenza un perchè. Forse è perchè lo ha fatto con sincerità, come puoi farlo solo le prime volte che cerchi di parlare sul serio con qualcuno. Forse perchè lo ha fatto senza tanta insistenza, solo per gioco.
Anche perchè se mi avesse chiesto sul serio cos’ho, non gli avrei saputo rispondere.
Non c’è niente di peggio del non avere risposta a quesiti che ti riguardano in prima persona. E’ che ogni giornata, in certi momenti, diventa solo un gioco di equilibri così sottili che ogni cosa può cambiare in meglio la situazione o distruggerla completamente.
Mentre risaliamo lentamente con l’ascensore, lei confessa di passare momenti proprio come i miei, senza un perchè. Lei che dieci minuti fa sembrava più interessata al ghiaccio nella Sprite, ha capito meglio di me.
Succede, dice lei, succede e non ci fai niente. E quel che è peggio è che non ci può fare niente nessuno. E vuoi come amici solo quelli che lo capiscono e lo sopportano, anche perchè sai che gli altri li deluderai sempre troppo per permetterti di tenerli vicini.
Sembra strano che lo dica una voce fuori dal mio cervello. Ma suona così bello.
"Non ci può fare niente nessuno." Ne sonvinto anche io.
Ma non per oggi.
Grazie.
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