Archivio di agosto 2005

Sogno ricorrente

Lascia un commento // Scritto il 25 ago 2005 // Personal

Malinconicamente mi guarda dal letto. Lenzuola bianche e silenzio. Ma non quel muto circondarti del mondo che desideri quando vuoi dormire e che ti fa fischiare le orecchie: quando sei in un posto che non si spegne mai, il rumore non ti lascia mai solo. L’unica possibilità è considerare il suono di sottofondo abbastanza lontano da essere trascurabile. Un pò come le parole di qualcuno che non sopporti.
Il suo silenzio fa ancora più casino. Vorrei non ripensarci. È successo tempo fa, e gli occhi spenti che mi scavavano la faccia me li vedo ancora davanti agli occhi. Per la prima volta nella mia vita, mi guarda e non sorride, non dice nulla, non vuole raccontarmi niente. E io non so cosa dirle. Le sue dita mi passano sulla guancia, richiude gli occhi e torna a riposarsi. Io la lascio lì, sola, perché così vogliono le regole. La lascio tra flebo, infermiere, camici, e un opprimente silenzio che non sta mai zitto.

La Anastacia tradotta in suoneria reclama attenzione di nuovo. Se hai la mania di dormire fino all’ultimo secondo disponibile, quando suona la sveglia ti devi tirare su dal letto. Non hai tempo per pensare ad altro: il pessimismo cosmico deve combaciare col dentifricio e i vestiti. In giornate particolarmente nere, devi sopportare i pensieri storti anche per tutta la strada fino al lavoro.
Continuo a sognare la modella e quel maledetto giorno in ospedale. Un sogno ricorrente di una situazione già vissuta. E ogni volta il senso di colpa e la sensazione d’impotenza ritornano prepotentemente all’attenzione.
La giornata non passa più. Il tempo è fermo, i clienti continuano ad entrare. Alcuni cercano pure di scherzare un po’. Io do retta solo alle belle donne, dai trenta in su, perché è la fissa del momento: belle fuori, lineamenti leggermente più disegnati e una personalità che mi affascina da lontano. Troppo bella per lasciarsi avvicinare. Per qualche strano motivo, devo continuare a sbattere la testa contro una serie di ragazzine dai sedici anni in su. Tutte uguali fuori e convinte di sapere già cosa vogliono dalla vita. Almeno nei prossimi cinque minuti.
Le ultime ore sono le più lunghe. Non passa più.
Di me dicono tutti che quando non ho voglia di parlare si vede lontano un miglio. Chissà perché, però, nessuno si convince a evitare il dialogo forzato in quei momenti.
Alle quattro prendo la paga, alle quattro e uno sono per strada, verso casa. Mollo tutto in mano ad una ex così piena di sé che prima o poi scoppierà. Mi infilo le cuffiette per non sentire nulla, mi sparo per infinite volte la voce più bella che abbia mai sentito nelle orecchie e finalmente spengo la testa.
Ho sonno e non mi metto a dormire. Ho paura di fare un sogno ricorrente.

Ancora[to] in movimento

Lascia un commento // Scritto il 04 ago 2005 // Personal

Ancora per strada, nonostante agosto. Prima Roma per salutare lei che parte, poi ancora mare e di nuovo a casa, poi Acilia, Latina a Sabaudia di nuovo.
Non finisce mai. Più provi ad ancorarti in un posto e più gli eventi ti muovono.
Mentre scorre la strada ritorna tutto alla mente. Il sangue, la paura, la rabbia e la tristezza. E, prima ancora, il caldo, l’asfalto la musica e lei, soprattutto lei, unico nuovo appiglio insieme a quelli di sempre, che rimangono "ancorati", beati loro, proprio dove vorrei stare anche io.
Prima o poi i chilometri da fare finiranno, i casini pure e tutto tornerà come dico io. Con molte novità in più, per fortuna.