Spazzanuvole
Scritto il 19 lug 2005 // Personal.E se non fosse tutto qui? Se la mattinata afosa passata dove non la vuoi passare, a faredireparlare di cose che non vorresti sentire neanche se l’alternativa è un concerto di Gigi D’Alessio, non fosse nient’altro che una parentesi, una parte, un pezzetto di vita?
Forse è proprio così. Una piccola frazione di esistenza, quella che devi mandare giù volente o nolente, come la medicina che ti fa schifo e puoi berla in un dito d’acqua o farci su tutto il bicchiere.
La quantità è la stessa. Scegli tu se vuoi diluire il sapore e berla per più tempo o buttare giù tutto amaro.
Io sarei per il via il dente via il dolore. La verità è che vivere quell’insieme di situazioni non è come bere un bicchiere di antibiotico. Ma certo, c’è chi se lo beve molto più amaro di me. E fa bene.
A me questa stramaledetta cura mi fa schifo. E non vedo gli effetti positivi. Solo una grandissima nuvola su tutto quello che mi piace fare. Una di quelle nuvole che non servono a niente se non a coprire il sole e a farti sembrare tutto buio.
Una di quelle nuvole che non c’è quando lavori, ma solo quando vai al mare. Non porta pioggia, non porta freddo, non ti rovina i piani, solo ti sta sul cazzo da morire. E così il mio metaforico medicinale, che rompe i coglioni anche (e sopratutto) se non lo prendi.
C’è sempre la possibilità di scappare in qualche modo. Magari solo per qualche ora, per andarla a trovare il pomeriggio e passarlo con lei, conoscendo un po’ il suo mondo, ogni giorno di più.
Ti toglie le paure, ti fa lasciare alle spalle la disgustosissima medicina e per qualche ora provi quella fortissima sensazione di non pensare assolutamente a nulla di noioso, ma solo a lei, mentre tutto intorno le nuvole fanno buio e noi ce ne freghiamo.
Queste sì che sono medicine.
Forse è proprio così. Una piccola frazione di esistenza, quella che devi mandare giù volente o nolente, come la medicina che ti fa schifo e puoi berla in un dito d’acqua o farci su tutto il bicchiere.
La quantità è la stessa. Scegli tu se vuoi diluire il sapore e berla per più tempo o buttare giù tutto amaro.
Io sarei per il via il dente via il dolore. La verità è che vivere quell’insieme di situazioni non è come bere un bicchiere di antibiotico. Ma certo, c’è chi se lo beve molto più amaro di me. E fa bene.
A me questa stramaledetta cura mi fa schifo. E non vedo gli effetti positivi. Solo una grandissima nuvola su tutto quello che mi piace fare. Una di quelle nuvole che non servono a niente se non a coprire il sole e a farti sembrare tutto buio.
Una di quelle nuvole che non c’è quando lavori, ma solo quando vai al mare. Non porta pioggia, non porta freddo, non ti rovina i piani, solo ti sta sul cazzo da morire. E così il mio metaforico medicinale, che rompe i coglioni anche (e sopratutto) se non lo prendi.
C’è sempre la possibilità di scappare in qualche modo. Magari solo per qualche ora, per andarla a trovare il pomeriggio e passarlo con lei, conoscendo un po’ il suo mondo, ogni giorno di più.
Ti toglie le paure, ti fa lasciare alle spalle la disgustosissima medicina e per qualche ora provi quella fortissima sensazione di non pensare assolutamente a nulla di noioso, ma solo a lei, mentre tutto intorno le nuvole fanno buio e noi ce ne freghiamo.
Queste sì che sono medicine.
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