Dalla Cina con calore

Scritto il 16 lug 2005 // Personal.
Sono fuori. Caldo.
Uno schiaffo morale per aver deciso di mettere i jeans. Non importa, non soffro il caldo. Proseguo. Tra un ora devo essere lì.
Respiro con la bocca aperta, come i cani. Non vedo l’ora di infilarmi in metropolitana. Ho l’illusione che faccia meno caldo, lì sotto.
Chissà perchè poi. Le porte si chiudono e ho la netta sensazione di essere nel forno a microonde di casa. Il resto è SanPaoloGarbatellaCavourColosseoTermini con la sensazione di averle fatte a piedi, per il tempo che c’è voluto e per la stanchezza che mi sento addosso.
La Termini brutta mi attende. Niente lustrini da stazione appena ricostruita, da B ad A è ancora tutto vecchio e polveroso, e unto e affollato. Mi chiedo se vale la pena per una sola fermata tutto ciò. No, non vale la pena. Per nulla.
Come fai a stare in metro e non pensare a quello che è successo ad altra gente come te che stava in metro come te, solo un bel po’ più a nord.
Facce di studentesse bellissime, cinquantenni scazzati, mamme che pensano pure all’equilibrio del figlio. Mi immagino tutti questi correre dentro la galleria, avvolti dal fumo. Mi metto paura da solo.
Arrivato. Fanculo studentessecinquantennimammefiglie.
Come al solito sono in anticipo. Giro un po’ per perdere tempo. Mi mescolo tra la folla. Se non sono a China Town, poco ci manca. Sono cinesi i venditori, i compratori, i passanti e gli spazzini. Sono in cinese le insegne dei negozi, sono cinesi i gruppi di ragazzi alla moda che girano alle tre del pomeriggio come se stessero andando ad una festa. Cinesi o no, ma ce l’avete una maglietta che non costi un sacco di soldi? Se sì, sareste mai disposti ad andarci in giro? Che cazzo di generazione.
Per carità, nulla contro i cinesi. Solo che ho l’impressione di non essere più neanche a Roma.
Trovo il portone giusto. Sono un po’ spaventato dal non vedere facce familiari in giro. Sono in anticipo ma entro lo stesso. Passo sotto al bandierone italiano che campeggia fuori. Abasciata tricolore in little china.
Avrà senso tutto ciò? Perchè sto qui?
Sono più preoccupato per il ritorno che altro. L’incontro chiarificatore per cui ho sorbettato caldoincubiemetro è tutt’altro che chiarificatore.
Torno indietro ancora più confuso. Attraverso la Cina, poi Termini, poi ancora ColosseoCavour. A ogni fermata, manciate di tedeschi (inequivocabilmente tedeschi) scendono a guardare monumenti che io non ho mai visto. A fare foto che non ho mai fatto. Vivere nella città più bella del mondo vuol dire crescere abituati bene. Tutte le altre città che vedi non ti piacciono mai abbastanza. In compenso non ti fermi mai a guardare la tua fino in fondo, con gli occhi attenti. Mo basta non ho testa per pensieri filosofici. GarbatellaSanPaolo.
Mai più la metro a luglio. Mai più.
L’autobus non passa. Fa caldissimo. Rientro finalmente a casa.
Missione fallita. Che giornata di merda.

Lascia un commento

Commenti che contengono link a siti internet sono automaticamente considerati spam, fatevene una ragione!