Archivio di luglio 2005

SMS

1 Commento // Scritto il 25 lug 2005 // Personal

E fu in quel momento che dovette ricredersi. O, almeno, cambiare idea per un po’.
Di certo c’era che non era affatto come se lo aspettava. Era successo e questo bastava a voler dire qualcosa, un piccolo cambiamento in lui, magari solo marginale o temporaneo, ma comunque piacevolmente visibile per chiunque volesse stargli vicino. Se sarebbe durato non lo sapeva e, forse per la prima volta, riusciva a non chiederselo con insistenza. Ci sperava, perché i buoni sentimenti ce li aveva tutti e lei se lo sarebbe meritato. Quello che c’era stavolta era tanta motivazione in più, tanto sentimento in più e, dopo così tanto tempo, tanta paura in meno.
Adesso arrivavano i giorni che, quando non potevano neanche immaginare il loro destino insieme ed erano soli e lontani durante l’inverno, avevano atteso con insistenza. Giorni che ora apparivano lunghissimi e lontani dai loro desideri, ora che si erano cercati, trovati, e dovevano invece separarsi per colpa di quei progetti fatti durante l’anno con tanta voglia di scappare. Dovevano separarsi prima ancora di sapere fino in fondo tutto quello che gli sarebbe servito per farsi forza.

Il resto del racconto non c’è. Lui e lei devono ancora scriverlo. Domani è un giorno in più lontani.
E uno in meno da aspettare per rivedersi.

Vorrei salutare e ringraziare le persone che in questi giorni mi hanno scritto per sms… Non ho risposto perché non ho più credito sul cellulare, non perché non volessi sentirvi: visto che non ricordo i vostri indirizzi mail, vi rispondo qui.
Se poi mi scrivete la vostra mail per SMS, in futuro si fa prima!

Tam: No, non sono stato io a dare fuoco al parco nazionale del Circeo… Scherzi a parte, sono contentissimo per te, dalle un bacione grande da parte mia, divertitevi in vacanza e mandatemi almeno una cartolina (tra una pausa e l’altra!)

K13: Sì mi sono proprio dato… E piacevolmente! Dopo un periodaccio inizio a respirare le prime briciole di felicità, complici gli amici di lì, il mare, il sole, il caldo e avvenimenti curiosi. Per conoscerli, telefonare ore pasti.
Grazie per la premura sul mio studio: in vacanza ho portato anche i libri e prima di partire… ho verbalizzato diritto!
Per quanto riguarda ciò che mi scrivi, il consiglio è uno: volaci sopra.

Ale: penso che i luoghi comuni te li abbiano già detti. Forse è vero, forse è solo un momento un pò così. Ma tanto lo sai che se scendi in spiaggia e sciocchi le dita arrivano in tantissimi. Sta solo a te scegliere a seconda del tipo di costume che indossano. L’importante, uno o più pezzi, è che sappia a cosa va incontro.

Saluti e baci anche a tutti gli altri che, proprio come faccio io, non si fanno mai sentire.Sarà ancora più bello rivedervi dopo le vacanze, con tutto quello che avremo da dirci.

Senza bussare

Lascia un commento // Scritto il 22 lug 2005 // Personal

La vita non può mai smettere di stupirti. Non può farne a meno, in positivo o no. Semplicemente è destino che tu debba avere sorprese.
È quando smetti di trarne piacere che invecchi.
Io, per fortuna, riesco ancora a sorprendermi, anche se i temi sono sempre gli stessi: attenzioni che dai e attenzioni che ricevi.
Le seconde dipendono così fortemente dalle prime che si potrebbe pensare che, tutto sommato, dipenda solo dall’indovinare la ricetta giusta. C’è chi soffre di innata timidezza e si lascia andare solo se gli apri la porta, e c’è chi, magari senza neanche farlo apposta, la porta vuole sfondarla.
Se a queste persone vuoi facilitare il compito e provi a dare attenzioni senza che loro vogliano prendersele, ti costringeranno ad allontanarti solo per rientrare prepotentemente nella tua vita con la soddisfazione di aver sfondato un’ulteriore porta.
È per questo che dipende tutto da noi: se volete l’attenzione di qualcuno vi basta capire che tipo di persona è e agire di conseguenza.
Per avere attenzioni da qualcuno con la soddisfazione di fargli credere di aver sfondato un’altra porta.
Senza mai fargli sapere che bastava bussare.

Buone vacanze.

Spazzanuvole

Lascia un commento // Scritto il 19 lug 2005 // Personal
E se non fosse tutto qui? Se la mattinata afosa passata dove non la vuoi passare, a faredireparlare di cose che non vorresti sentire neanche se l’alternativa è un concerto di Gigi D’Alessio, non fosse nient’altro che una parentesi, una parte, un pezzetto di vita?
Forse è proprio così. Una piccola frazione di esistenza, quella che devi mandare giù volente o nolente, come la medicina che ti fa schifo e puoi berla in un dito d’acqua o farci su tutto il bicchiere.
La quantità è la stessa. Scegli tu se vuoi diluire il sapore e berla per più tempo o buttare giù tutto amaro.
Io sarei per il via il dente via il dolore. La verità è che vivere quell’insieme di situazioni non è come bere un bicchiere di antibiotico. Ma certo, c’è chi se lo beve molto più amaro di me. E fa bene.
A me questa stramaledetta cura mi fa schifo. E non vedo gli effetti positivi. Solo una grandissima nuvola su tutto quello che mi piace fare. Una di quelle nuvole che non servono a niente se non a coprire il sole e a farti sembrare tutto buio.
Una di quelle nuvole che non c’è quando lavori, ma solo quando vai al mare. Non porta pioggia, non porta freddo, non ti rovina i piani, solo ti sta sul cazzo da morire. E così il mio metaforico medicinale, che rompe i coglioni anche (e sopratutto) se non lo prendi.
C’è sempre la possibilità di scappare in qualche modo. Magari solo per qualche ora, per andarla a trovare il pomeriggio e passarlo con lei, conoscendo un po’ il suo mondo, ogni giorno di più.
Ti toglie le paure, ti fa lasciare alle spalle la disgustosissima medicina e per qualche ora provi quella fortissima sensazione di non pensare assolutamente a nulla di noioso, ma solo a lei, mentre tutto intorno le nuvole fanno buio e noi ce ne freghiamo.
Queste sì che sono medicine.

Dalla Cina con calore

Lascia un commento // Scritto il 16 lug 2005 // Personal
Sono fuori. Caldo.
Uno schiaffo morale per aver deciso di mettere i jeans. Non importa, non soffro il caldo. Proseguo. Tra un ora devo essere lì.
Respiro con la bocca aperta, come i cani. Non vedo l’ora di infilarmi in metropolitana. Ho l’illusione che faccia meno caldo, lì sotto.
Chissà perchè poi. Le porte si chiudono e ho la netta sensazione di essere nel forno a microonde di casa. Il resto è SanPaoloGarbatellaCavourColosseoTermini con la sensazione di averle fatte a piedi, per il tempo che c’è voluto e per la stanchezza che mi sento addosso.
La Termini brutta mi attende. Niente lustrini da stazione appena ricostruita, da B ad A è ancora tutto vecchio e polveroso, e unto e affollato. Mi chiedo se vale la pena per una sola fermata tutto ciò. No, non vale la pena. Per nulla.
Come fai a stare in metro e non pensare a quello che è successo ad altra gente come te che stava in metro come te, solo un bel po’ più a nord.
Facce di studentesse bellissime, cinquantenni scazzati, mamme che pensano pure all’equilibrio del figlio. Mi immagino tutti questi correre dentro la galleria, avvolti dal fumo. Mi metto paura da solo.
Arrivato. Fanculo studentessecinquantennimammefiglie.
Come al solito sono in anticipo. Giro un po’ per perdere tempo. Mi mescolo tra la folla. Se non sono a China Town, poco ci manca. Sono cinesi i venditori, i compratori, i passanti e gli spazzini. Sono in cinese le insegne dei negozi, sono cinesi i gruppi di ragazzi alla moda che girano alle tre del pomeriggio come se stessero andando ad una festa. Cinesi o no, ma ce l’avete una maglietta che non costi un sacco di soldi? Se sì, sareste mai disposti ad andarci in giro? Che cazzo di generazione.
Per carità, nulla contro i cinesi. Solo che ho l’impressione di non essere più neanche a Roma.
Trovo il portone giusto. Sono un po’ spaventato dal non vedere facce familiari in giro. Sono in anticipo ma entro lo stesso. Passo sotto al bandierone italiano che campeggia fuori. Abasciata tricolore in little china.
Avrà senso tutto ciò? Perchè sto qui?
Sono più preoccupato per il ritorno che altro. L’incontro chiarificatore per cui ho sorbettato caldoincubiemetro è tutt’altro che chiarificatore.
Torno indietro ancora più confuso. Attraverso la Cina, poi Termini, poi ancora ColosseoCavour. A ogni fermata, manciate di tedeschi (inequivocabilmente tedeschi) scendono a guardare monumenti che io non ho mai visto. A fare foto che non ho mai fatto. Vivere nella città più bella del mondo vuol dire crescere abituati bene. Tutte le altre città che vedi non ti piacciono mai abbastanza. In compenso non ti fermi mai a guardare la tua fino in fondo, con gli occhi attenti. Mo basta non ho testa per pensieri filosofici. GarbatellaSanPaolo.
Mai più la metro a luglio. Mai più.
L’autobus non passa. Fa caldissimo. Rientro finalmente a casa.
Missione fallita. Che giornata di merda.

Quelli che le righe

Lascia un commento // Scritto il 14 lug 2005 // Personal
isbenz scrive:
sono molto confuso
le righe scrive:
mbeh purio
le righe scrive:
da na vita
isbenz scrive:
io no
isbenz scrive:
la cosa figa
isbenz scrive:
è che mi sento circondato
le righe scrive:
da fighe?
isbenz scrive:
da gente da dizionario
isbenz scrive:
quelli che ti raccontano di quanto hanno bevuto la sera prima
isbenz scrive:
quelli che ti raccontano quanto sono pazzi
isbenz scrive:
quelli che ti raccontano quanto hanno sofferto per amore
isbenz scrive:
quelli che ti dicono che non hai mai incontrato quella giusta, non come loro che sono fidanzati da vent’anni
isbenz scrive:
quelli che ti dicono che non tornano mai indietro, e magari te lo dicono mentre lo stanno facendo
isbenz scrive:
quelli che ti dicono che loro vivono alla giornata
isbenz scrive:
quelli che ti dicono di quanto corrono in macchina
isbenz scrive:
quelli che ti dicono di quanto sollevano in palestra
le righe scrive:
quelli ke ti dikono nn me se mpalla il pc da 2 gg
isbenz scrive:
quelli che ti dicono quanti amici hanno nel mondo dello spettacolo
isbenz scrive:
quelli che ti dicono quanto lavorano
isbenz scrive:
quelli che hanno sempre qualche discorso esistenziale da fare
isbenz scrive:
quelli che vogliono sempre parlare del tuo rapporto con gli altri del loro rapporto con gli altri e del rapporto tra gli altri e gli altri
isbenz scrive:
quelli che se accetti di ascoltare la loro versione di una litigata, ti ripeteranno duecento volte le stesse cose
isbenz scrive:
pur di non smettere di parlare
isbenz scrive:
quelli che ci ricascano sempre
isbenz scrive:
quelli che sono felici solo quando ti dicono di essere felici
isbenz scrive:
allora sì che sono confuso
isbenz scrive:
io in che categoria mi metto?
isbenz scrive:
cosa vi racconto?
isbenz scrive:
che cosa ho da dire per farmi compatire, o farmi dare ragione, o farmi mandare a cagare, o farmi ammirare per quanto bevomidrogoscopo tutti i giorni?
isbenz scrive:
questo lo copioeincollo sul blog
le righe scrive:
vojo i diritti
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