Archivio di giugno 2005

Roll It

2 Commenti // Scritto il 21 giu 2005 // Personal

Arriva così, senza che tu possa aspettartelo. Sei lì che ti chiedi se dovrai passare un’altra giornata senza picchi, piatta nella sua routine, e poi il telefono squilla e inizi a pentirti di aver odiato i momenti precedenti.
Ogni tanto chiudi gli occhi e provi a goderteli, cerchi di ricreare in te quella sensazione di noia solo per godere delle cose che vanno come al solito.
Poi squilla il cellulare. Sei costretto a cambiare i piani. E se eri già ad un punto critico, non puoi fare a meno di peggiorare.

Willy il coyote precipita diventando sempre più piccolo nella nostra visuale dall’alto. Poi, dal basso, la nuvoletta di polvere che ci fa capire che è arrivato giù. Che per un po’ camminerà con la spina dorsale a fisarmonica.
Fino a quando arriva il fadeblack, schermo nero, e subito dopo si rinizia, nuovo entusiasmo, nuove idee. Fosse anche costruirsi un forno, modellare un pollo arrosto con l’argilla, cucinarlo, e poi scoprire che è così duro che non si riesce neanche a masticare. Cosa fa Willy, si incazza? Sì, ma non perde la voglia: con l’argilla che rimane fa un cestino dei rifiuti e ci butta dentro il pollo.
Il coyote non si ferma mai. Se l’argilla non ha funzionato, compra la dinamite. Quando la dinamite gli scoppia in mano, dipinge una galleria sulla partete di pietra sperando di ingannare chi passerà di lì, facendolo schiantare contro il muro. Quando dalla finta galleria esce un treno e lo investe, il suo unico pensiero è che non lo pagano abbastanza per quello che fa.
Io amo Willy il coyote. Ha ragione lui. Non mi pagano abbastanza. E fanculo tutti i beep beep.
Roll it.

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E continuiamo, tanto che ci costa? Un saluto a l0rdsith che mi vuole bene.

1. Quantità di mp3 e altri file "suonanti" contenuti nel mio disco fisso
3.05 Giga… pochini rispetto a tutti quelli che ho letto. E lo so, lo so…

2. L’ultimo cd che ho comprato
Ci penso e ripenso. Poi ci ripenso ancora. Poi ancora un po’. Salta fuori che l’ultimo che ho comprato è "Giro D’Italia" di Ligabue.

3. Canzone che sta suonando ora
Silenzio e silenzio e silenzio. Le note delle canzoni riempiono l’aria. Non sempre riempiono l’anima.

4.Cinque canzoni che ascolto spesso ultimamente

- Keane – This Is The Last Time
- Giorgia – L’eternità
- Seether feat. Amy Lee – Broken
- David Lee Roth – That’s Life
- Tuck & Patty – Time After Time

5. Altre cinque persone a cui risparmiare la fatica di inventarsi qualcosa per un post

ardua, arduissima, sentenza. Non credo neanche di avere cinque blog altrui da mettere uno dopo l’altro, escludendo il propinatore di cotanto questionario e chi il questionario lo ha ricevuto da propinatori esterni.
Ci metto:
AndrewAlvisK13utterfly
Gli altri due, a piacere, se commentate qui sotto, vi potete prendere la bega. Tutti gli altri che conosco già hanno dato.

Un buon venerdì diciassette

Lascia un commento // Scritto il 19 giu 2005 // Personal

Arriva un bellissimo momento ogni tanto in cui ti lasci andare a pensieri assolutamente inutili. Cose che pensi solo perchè pensare a nulla non si può.
Quel momento è oggi. Quel momento sono lontano da chiunque e chiunque è lontano da me. Le uniche persone che si avvicinano lo fanno con consapevolezza e sono obbligate moralmente a toccare i tasti giusti.
Tutto è concesso, purchè non debba sopportare nulla. Deve venirmi tutto simpatico, altrimenti che ci sto a fare qui?
E’ bello essere lontano dai casini. E’ ancora più bello quando puoi starci godendoti da matti quello che fai. Un interpretazione degna di un Oscar che spero (ma non credo) che lunedì vada in onda in tutto il suo splendore.
Detta così, sembra l’Amleto, o il Malato Immaginario di Molier. In realtà saranno si e no cinque secondi in tutto. Il gioco di stare al centro dell’attenzione vale solo se decido io perchè esserci. E se qualcun’altro, dal piano di sopra, decide che è divertente da vedere.
Io mi sono divertito. Ho spento il cervello e sono tornato a casa contento.
Il resto poi prima o poi reclama attenzione e io, prima o poi, gliela darò. Ma l’effetto morfina dura ancora un po’, per fortuna.

Domanda quindici

2 Commenti // Scritto il 16 giu 2005 // Personal

Definitevi.
Il test si chiude con questa domanda. Quattordici crocette per arrivare a non saper dare l’ultima risposta.
C’è chi ama definirsi. Forse l’ho fatto anche io in passato. Ma tanto lo so che non vuol dire niente.
Risposta A: solare ed estroverso.
Solare io? Vorrei. Mi piacerebbe. Pagherei pure per esserlo. Ma no, decisamente no.
Risposta B: chiuso e silenzioso.
A volte. Più che altro, non lo sono sempre. Ecco qui, il punto: ma voi siete sempre gli stessi? Cambio a seconda della persona che incontro, di che giorno è e di quale piede ho messo giù dal letto per primo. Vale come definizione questa?
Forse sì, forse no. Di certo non è una definizione bella come quelle degli altri: c’è chi dice "pazzo", perchè fa delle cose "pazze" che tu manco ti puoi immaginare. Di solito sono i "pazzi" mancati. I peggiori: quelli che devono convincere te e allo stesso tempo convincersi da soli.
Io pazzo decisamente no: legato alle mie abitudini e al mio mondo. Vecchio dentro mi dissero, questa sì che è una definizione. Lo diceva sempre la Cortellesi. Non a me, per fortuna. In fondo, come fanno a dirti come sei dentro se non ti vedono dentro? Battute sul chirurgo sono vecchie dentro e fuori in questo caso.
Ma insomma, che risposta do? Ci ripenso. Torno indietro a scorrere le domande precedenti. Quattordici. Spero in una superiorità matematica tra A o B che mi dia non solo il profilo del test ma anche la risposta alla domanda quindici.
Disarmante parità, sette a sette. Mando a fanculo l’autore del test e decido io: sono lunatico e poco paziente.
Mai più test.

Post Scriptum: questo blog continua a comparire all’insegna delle ricerche più disparate su Google. Tocca alla sequenza "msn space scritte" far comparire la mia pagina. Se il navigatore passa di qui, mi spiega cosa caspita stava cercando???

C’è chi… cambia le cose

2 Commenti // Scritto il 15 giu 2005 // Personal

E’ come un’ombra davanti agli occhi. Vedi tutto più nero, meno piacevole. Così anche oggi, senza quasi uscire di casa. Perchè non ho voglia e perchè sò che la sera me ne pentirò.
Forse è masochistico, ma non faccio niente per uscirne. In realtà voglio convincermi che non ci sia modo di venirne fuori se non stare lì ad aspettare che passi.
Proprio quando sembrava arrivata un po’ di serenità la situazione si è capovolta ancora, per "merito" di persone che Vorrei togliere di torno, così presuntuose da credere di essere sempre dalla parte del giusto.
Le note positive non sono mancate. C’è chi c’è sempre (e sono tanti), chi forse è stata sottovalutata ma torna alla grande, chi c’è stata per un po’, poi mai più, e oggi ha deciso di tornare più decisa di prima.
Astenersi perditempo.

Neanche troppo lontano

Lascia un commento // Scritto il 10 giu 2005 // Personal

Aveva iniziato a chiedersi da quanto fissava il soffitto. Nella stanza non aveva mai messo, per pigrizia, un orologio che gli segnasse il passare delle ore vuote. Di alzarsi e controllare non aveva voglia.
Se avesse dovuto immaginare una serata nera, probabilmente non sarebbe riuscito a trovare così tante conincidenze negative da inserire in un racconto. Rinunciò direttamente all’idea di parlarne con qualcuno, perchè lui stesso faceva fatica a credere che fosse successo tutto davvero.
Era tanto tempo che non si apriva con qualcuno fidato. Non era quello che definireste un "introverso", eppure da qualche mese non trovava la voglia di parlare dei fatti suoi per sfogarsi. Se ci pensava bene, si rendeva conto che non trovava nessuno, tra quelli che conosceva, che gli facesse venire voglia di raccontargli la sua vita privata.
Era cambiato parecchio negli ultimi tre mesi. Probabilmente in negativo, e quasi sicuramente non per colpa sua.
La sua notte proseguiva vuota con la sensazione di solitudine che era propria dell’inverno, quando nella sua testa non riusciva ad immaginare altro che situazioni noiose in cui avrebbe voluto mandare a quel paese tutti e andarsene. Era sorpreso di provare queste sensazioni anche alle porte dell’estate. La sua era una depressione invernale, quando la vita si riduceva a casa e impegni e nient’altro. Con la bella stagione alle porte, di solito, rimandava i problemi a data da destinarsi e spegneva il cervello.
Stavolta era diverso, e non c’era verso di uscirne. Era troppo nervoso per dormire e troppo poco incazzato per piangere.
Piangere. Non gli succedeva da tantissimo tempo. O, almeno, non gli succedeva di farlo sul serio. Poteva farsi scappare qualche lacrima, sempre da solo, quando guardava un film. Ma non era questione di sapersi commuovere, era voler piangere per sfogare tutta la rabbia che aveva. E, invece, continuava ad accumulare la tensione nei muscoli del collo e delle spalle, irrigidendosi e facendosi del male. Ogni giorno, quando si guardava allo specchio, si vedeva sempre più rigido, le rughe che iniziavano a scavarsi e gli occhi rossi di chi dormiva poco perchè aveva troppi pensieri per la testa.
Lasciò che il sonno senza sogni di quella notte lo investisse con violenza. Negli ultimi momenti di lucidità, sperò che il giorno successivo gli riservasse qualche bella sorpresa, un cambiamento in positivo che lo aiutasse a guardare le cose da una prospettiva diversa.
Si mandò a quel paese da solo per l’idea semisdolcinata e si addormentò.

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