In due tempi

Scritto il 30 giu 2005 // Personal.
"Uno stramaledetto caldo appiccicoso.
E’ quasi l’una di notte e l’aria sembra immobile. Un blocco unico insopportabile che ti incastra e non ti lascia uscire.
La pelle diventa una prigione, che ti riscalda i muscoli, le ossa, i nervi, mentre la vista ti si appanna e non riesci a pensare ad altro.
Se ne sono andati tutti e sono solo. Lei è tornata a casa, ma me la sono cavata con qualche distrazione. Ora che anche la distrazione se n’è andata, inizio a sentire la solitudine.
Il telefono non funziona. Non so perchè, tutto il palazzo è muto.
Ci sono stati giorni in cui avrei pagato perchè smettesse di squillare a tutte le ore. Ora vorrei tanto poterlo usare.
Avrei delle telefonate da fare, cose da chiarire, equivoci da sistemare.
Forse se funzionasse non lo userei. Forse sono solo supposizioni, idee dettate dall’essere solo a non fare niente.
Mi fisso degli impegni inutili che condizionano la mia vita. Mi impongono delle rinunce e certe volte non sento di avere la forza per portarle fino alla fine.
Fa ancora più caldo. Il sonno non c’è. I film sono finiti.
Voglio un cambiamento.
Ora."
 
La verità è che da solo ci sto bene. Passato il martedì tragico, senza un programma per il week-end e un po’ di tristezza innata, le cose sono andate meglio. S’è risolta una serata, poi un pomeriggio, addirittura ho fatto trenta minuti ininterrotti di cyclette. Alle due del pomeriggio.
Ma vabbè, sono ancora vivo. E apprezzo ancora di più il motorino per gli spostamenti. Due ruote e niente pedali. Meraviglia.
Vabbè, alla fine non è sempre così che voglio stare. E’ solo che, certe volte, fare di necessità virtù è vitale.
Ora come ora vorrei compagnia. Forse col buio è tutto più difficile da sopportare, e la solitudine non si fa ingannare da qualche cazzata.
Ma la verità è che ora come ora ho una perenne mancanza, manca sempre qualcosa. Non so cosa, vorrei capirlo e appagare la voglia.
E invece, ti senti sempre scomodo e non sai cosa fare per stare meglio.
E poi domani è l’ultima di Bla Bla Bla, e sono ancora più triste a pensarci. E’ stato uno sfogo, un tipo di medicina alla quale mi ero abituato.
Dovrò abituarmi a stare senza.
E, alla fine, capisco. Cosa fare per stare meglio non lo so. Ho capito cos’è che non mi fa essere contento. Non ho più voglia di abituarmi.

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