Cicatrici

Scritto il 24 apr 2005 // Personal.

"Tu sei quello che non si vorrebbe mai avere contro in una litigata. Litighi solo se hai ragione, maledetto!"

Non è la prima che me lo dice. Per fortuna tutte in maniera scherzosa, ma è sempre stato così. Quando arrivo allo scontro verbale, alla mandata a fanculo, è perchè sento di avere motivi validi. Quando non ce li ho o penso di non averne, prima o poi chiedo scusa, non mi regge la coscienza.
Tant’è che di mandate a fanculo per motivi che allora presumevo validissimi ce ne sono state un po’ in questi anni: tutte fatte con grande soddisfazione, e portate avanti con la fredda indifferenza (ma sotto sotto divertitissima) nelle situazioni che la richiedevano.

C’è da premettere che il mio comportamento non è sempre stato questo. Ma nell’adolescenza mi sono circondato spesso di persone che bisognerebbe tenere alla larga e (ecco la frase in pieno stile blog) c’ho sofferto. Non ne ho mai parlato a nessuno delle persone conosciute di recente, ma il motivo per cui sembro sempre un po’ distaccato è questo, niente di diverso.
Così l’essere lontano, sporadico, a volte acido, è solo frutto di un meccanismo di difesa: non voglio nuovi amici a tempo. Forse neanche ne voglio davvero di nuovi. Un carattere difficile fa una dura selezione nelle persone che sono costrette a starti accanto. Chi lo vuole davvero, lo fa, e come dice l’oroscopo a proposito dei capricorni, sarà ripagato.
Ma se c’è una cosa che mi hanno insegnato quegli anni, chiamiamoli così, bui, è che chi non ti ama non ti merita. E’ egoistico, sbruffone, ma le sofferenze spariscono. C’è chi ha paura di restare solo e ritorna mille volte con la stessa, stronzissima donna, chi decide che per un pomeriggio passato insieme si è amici per la pelle (sempre per paura di rimanere senza amici) e poi finisce col non sopportarti più dopo due settimane. E magari ti addossa la colpa del fallimento.
Io non ho paura di restare solo come questa gente. Ho paura di questa gente.

E’ da un po’ che le cose sono cambiate. In meglio, dice lei. In peggio, dico io.
Ma, come dicevo, le cose sembrano essere cambiate, almeno in parte. Quello che so di me è che vivo le situazioni sempre in maniera profonda, forse esagerata, ma comunque molto diversamente da come do a vedere. Quando si arriva alla lite, allo scontro, anche alle cattiverie, credo che non ci sia più spazio per tornare indietro, che si formino crepe inevitabili e che puoi provare a risanare, ma mai a cancellare completamente.
Ciò che è cambiato è che ci sto provando però. Pur consapevole che forse non ci riuscirò mai, ma ci sto provando. Anche se prima della tempesta le cose erano molto diverse, la ricostruzione c’è stata. Non è la stessa cosa di prima, ma è anche vero che tutto ciò che c’era prima ha portato a rabbia e rancore. Forse ripartire e mandare tutto in una direzione diversa è una possibilità.
Se un po’ mi conosco, so che non avrò sempre la forza di pensarla così, anzi quasi mai succede. Quando arriva il momento giusto, però, credo di dover provare a dare qualcosa se ci tengo davvero.
Forse tornare ad esporsi non è sbagliato fino in fondo. Amo le cicatrici perchè il dolore fisico si scorda: possiamo ricordarci di aver provato un male cane ma non riusciremo mai a riprodurre tale sensazione. La cicatrice invece rimane sulla tua pelle e ti ricorda l’esatta forma delle tue ferite. Gli errori non si scordano mai, ma forse scrollarsi di dosso la paura di rifarsi male porta anche a provare qualche momento di benessere.
Se poi le cose vanno storte di nuovo, ci sono due possibilità: la peggiore è che ti fai un’altra cicatrice, per il futuro.
La migliore è che sai come non farti male, devi solo sperare di avere i riflessi abbastanza pronti per scamparla.

Per ora, però, va bene così. Vado a dormire soddisfatto.

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