Archivio di aprile 2005

Per la prima volta

Lascia un commento // Scritto il 28 apr 2005 // Personal

Volevo scriverti. E’ da un po’ che non lo faccio, e ogni giorno penso che meriteresti ben più di quel poco che ti scrivo di solito.
Meriti per una marea di cose, non solo per il milione di euro che spendi in sms per ricordarmi di non postare una volta ogni mese. Vorrei aver da fare solo questo, per la verità vorrei anche aver da fare cose più importanti di quelle che ogni giorno mi costringono a perdere tempo.
E’ passato inesorabilmente l’anniversario di un giorno importante per entrambi. Quel giorno buio anche a mezzogiorno, piovoso, gelido. Tu che eri scappata per non pensare più a casa tua. Perchè non ti sentivi più a casa.
Ricordo il tuo sorriso quando hai aperto la porta… l’emozione di rivederti per la prima volta dopo tutti quegli anni. Scoprire come ci hanno cambiato, dentro e fuori.
Il temporale fuori sembrava voler portarsi via casa tua e tutti i palazzi intorno. Il ragazzo della pizza sembra arrivato a nuoto, la faccia di quello che avrebbe preferito impastarti la pizza col cemento piuttosto che dover stare in giro con quell’acqua. Se avesse saputo come cucini, poi, la pizza te l’avrebbe tirata volentieri. In tutti i sensi.

Avevamo una marea di cose da raccontarci, milioni di foto da vedere, fino a quelle che ci mostrano cinque anni prima, con tutti i nostri volti da adolescenti. La foto sul palco, tutti insieme. Forse per l’ultima volta, dopo che ognuno prendesse la sua strada.
E’ come ritrovare qualcosa che neanche ti ricordavi di avere. Un qualcosa che puoi guardare e riguardare ricordandoti i momenti che hai vissuto e che non pensavi di ricordare ancora.
Ci vediamo per la prima volta dopo cinque anni. Cinque anni fa, anche se non vuol dire nulla ora, eravamo quasi estranei. C’è da ridere a pensarci. Io appresso ad un’altra lei. Che ti ricordi benissimo anche tu, forse anche meglio di me.
Rivedendoti ho l’impressione che tu sia un’altra persona. Non riesco a credere fino in fondo a com’era il nostro rapporto, e ci vuole coraggio a chiamarlo così, tanti anni fa.
La sera finisce e inizia la notte. Illuminata solo dai lampi e dai tuoni in lontananza. Il temporale che sfiora casa tua e finisce chissà dove.
Per la prima volta il nostro piccolo mondo vede la luce. Per la prima volta siamo io e te. Per la prima volta tutto quello che c’è fuori dalla porta, nonostante faccia di tutto per entrare, rimane fuori. Non conta più niente.
Per la prima volta.

Cicatrici

Lascia un commento // Scritto il 24 apr 2005 // Personal

"Tu sei quello che non si vorrebbe mai avere contro in una litigata. Litighi solo se hai ragione, maledetto!"

Non è la prima che me lo dice. Per fortuna tutte in maniera scherzosa, ma è sempre stato così. Quando arrivo allo scontro verbale, alla mandata a fanculo, è perchè sento di avere motivi validi. Quando non ce li ho o penso di non averne, prima o poi chiedo scusa, non mi regge la coscienza.
Tant’è che di mandate a fanculo per motivi che allora presumevo validissimi ce ne sono state un po’ in questi anni: tutte fatte con grande soddisfazione, e portate avanti con la fredda indifferenza (ma sotto sotto divertitissima) nelle situazioni che la richiedevano.

C’è da premettere che il mio comportamento non è sempre stato questo. Ma nell’adolescenza mi sono circondato spesso di persone che bisognerebbe tenere alla larga e (ecco la frase in pieno stile blog) c’ho sofferto. Non ne ho mai parlato a nessuno delle persone conosciute di recente, ma il motivo per cui sembro sempre un po’ distaccato è questo, niente di diverso.
Così l’essere lontano, sporadico, a volte acido, è solo frutto di un meccanismo di difesa: non voglio nuovi amici a tempo. Forse neanche ne voglio davvero di nuovi. Un carattere difficile fa una dura selezione nelle persone che sono costrette a starti accanto. Chi lo vuole davvero, lo fa, e come dice l’oroscopo a proposito dei capricorni, sarà ripagato.
Ma se c’è una cosa che mi hanno insegnato quegli anni, chiamiamoli così, bui, è che chi non ti ama non ti merita. E’ egoistico, sbruffone, ma le sofferenze spariscono. C’è chi ha paura di restare solo e ritorna mille volte con la stessa, stronzissima donna, chi decide che per un pomeriggio passato insieme si è amici per la pelle (sempre per paura di rimanere senza amici) e poi finisce col non sopportarti più dopo due settimane. E magari ti addossa la colpa del fallimento.
Io non ho paura di restare solo come questa gente. Ho paura di questa gente.

E’ da un po’ che le cose sono cambiate. In meglio, dice lei. In peggio, dico io.
Ma, come dicevo, le cose sembrano essere cambiate, almeno in parte. Quello che so di me è che vivo le situazioni sempre in maniera profonda, forse esagerata, ma comunque molto diversamente da come do a vedere. Quando si arriva alla lite, allo scontro, anche alle cattiverie, credo che non ci sia più spazio per tornare indietro, che si formino crepe inevitabili e che puoi provare a risanare, ma mai a cancellare completamente.
Ciò che è cambiato è che ci sto provando però. Pur consapevole che forse non ci riuscirò mai, ma ci sto provando. Anche se prima della tempesta le cose erano molto diverse, la ricostruzione c’è stata. Non è la stessa cosa di prima, ma è anche vero che tutto ciò che c’era prima ha portato a rabbia e rancore. Forse ripartire e mandare tutto in una direzione diversa è una possibilità.
Se un po’ mi conosco, so che non avrò sempre la forza di pensarla così, anzi quasi mai succede. Quando arriva il momento giusto, però, credo di dover provare a dare qualcosa se ci tengo davvero.
Forse tornare ad esporsi non è sbagliato fino in fondo. Amo le cicatrici perchè il dolore fisico si scorda: possiamo ricordarci di aver provato un male cane ma non riusciremo mai a riprodurre tale sensazione. La cicatrice invece rimane sulla tua pelle e ti ricorda l’esatta forma delle tue ferite. Gli errori non si scordano mai, ma forse scrollarsi di dosso la paura di rifarsi male porta anche a provare qualche momento di benessere.
Se poi le cose vanno storte di nuovo, ci sono due possibilità: la peggiore è che ti fai un’altra cicatrice, per il futuro.
La migliore è che sai come non farti male, devi solo sperare di avere i riflessi abbastanza pronti per scamparla.

Per ora, però, va bene così. Vado a dormire soddisfatto.

Ricordi?

Lascia un commento // Scritto il 21 apr 2005 // Personal

[...] e poi spesso non ti ricordilecose. Sei disattentodamorire!! Per tutto questo non posso fare a menodite[...]

Ricordo che stai guidando da non so neanche più quando, ho troppo sonno per ricordarmelo. Ricordo che ogni tanto ti giri per controllare se sono sveglio e mi sorridi, come fai ogni volta che incrociamo gli occhi.
Ricordo la radio che manda canzoni vecchie, io che immaginavo persone svegliarsi con questa musica che gli apre il sonno per riportarli alla realtà. Quella di una giornata estiva che devi passare in ufficio. Ricordo di essermi sentito un po’ in colpa in confronto a loro, la colpa di chi si è sempre sudato molto poco quello che ha. Tu per prima.
Ho smesso di dire che sono sfortunato quando ho realizzato questa cosa. Mi hai cambiato molto, a volte consapevolmente e a volte no. Senza mai cercare di farlo tu in prima persona ma lasciando che fossi io a capire come. Avrei voluto incontrarti molti anni prima, perchè sarebbe stato tutto diverso. Anche noi saremmo stati diversi, forse. Forse, però, anche il nostro essere insieme potrebbe perderne. In fondo non possiamo avere rimpianti.

Ricordo la strada ancora deserta, ricordo l’alba che illumina il paesaggio e colora tutto di tinte abbastanza chiare da sembrare irreali.
Ricordo quello che sussurravi la notte prima di partire e ricordo come continuavi a dirmelo con gli occhi ogni volta che ci guardavamo. Ricordo la sosta per per darci il cambio, ricordo te che prendi la mia mano per addormentarti con la testa contro il sedile.

Ricordo il buio quando siamo entrati nella casa sulla spiaggia. Il tuo stupore nel rivederla. I tuoi occhi lucidi quando ti affacciavi dalla finestra di quella che tanti anni fa era la tua stanza. Le tue attenzioni e le tue confessioni. Il tuo diario dove parlavi di quelle persone che una volta erano la nostra vita. Dove ogni tanto parlavi pure di me. Ricordo tutti profumi di quella casa. Le tinte che tanti anni fa erano molto più accese di ora.
Ricordo il portico col dondolo e sotto la spiaggia, il mare e il tramonto. Ricordo te che mi dicevi che non era originalissimo come scenario, ma che in fondo era la prima volta che ti capitava di vederlo con qualcuno.
Mi ricordo la pioggia che sbatteva sul vetro il giorno dopo. Tu che mi racconti ogni angolo della casa e quello che era per te. Le tue lacrime quando pensi che una volta era tutto diverso. Prima di dover crescere troppo di fretta, lasciando che la vita altrui rovinasse la tua di bambina. Quella che stava con gli occhi sognanti sul dondolo del portico tutte le sere d’estate finchè non era pronta la cena.
Ricordo te che cucini con in testa il cappello da chef. Che pettini le bambole che pettinavi quindici anni fa. Ricordo la notte sul tetto a guardare le stelle cadenti, prima di andare via. Ricordo di averti vista bambina, quei giorni. Ricordo di averti vista felice con i tuoi ricordi e nel tuo mondo. Felice…

Disattentodamorire sì, ma smemorato no!

Perfetti e dannati

Lascia un commento // Scritto il 17 apr 2005 // Personal

Lascio che sia lei stessa ad aprire gli occhi. Il fresco della prima mattina d’agosto entra dalla finestra aperta, il sole già inonda la stanza e si riflette sulle lenzuola. Lei abbraccia il cuscino e respira silenziosamente gli ultimi minuti del suo sonno, le labbra chiuse nell’unico momento in cui non assume nessuna espressione.
Il suono del mare si unisce alle voci di chi già è in spiaggia, l’unica cosa a riempire il silenzio del nostro piccolo mondo bello ed effimero. Apparentemente vuoto di sentimento e, al contrario, ancora più intenso. La leggerezza del nostro essere insieme per essere soli.
Apre gli occhi che ancora la guardo, perso nel razionalizzare la perfezione delle sue linee. Apre i suoi occhi così grandi che potrei leggere ogni pensiero, conoscere ogni suo desiderio, anche il più remoto. Mi regala il suo ennesimo sorriso incantato, splendido. Dannatamente effimeri. Eppure perfetti.

Bla bla bla

1 Commento // Scritto il 16 apr 2005 // Personal

Pessimismo e ottimismo si alternano in continuazione, senza che riesca a capire cosa mi spinge a cambiare repentinamente umore.
Credo che sia la possibilità di andarmene in situazioni parallele a salvarmi dal catastrofismo totale: forse il fatto di andare a vivere una vita diversa qualche giorno alla settimana non mi da il tempo di riflettere.
Oggi era uno di quei giorni dove staccare la spina e scordarsi di tutti. Ho ritrovato il piacere di svegliarmi la mattina, di vestirmi per un’occasione (semi)importante e di impegnare il cervello con cose poco impegnative.
Il mio piccolo viaggio parte alle 13:30 e dura quasi un’ora, passata per lo più a godermi le immagini che scorrono fuori dal finestrino, a stupirmi ancora della bellezza di certi scorci che conosco a memoria ma non sono mai sempre uguali. La stanchezza la percepisco solo quando oramai sono arrivato e non ho tempo di essere stanco.
Ammiro ancora il Delle Vittorie nel suo polveroso splendore, la musica e le luci. Le scenografie accatastate dietro le quinte, il passaggio dal caos più totale all’ordine apparente dello studio televisivo. Da fuori si intravede ancora un po’ di sole, cerco di ricordarmelo perchè so che, almeno per oggi, non lo rivedremo più. Dentro mi posso stupire di come riesco a essere stanco anche se non ho fatto niente. O forse mi stanco a non fare niente, non lo so.
Posso stupirmi di come tutte siano più belle dal vivo, di come sia geniale chi questo mestiere lo fa a tempo pieno. Come riesce a strapparti una risata anche solo con un trapano o un bidone aspiratutto. O con i pupazzi di Qui Quo e Qua.
La giornata finisce non senza tempi morti, come mi aspettavo. Compreso un ritorno a casa che vorrei durasse meno di quel tempo che necessita davvero. Colpa del traffico a Roma, secondo Max. C’è talmente tanto traffico che… bla bla bla.

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