Mimosevrywhere

Scritto il 08 mar 2005 // Personal.

Inizia tutto due settimane fa: il cellulare dimenticato acceso squilla e ti sveglia. Non rispondi, niente è più importante del sonno. Del mio sonno.
Smette di squillare e appena chiudi gli occhi il nuovo squillare ti riporta di nuovo alla realtà. Qualcuno ha fretta di parlarmi. Io avrei voglia di dormire, ma vabbè, hai vinto.
Rispondo senza guardare, un "pronto?" che lascia intendere lo stato d’animo assonnato e incazzato. Dall’altra parte c’è Tamara. Parla in fretta perchè sa che nella prima pausa la invierò simpaticamente a cagare.
"Ci sarebbe una serata il sette sera. Per l’otto marzo. Una festa. Ci sei?". Si è risparmiata il va a cagare. Ma sono ancora troppo rincoglionito. Farfuglio "sì" e attacco. Cosa ho accettato lo realizzerò dopo.
I desideri a volte si avverano. Sembra impossibile fino alla fine, eppure il vestito è quello giusto: da blues brothers, tutti uguali. Io come al solito senza giacca perchè sto troppo scomodo. E poi mi devo far riconoscere. Occhiali scuri, anche se le luci non sono tanto forti. Cappello nero che dona a lei più che a tutti noi messi insieme. E’ il gioco. Non sembra possibile ancora che si faccia di nuovo dopo tanto tempo, eppure ci sono tutti. Con le solite battute, un po’ per riscaldare l’ambiente un po’ per tirar via la tensione. Non abbiamo provato niente… andiamo a memoria. Panico: mancano i tab di "She Caught The Katie". Rapido giro su internet e stampati in dieci minuti. Se questo è l’inizio… cosa devo aspettarmi se vi scordate pure gli spartiti?
Fa niente… è quasi tutto pronto. Vaghi nella folla di persone, per lo più sconosciute e noti la bassa percentuale di presenze maschili. Molto bassa. Ti spiegano che a mezzanotte festeggiano l’otto marzo. Afterhour. Loro sì che hanno capito tutto, le donne.
Il gruppo beve gratis, tutti ne approfittiamo. La tensione sale, man mano che si avvicinano le dieci, tocca a noi. Nessuno dimostra paura per non aver provato, solo io sono tesissimo. Ricontrollo tutto: peluche, bacchette, sgabello piatti e tamburi. C’è tutto. Chi canterà scalda la voce. Io tengo le bacchette tra le mani da un’ora. Attirano l’attenzione.
Le dieci arrivano. Le luci, puntate in faccia, tolgono la visuale del dopopalco. A malapena vedi cosa c’è dopo la batteria, nonostante gli occhiali scuri. Non abbiamo provato e suoneremo alla cieca: ma che concerto può venì fuori?
Tensione a mille… tutto è pronto. Quasi non senti più la gente che continua a parlare. Vai Max, vai iniziamo. Respiro profondo. One, two, one two three four scandito dalle bacchette e dalla voce, che non tradisce la tensione.
Inizia il ritmo, batteria e basso. Decisi, sinuosi, convinciamo a girare la testa verso di noi. Attaccano i fiati e tutto cambia: la melodia è nota a tutti, alcune già ballano. Attaccano chitarre e pianoforte. Io sento a malapena me stesso, l’acustica non è un grachè per chi sta dalla parte nostra. Concentrazione. Ci vuole concentrazione.
Appena iniziata la intro è già finita. Quante volte l’ho detto che deve durare di più, è coinvolgente, conviene. Vabbè. Buonasera a tutti. Sguardi compiaciuti tra la band… però, ancora ci prendiamo a stare nei quarti.
Via col secondo pezzo. La voce di Tamara sulle note di "Think" lascia gli amplificatori e si sente in tutto il quartiere, fino a Roma. L’intesa è quella vecchia, le capacità ci sono. Realizzi che andrà tutto bene.
A chiudere l’ultima canzone dispiace quasi. E’ tardi e la gente intorno vorrà dormire. Strano che non sia arrivata già la polizia.
Mimose sui tavoli, tra le mani, sui tamburi, sul pianoforte, per terra, nei bicchieri. Un’invasione. Meno male che non sono allergico.
Niente rientro a casa stanotte. Ognuna festeggia l’otto marzo come vuole, io sono solo complice. Al mondo ci penso quando mi sveglio. Fino ad allora rimango a sognare che la vita sia sempre così. Magari con meno mimose.

Lascia un commento

Commenti che contengono link a siti internet sono automaticamente considerati spam, fatevene una ragione!