Archivio di febbraio 2005

Quello che voglio

Lascia un commento // Scritto il 27 feb 2005 // Personal

Non importa come vada. L’importante è che finisca. Un periodo così è sempre stressante.
Mi do la forza di andare avanti pensando che, comunque vada, amen, e poi sarà finita. Cerco di trovare forza dal (presunto) divertimento che mi imporrò dopo. Intanto passo la giornata a decidere cosa voglio dopo.

Voglio PlayStation e F1, uscite tutti i giorni e sonni tranquilli. Voglio perdere i sensi di colpa, voglio sentire il tempo dilatarsi, voglio aspettare i fiori sugli alberi e il sole sulla pelle. Non importa quanto tempo deve ancora passare, voglio che passi. Voglio sapere che sta passando. Voglio prendermi cura di me, di chi mi sta vicino, voglio ri-trovare la forza di sorridere a tutti, di sopportare chi non sopporto. Voglio tranquillità, caffè e pasticcini. Voglio sette pranzi della domenica a settimana, voglio perdere tempo e non maledirmi perchè lo faccio. Voglio "un mondo comodo, che paga per fare lo splendido". Voglio il sole che entra dalla finestra.
Voglio la sabbia sotto il telo, il rumore del mare in lontananza e i problemi altrove. Voglio ridere sul serio. Voglio l’odore di gomme, miscela, asfalto e cordoli. Voglio controsterzi e sportellate. Voglio ridere sotto al casco perchè non pensavo di riuscirci un’altra volta.
Voglio ritornare a stupirmi e a stupire. Voglio sentire di nuovo il cuore battere. Voglio sudare freddo. Voglio "vivere, ma sulla pelle mia". Voglio uscirne. Voglio.

Letteralmente… Without U

Lascia un commento // Scritto il 27 feb 2005 // Personal

E’ un periodo che provo nostalgia. Sento mancanza. Sarà il giorno, non proprio da segnare come il migliore per la data che ricorda. 365 giorni fa, te n’eri andato, e da allora milardi di pensieri. Che poi è sempre lo stesso, ma esprime a volte rabbia, a volte tristezza, a volte malinconia.

E ora mi manca anche lei. Perchè quando c’è lei i problemi non esistono, o almeno rimangono dietro la porta, non entrano. La luce che porta con sè li spaventa. Spaventava anche me.
Sono rare le persone che possono cambiarti così tanto. Dentro e fuori. Renderti migliore, farti somigliare a ciò che vorresti essere e che, nonostante lei, non sarai mai. Ma almeno lei ti dà la forza di provarci.
Sapere che c’è lei, che ti apprezza per come sei sempre stato, senza compromessi. Non ti chiede nient’altro, se non di essere come sei. E’ lì che sta il sergreto, mi ripete. E io amo darle ragione. Mi manca, mi manca, mi manca. Mi manca perdermi negli occhi che ha e che, senza parole, ti parlano: promettono, intrigano, perdonano, rallegrano. Senza chiedere nient’altro in cambio.
Mi manca, come all’affamato manca da mangiare. Come dire che ne ho bisogno, non posso farne a meno, anche se certe volte la dieta la devi fare, che ti piaccia o no. E non venitemi a dire che c’è a chi piace fare la dieta. Vorrei averti vicino ora per dirti queste cose di persona, potrei consolarmi sperando che verrai a leggerle, ma so che non andrà così. Maledette mancanze tecniche.
In fondo in fondo, però, sorrido perchè so che le sai. E che, prima o poi, potrò averti di nuovo con me.
Senza di te è già difficile. Senza U, poi, è stato davvero faticoso.

Gelo dentro

Lascia un commento // Scritto il 25 feb 2005 // Personal

Il freddo che c’è fuori non aiuta. Il sole è timido, non basta a riscaldarti le ossa e continui a congelarti. Un anno fa, stessa situazione: gli esami, il freddo, la sensazione di disagio. Poi una notte ti cambia la vita: passata insonne a rigirarsi sul cuscino, con un pensiero che ritorna ogni minuto e che ogni minuto ricacci via, perchè ti lasci dormire. Perchè speri di non pensarci dormendo.
E’ inutile chiedersi perchè succeda, è così e basta. Prima o poi chiunque affronta una situazione così e si pone le stesse domande. Nessuno che scenda mai a dare una risposta: se un Dio c’è, uno qualunque, mai che si sia sprecato per farcelo sapere. Ama lasciarci nel dubbio.
Come il dubbio di quella notte: le coperte ti trasmettono solo altro gelo, ne aggiungi qualcun’altra e ti congeli ancora di più. Non è da fuori che viene il freddo. Ti senti impotente, steso nel letto a tentare di dormire e invece potresti essere in piedi, attivo, pronto a fare qualcosa. Ma puoi fare qualcosa? Forse è per sedare il senso di colpa, forse è perchè se sai di doverci passare la notte con certi pensieri immagini che sia più facile. E di nuovo tornano pensieri che non vorresti. Un altro minuto è passato, non è cambiato altro. Ti copri la testa col cuscino, vorresti essere protetto da ciò che succede e non puoi. I pensieri tornano lo stesso. Le lacrime, quelle sono appena arrivate, ma non bruciano come al solito: ti lasciano solo ancora più gelo sulle guance.
A che scopo alzarsi domani se la fine è sempre la stessa? Non voglio più saperne, lasciatemi in pace. I minuti passano, il gelo aumenta. Poi sorge il sole e quel maledetto pensiero diventa consapevolezza. Ti accorgi che non era una semplice paura, avevi capito ciò che succedeva, nonostante venissi ancora protetto, per lasciare spazio alla speranza fino all’ultimo.
Un anno fa, in queste ore, tutto quello che ti ha portato a lasciarci iniziava. Senza che io ancora capissi bene. Ora mi rimane il rimpianto di non aver goduto completamente quei momenti che ci vedevano insieme, fin da quando ero bambino. Vorrei che potessi tornare, anche solo per un giorno, ma tremo solo a pensare a quanto soffrirei a doverti vedere andare via ancora una volta. Mi manchi e ti voglio bene. Spero che tu lo sappia. Ovunque tu sia.

Metafore e sollevamento pesi

Lascia un commento // Scritto il 24 feb 2005 // Personal

La mia mente e lo studio non sono d’accordo. La prima vorrebbe dedicarsi al ragionamento su piccoli quesiti esistenziali, tipo l’omertà, il secondo vorrebbe che il mio povero cervello si concentri su libri scritti così male che ti verrebbe voglia di farne un cartoccio e farlo ingoiare all’autore, tanto per fargli capire cosa si prova a dover masticare un malloppo di cazzate.

Intanto oggi, mentre camminavo sotto la pioggia maledicendo quella vocina che mi ha sussurrato "cosa prendi l’ombrello, ha smesso di piovere!", ho pensato che il bel tempo è un po’ come l’amore: non solo dura sempre troppo poco (per le tue intenzioni) ma quando ce n’è troppo ti stufi e vorresti un po’ di nuovoloni che portino neve.
Quando i nuovoloni arrivano, ma portano pioggia, ti incazzi solamente ripromettendoti che quando il bel tempo tornerà non te ne perderai un minuto. Tanto sai che non è vero.

Per fortuna che c’è gente che ascolta: delirii, confidenze, incazzature. Fa anche dei sacrifici per farlo. Spero che passi di qui per sapere che la ringrazio. Non solo per la compagnia o per l’aiuto, ma perchè ha fatto qualcosa di speciale: mi ha fatto pensare. Vedere le cose sotto prospettive diverse. Non è da tutti, non è per tutti. Grazie ancora. Ho ricambiato mostrando palazzi sul punto di crollare.

La cosa che ho capito è che il sollevamento pesi non fa per me, ma certe volte è necessario abbattere la pigrizia. Non sempre i pesi li può sollevare qualcun’altro. Evviva le metafore.

Non solo la neve se ne frega

Lascia un commento // Scritto il 23 feb 2005 // Personal

Palestrina non è poi così lontana. Chi sta lì, tra un panino e l’altro, si ritrova non solo sommerso di neve, ma ti convince pure che tra poco a Roma subiremo lo stesso trattamento, portando foto del pupazzo di neve ad alimentare le mie speranze.
Ti piacerebbe, eccome, fare un bel pupazzo di neve, ma l’unico punto dove reperire materiale è il freezer da dove stai tirando fuori il "pranzo del single" per eccellenza, roba da mettere nel microonde senza neanche tirarla fuori dalla scatola. Tempo di cottura cinque minuti, tanto per non aggiungere difficoltà.

Mentre ti affacci alla finestra, sperando che la nevicata arrivi anche da te, non puoi evitare di accorgerti non solo che fa 11 gradi, ma anche che il cielo oggi è più azzurro della nuova maglietta che hai comprato, di cui, tra l’altro, sei molto orgoglioso. Saresti uscito più felice dal negozio se la commessa ti avesse dato il suo numero di telefono, ma intanto ti accontenti di essere salutato quando passi davanti alle vetrine. Sono soddisfazioni anche queste. La neve mi sarebbe piaciuta di più.
Visto che ai vestiti hai ampiamente provveduto, prendi dispense e appunti e vai a studiare dal barbiere pretendendo di farlo mentre attendi il tuo turno: ovviamente lo trovi non solo senza alcun cliente, ma che sta anche leggendo Topolino. Così non solo è contento di fare qualcosa, ma ti lasci pure trascinare (con un certo divertimento) in una discussione sulla F1 moderna, passata, futura e ipotetica. Con buona pace del Francese, che le chiedano a Todt le differenze tra la sua lingua e la nostra.
E’ arrivata sera e le condizioni metereologiche sono stabili, così le speranze di costruire un pupazzo di neve scompaiono.
Lo sapevo io, la neve se ne frega di me. E non solo lei.

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